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Intervista ai Club Dogo, anima hip hop di Milano

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Sarà anche banale affermarlo ma i Club Dogo – il dj/produttore Donjoe e gli Mcs Jake La Furia e Guè Pequeno – sono davvero il 'suono' di Milano 2007. Lo si era già intuito col loro precedente disco 'Penna Capitale' (uscito a principio 2006) ma ora col nuovissimo 'Vile Denaro' la storia è chiara persino ai muri delle tre linee metropolitane.

Rime velenose (e molto italian-addicted) e basi adatte per quello spazio della mente che sta tra il club e il centro sociale. Hip Hop fatto dannatamente bene. Questo, in pratica, sono i Club Dogo e noi li abbiamo seguiti ed inseguiti nel weekend del lancio del loro terzo CD tra il Caffè Pacino, la Fnac e la discoteca De Sade. E ci siamo fatti raccontare che…

Allora ragazzi, tra il vostro primo album 'Mi Fist' e 'Penna Capitale' sono passati tre anni mentre da quest'ultimo a 'Vile Denaro' solamente dodici mesi…

Sintomo che stavolta avevate, subito, qualcosa di impellente da dire?
“Noi abbiamo sempre tantissimo da dire… Comunque, le cose sono andate così: 'Penna Capitale' è andato bene fin dal suo primo giorno di uscita – era un disco molto atteso nella scena – e di conseguenza le grosse major hanno iniziato a contattarci per proporci di lavorare con loro… Una volta scelta la Virgin, ci siamo ritrovati con appena tre mesi per fare l'album…”.

E' stata una pressione negativa quella del poco tempo a disposizione?
“Grazie a dio, è andato tutto bene e non abbiamo risentito delle scadenze che ci erano state imposte. Si vede che, da quei mezzi punkabbestia che eravamo, siamo diventati un poco più professionisti nell'approccio col nostro mestiere (ridono, Ndr)…”. 

Ditemi quale è stato il primo vantaggio “visibile” che è scaturito dall'aver firmato con la Virgin…
“Sicuramente l'avere avuto accesso a dei mezzi di produzione molto più elevati.

'Vile Denaro' è stato inciso in degli studi di registrazione qualitativamente migliori rispetto al passato; ha un suono meno da 'demo' ed è stato masterizzato a New York, allo Sterling Sound, dove vengono completati gli album dei più grandi artisti del globo. Sicuramente una grossa soddisfazione per i Club Dogo!”.

La polemica riguardante quegli artisti hip-hop tricolori che da “indipendenti” passano su major è persino inutile ritirarla fuori, vero?
“Esatto. Quelle accuse avrebbero senso solo se, dei duri e puri nel mercato underground, decidessero di cedere ai compromessi delle grandi etichette solo per vedere il loro CD pubblicato…

E questo, se ascolti basi e liriche di 'Vile Denaro', non mi pare davvero il nostro caso! Quello dei Club Dogo, infatti, è stato un percorso realmente sudato dove ci siamo guadagnati, con fatica, ogni singolo grammo della nostra 'street credibility'… Lavorare con una major è importante, porta la tua musica a molta più gente ma pure l'universo 'indipendente' deve continuare ad esistere, per produrre sempre nuove idee e stili di vita…”.

Quale è allora la più grossa offesa che quelli dei media potrebbero rivolgervi?
“Non sopporteremmo mai se ci dicessero che scimmiottiamo il rap americano. Noi non siamo 'nigga' di Compton, siamo italiani al 100%: col nostro hip hop non sentiamo il bisogno di fare il verso a nessuno! Pur portando rispetto a gente come Young Jeezy, un vero 'gangsta' ed uno che ha sbancato le classifiche per acclamazione popolare… Jeezy viene veramente dal ghetto, non è un prodotto dell'industria! Una collaborazione con lui? Prenderemmo l'aereo tra un'ora!”.

In effetti gli artisti statunitensi dell'hip hip vedono il denaro come qualcosa di “santo” e “imprescindibile”; per voi invece è soltanto “vile”: vogliamo spiegare le differenze?
“Aspetta, non prenderci per degli ipocriti… E' innegabile che il denaro migliori la vita e che pure i Club Dogo ne vogliano sempre di più! L'hip hop, infatti, nasce come musica 'cool' perciò i soldi sono importantissimi per affermare il proprio essere fighi e pieni di belle signorine… La differenza sta tutta in come te lo guadagni questo benedetto denaro: o vogliamo forse dire che il cash di Dr. Dre (produttore di Eminem e vero 'godfather' delle produzioni a stelle e strisce, Ndr) o Jay-Z è uguale a quello di chi fa i foto-ricatti o il 'furbetto' in banca?”.

Quindi il “Vile Denaro” siamo noi, l'Italia di questi anni…
“Sì, è esattamente quello che gira attorno alla corruzione politica, a una città viscida e capitalista come Milano, a Vallettopoli, al re che piazza le slot-machines e poi se ne va a puttane… Il 'Vile Denaro' è l'euro italiano del terzo millennio. E' lo sciacallaggio che si vive nella nostra metropoli, la più ricca (e immorale) della Penisola…”.

C'è speranza di venirne fuori?
“Decisamente no ma attenzione a farsi traviare dalla cattiva informazione: io per esempio (è Jake La Furia che parla, Ndr) abito in un quartiere scomodo ma a Milano non ho mai subito attacchi dagli stranieri o dagli extracomunitari. Eppure continuano a ripetere che si tratta di una città pericolosa e pronta ad esplodere…”.

Ok, datemi ora un buon motivo perché un ragazzo dovrebbe comprare il vostro album…
“Perché abbiamo un ottimo ufficio di 'recupero crediti': la Dogo Gang (risate, Ndr)! Trovate una loro foto esplicativa nella penultima pagina del libretto di 'Vile Denaro'…”.

Ultima domanda: so che ultimamente avete fatto un'esperienza nel mondo del Cinema… Un certo tipo di Cinema però!
“Sì, a settembre uscirà un film a luci rosse, di produzione italiana interpretato dal celebre porno-attore (e nostro amico) Franco Trentalange… Si intitolerà 'Mucchio Selvaggio' e, tranquilli, noi vi abbiamo 'recitato' completamente vestiti!”.

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