La diffusione di un selfie e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia hanno riportato l'inchiesta Hydra al centro del dibattito pubblico, con interrogativi su relazioni e responsabilità

L’inchiesta nota come Hydra, che indaga il presunto «sistema mafioso lombardo» capace di mettere in collegamento Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra, è tornata alla ribalta per un elemento inatteso: una fotografia. Lo scatto, rilanciato da un programma d’inchiesta, ritrae la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, insieme a Gioacchino Amico, oggi collaboratore di giustizia secondo gli inquirenti collegato al clan Senese.
L’immagine, collocata in un contesto più ampio di dichiarazioni e intercettazioni, ha fatto riaccendere il confronto politico e giudiziario.
La foto sarebbe stata scattata il 2 febbraio 2019 all’Hotel Marriott di Milano durante una convention del partito Fratelli d’Italia. A questa immagine si sommano intercettazioni, verbali depositati nei processi e la circostanza che Amico avrebbe riferito di aver ricevuto una tessera del partito: dettagli che gli investigatori interpretano come parti di un mosaico relazionale utile a ricostruire percorsi di accesso e legittimazione pubblica.
Chi è il protagonista centrale
Gioacchino Amico compare negli atti giudiziari come figura rilevante del filone che riguarda il presunto gruppo collegato al clan Senese. Secondo la DDA di Milano, la scelta di Amico di collaborare con la giustizia rappresenta un elemento potenzialmente decisivo per il maxi processo. Il suo status è protetto: dichiara di temere per la propria vita e di essere stato oggetto di tentativi di eliminazione. I verbali che lo riguardano, depositati dai pm, contengono pagine informative e anche molte parti oscurate, segnale della delicatezza delle informazioni in gioco.
Il valore di una tessera
Un passaggio intercettato il 6 giugno 2026, riportato dagli atti, è diventato simbolico: «Mi è arrivata la tessera di partito… Fratelli d’Italia…». La semplice iscrizione non prova nulla di per sé, ma in un’inchiesta come Hydra il tema chiave è il capitale relazionale: la capacità di ottenere accessi, visibilità e interlocutori. Per gli investigatori, la tessera è un elemento da valutare insieme ad altri contatti e incontri, non come prova unica di collusione ma come tessera di un quadro più ampio.
Contatti politici e incontri sotto la lente
Le carte ricostruiscono presunti contatti di Amico con persone vicine a Fratelli d’Italia, tra cui referenti e collaboratrici di parlamentari: nella ricostruzione emergono nomi come Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, ma dai documenti non risultano indagini a carico di queste politiche. Alcuni articoli avevano già raccontato di incontri e perfino di una cena romana che vide la presenza di vari esponenti: eventi che, isolati, non configurano responsabilità giudiziarie ma che richiedono una verifica sulla gestione degli accessi e sui criteri di selezione all’interno dei partiti.
Quando un incontro non basta
È doveroso sottolineare che un selfie o un incontro pubblico non costituiscono di per sé una prova di collusione. In un sistema democratico i contatti si spiegano in mille modi. Tuttavia, quando l’interlocutore è indicato dai pm come figura collegata a una struttura criminale, il tema si trasforma in questione di interesse pubblico: occorre capire se esistano meccanismi che hanno consentito a persone opache di guadagnare visibilità o credenziali.
Il processo, i pentiti e le pagine omissate
Il filone giudiziario che porta il nome Hydra è costellato di deposizioni di collaboratori di giustizia e di passaggi oscurati nei verbali. Un caso emblematico è quello di Bernardo Pace: nel verbale del 19 febbraio compaiono pagine integralmente oscurate. Pace, che aveva iniziato a collaborare, si è tolto la vita il 16 marzo. La circostanza ha aperto ulteriori interrogativi sull’accesso alle informazioni e sui rischi connessi alla collaborazione. I pm considerano comunque attendibili molte dichiarazioni depositate nelle aule del processo.
Aspetti processuali
Nel filone abbreviato il gup ha già emesso decine di condanne (tra cui decisioni del 12 gennaio 2026 per numerosi imputati), mentre il processo con rito ordinario riguarda 45 persone. I verbali depositati dai diversi pentiti contengono elementi su tentativi di costruire candidati e su strategie di influenza: passaggi che, laddove confermati, disegnerebbero la rete di relazioni tra criminalità organizzata e contesti politici o civili.
Media, audizioni e prossime tappe
I media continuano a seguire il caso: il programma che ha rilanciato la foto ha annunciato nuovi servizi e l’inchiesta sarà al centro di audizioni parlamentari. La Commissione parlamentare antimafia è attesa a Milano il 16 aprile per ascoltare testimoni e approfondire alcuni profili. Intanto, a Montecitorio è stata smentita la versione secondo cui il collaboratore avesse un pass per l’accesso diretto alla Camera; la premier ha risposto pubblicamente difendendo il proprio impegno contro la mafia e bollando le accuse come attacchi strumentali.
La vicenda mette sul tappeto questioni complesse: il ruolo dei collaboratori di giustizia, la gestione degli omissis nei verbali, la vulnerabilità delle sedi politiche rispetto a tentativi di legittimazione pubblica. Rimane centrale la necessità che la verifica giudiziaria proceda con rigore e che il confronto pubblico mantenga la dovuta cautela, distinguendo i fatti provati dalle semplici suggestioni offerte da una foto.





