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Palazzo Marino su Second Life: non sarebbe meglio concentrarsi sulla "first life"?

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Milano potrebbe aver trovato spazio alla tanto discussa mostra omosex Vade Retro: se non si trova spazio in città mettiamola sul Web. Forse da un'idea simile è nato il progetto presentato da Giovanni Terzi, assessore ai Giovani del Comune di Milano: Palazzo Marino avrà il suo simulacro virtuale nel mondo di Second Life.

L'Isola Milano sarà inaugurata il dodici settembre e diventerà, pare, il primo comune virtuale a disposizione degli internauti. Possibile che nessuno nel folle mondo di Second Life ci abbia pensato prima?

A prima vista può sembrare una novità assoluta: un mondo virtuale a cui accedere con un avatar, una rappresentazione digitali di sé, e interagire con le istituzioni. Terzi infatti promette che si collegherà quotidianamente in prima persona per rispodere alle domande dei cittadini e ascoltare le loro proposte.

Sì perché collegandosi a Second Life si potrà dialogare con Palazzo Marino e partecipare a un concorso: l'Isola Milano metterà a disposizione di tutti gli strumenti per realizzare una Milano alternativa non solo dal punto di vista architettonico.

La seconda fase del progetto invece prevede che l'Isola diventi una vetrina per la Milano reale: un luogo dove presentare mostre e appuntamenti mondani con un occhio anche al marketing. Tutto questo però, ha detto Terzi, se il progetto dovesse funzionare.

E perché non dovrebbe funzionare? Non è certo il primo esperimento di questo genere e Second Life è un mondo più che navigato, in tutti i sensi. Anzi in questo periodo si parla di crisi per il mondo virtuale: gli squali del marketing che l'avevano colonizzato fin dai primordi per conquistare la promettente area commerciale del Web stanno abbandonando in massa il mondo creato di laboratori Linden. 

Ne aveva già parlato Blogosfere Cultura presentando il progetto Sardinia, opera di Mario Pireddu: mentre Milano cerca di portare online la città c'é chi l'ha fatto da tempo con una regione intera e riflettendo sulla fuga del marketing dal virtuale aveva detto:

Dato che l'universo virtuale creato dalla Linden Lab non è un gioco, e non è semplicemente una chat, ma un ambiente di socializzazione aperto in cui poter fare praticamente ciò che si vuole (è un mercato delle idee quasi darwiniano, contano solo le idee buone), un progetto che ha per obiettivo la valorizzazione di un patrimonio culturale che dal passato guarda al futuro mi sembrava un'occasione da non perdere per ringraziare la mia terra (e la sua gente) per quel che ho ricevuto nascendovi.

In fondo questo progetto non è poi così innovativo. Certo dipende da come sarà realizzato e da quanto il comune investirà nella (vecchia) frontiera del virtuale; non ci stupiremmo però se i cittadini chiedessero di investire quegli stessi fondi nel reale per risolvere uno dei tanti problemi della città meneghina. OneMoreBlog lo fa notare in modo abbastanza diretto mettendo in evidenza un grande piccolo problema che gli avatar certo non possono risolvere.

E, per chiudere il cerchio, chissà che Vade Retro non possa trovare spazio proprio sul Web. Sgarbi infatti ha deposto le armi: a Milano non si farà ma spazio al progetto di una mostra universale sul tema dell'omosessualità che aprirà a luglio 2008 a Palazzo Reale e ampliata ad artisti come Leonardo, Michelangelo, Fra Galgario, Egon Schiele ed estesa alla letteratura con autori come Proust e Oscar Wilde.

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