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Grosso guaio a Chinatown: intervista ad un cittadino che vive in Paolo Sarpi

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Abbiamo intervistato un cittadino residente in Paolo Sarpi (non pubblichiamo il nome su richiesta del diretto interessato) che per lavoro ha frequenti contatti con la comunità cinese che vive a Milano.


Cosa ne pensa di quanto accaduto in via Paolo Sarpi?

Sono, come lo sono la maggior parte dei cinesi, dei commercianti e dei cittadini di Sarpi, profondamente turbato da quello che è successo.

La reazione di ieri della comunità cinese evidenzia che la politica della Giunta Moratti per la gestione del quartiere Sarpi è fallita miseramente.

Come tutti sanno, la comunità cinese esiste nella zona da quasi un secolo, se non riesce a gestire una comunità così radicata, come fa a gestire una città come Milano, dove oltre il 10% della popolazione è di origine straniera.

Qual è il rapporto della comunità cinese con i cittadini italiani e con le forze dell'ordine?
Da sempre i rapporti tra la comunità cinese con i cittadini italiani e le forze dell’ordine sono buoni, improntate sul reciproco rispetto, solo negli ultimi mesi con la politica dell’Amministrazione comunale ha creato la tensione tra la comunità cinese e “i vigili”.

Qual è la situazione commerciale dei negozi in via Paolo Sarpi?
Senza l’arrivo dei commercianti cinesi, la zona era destinata ad un rapido tramonto. Infatti, solo grazie all’arrivo di imprenditori cinesi ha vitalizzato la zona, ha valorizzato gli immobili e le attività commerciali, di cui beneficiano soprattutto i proprietari italiani.

E' vero che la comunità cinese e i negozianti si sentono sotto pressione? Perché?
Sì, nel mondo nessuna Amministrazione reprime lo sviluppo delle attività commerciali legali.

Tutte le attività economiche dei cinesi sono regolarmente iscritte alla Camera di Commercio, autorizzate dallo stesso Comune di Milano; da due mesi la Giunta Moratti vieta l’uso dei carelli nella zona Sarpi per il carico e scarico merci in modo tale da impedire la possibilità di lavorare ai commercianti cinesi.

Sono vere le voci che ipotizzano che sia la mafia a gestire la maggior parte dei negozi di questa zona?
Posso capire che una comunità in rapida crescita possa spaventare certe persone, perché ciò è oltre il loro paramentro abituale.

Tutti i esercizi cinesi sono gestiti direttamente dalla propria famiglia, se tu entri in un negozio trovi facilmente la moglie, il marito o i figli.
La voce sulla cosiddetta mafia cinese è una offesa non solo per la comunità cinese, ma soprattutto è una offesa verso tutti i lavoratori delle Forze dell’Ordine, i quali sono presenti giorno e notte nel quartiere. Tuttavia, possono essere presenti delle “mele marce”così come in tutte le comunità.

Come spesso si sente all’estero, certi ignoranti della cultura e storia italiana, quando si dice dell’Italia gli vengono in mente solo mafia e pizza.

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