8 Ottobre 2026

Mercati in calo, lo spread Btp-Bund supera i 115 punti

Borsa europea in rosso, bond in rialzo e spread al livello più alto degli ultimi mesi: ecco tutti i numeri e le cause.

Mercati in calo, lo spread Btp-Bund supera i 115 punti

Le contrattazioni di oggi hanno dipinto un quadro negativo per l’intero continente: le principali borse hanno chiuso in rosso e i titoli di Stato dei paesi più vulnerabili hanno visto i rendimenti spiccare verso picchi inediti. All’incrocio tra tensioni energetiche e incertezze fiscali, gli indici europei hanno registrato perdite a due cifre, con Milano che ha subito il calo più marcato.

Il mercato obbligazionario è stato il vero motore del deterioramento, spinto dall’aumento dei prezzi del petrolio e da una nuova ondata di attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz. Il Brent ha superato i 101 dollari al barile, +1,3%, e il WTI ha chiuso a 89,95 $, +0,6%. Parallelamente, il gas europeo è scattato del 2,1% a 77,3 €/MWh, alimentando le preoccupazioni di inflazione energetica.

Rendimenti dei bond in balia di fattori geopolitici ed economici

Il rialzo dei rendimenti è stato più evidente su titoli di Stato considerati fiscalmente fragili o politicamente instabili. I Btp italiani hanno guadagnato 15 punti base, attestandosi al 4,67%, mentre i decennali greci sono saliti di 14 punti base, a 4,51%. I Bonos spagnoli a poche settimane dalle elezioni, sono aumentati di 9 punti base. Gli OAT francesi hanno toccato il 4,9%, +16 punti base, dopo che il governo si è trovato a negoziare una legge di bilancio per ridurre il deficit/PIL al 5%.

Il risultato è stato un spread Btp-Bund in forte espansione: dal livello di apertura a 109 punti base, il rapporto ha chiuso intorno ai 115-119 punti, indicando un aumento del rischio percepito sul debito italiano rispetto al più sicuro Bund tedesco.

Le banche italiane tra le più colpite sui mercati azionari

Il contesto di tassi più alti e di una curva dei rendimenti più ripida ha avuto ripercussioni immediate sulle quotazioni azionarie. Il Ftse-Mib è sceso sotto la soglia dei 50 000 punti, chiudendo a 49 972, –2,5% rispetto al giorno precedente. Tra i titoli di credito, UniCredit ha perso il 4,4%, Intesa Sanpaolo il 3,8% e Banca BPM il 2,5%. Anche Prysmian e Stm hanno registrato cali superiori al 4%.

Il settore bancario è stato penalizzato non solo dall’aumento del costo del denaro, ma anche da un dibattito interno sulla proposta di introdurre un nuovo “contributo” nella legge di bilancio, respinto dall’Abi. Il presidente Antonio Patuelli ha ricordato che esiste già un accordo triennale da 10 miliardi, includente il rinvio della deducibilità fiscale e la liberalizzazione delle riserve di capitale.

Energia, politica e interventi di emergenza

Il rialzo del petrolio è stato in parte alimentato da notizie di ulteriori attacchi iraniani a navi nella zona di Hormuz, creando timori su possibili interruzioni dell’offerta. L’AIE ha dichiarato di essere pronta a immettere ulteriori scorte petrolifere sul mercato, in linea con l’azione collettiva di marzo 2026.

Nel frattempo, il governo francese ha annunciato il rilascio di 10 milioni di barili di gasolio dalle riserve strategiche nei prossimi tre mesi, con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi al consumo di 10-18 centesimi per litro. Il premier Sébastien Lecornu ha sottolineato che questa misura fa parte di una più ampia strategia diplomatica volta a stabilizzare i mercati dei carburanti.

In Italia, Eni ha ribadito l’impegno a mantenere i prezzi di gasolio e benzina a livelli sostenibili, grazie al price cap fissato a 2,25 €/L, mentre il FTSE-Mib ha registrato ulteriori pressioni da parte del dollaro, che ha guadagnato terreno rispetto all’euro, quest’ultimo sceso sotto 1,12 $.

Complessivamente, la giornata ha confermato come le dinamiche dei bond le tensioni energetiche e le decisioni politiche siano intrecciate, generando volatilità sia sui mercati obbligazionari sia su quelli azionari, con le banche italiane al centro dell’urto.

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