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Campi Rom, la situazione a Ponte Lambro

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Oggi ci occupiamo della "situazione rom"a Ponte Lambro. In questi post già pubblicati potrete invece leggere la situazione della zona che riguarda Poasco e Chiaravalle.

di Luca Dello Iacovo

Poco più di cento nomadi vivono alla Casa della carità nel parco Lambro di Milano.

La metà sono bambini e adolescenti: vanno ogni giorno a scuola e giocano a pallone in un campetto all’interno della struttura che li ospita. Queste famiglie rom appartengono a due gruppi: uno allontanato dal campo di via Caporizzuto, l’altro sgomberato da via Ripamonti, poi trasferito temporaneamente a Opera alla fine dello scorso anno. La permanenza nel parco Lambro è provvisoria, sottolineano i responsabili della Casa della Carità, gestita dalla Caritas Ambrosiana.

Non sarà, insomma, un campo nomadi.

Che cosa fanno i rom? Secondo i volontari che li seguono più della metà degli uomini lavora: manovali, giardinieri, imbianchini, braccianti agricoli. Quattro uomini sono ancora in cerca di un’occupazione. Anche la maggior parte delle donne provenienti da via Caporizzuto ha un lavoro: aiuto cuoca, donna delle pulizie, operaia agricola. Quelle del gruppo di via Ripamonti, invece, non hanno ancora impieghi, ma stanno seguendo corsi di formazione professionale.

Nessuna persona ospitata nelle strutture della Casa della Carità ha precedenti penali.

I volontari della Caritas hanno attivato corsi di lingua e per l’avviamento professionale in modo da facilitare la possibilità di trovare lavoro.
Chi conosce meglio l’italiano trova più facilmente un’occupazione” osserva Donatella De Vito, volontaria alla Casa della Carità. I rom che vogliono restare devono rispettare un patto di legalità. Di recente quattro famiglie sono state espulse dalla Casa della carità perché hanno violato gli accordi: allontanati per aver commesso atti di violenza familiare, sono stati accompagnati in Romania.

Non è un’ottica pietistica dell’accoglienza” sottolinea Donatella De Vito “ma stiamo dando un’opportunità a queste persone: sta a loro saperla cogliere”. Le spese sono a carico della Caritas: Comune e Provincia hanno fornito alcune roulotte e mezzi per soddisfare i bisogni primari.
La tensione nel quartiere Lambrate è salita dopo l’arrivo del gruppo di nomadi dal campo di Opera, l’11 febbraio: due mesi dopo i residenti hanno manifestato contro la presenza delle famiglie nomadi.

È vicina la memoria di Opera, il piccolo centro dell’hinterland milanese dove era in progetto la costruzione di un campo rom: i residenti hanno organizzato proteste contro le famiglie nomadi e hanno bruciato i loro oggetti personali. L’esperienza del Lambro parte da presupposti diversi, come ha spiegato alla stampa Don Virginio Colmegna: “Vogliamo uscire dalla logica dei campi per realizzare col tempo strutture di ospitalita' e di reinserimento sociale e lavorativo''.
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