A Milano trionfa il no con il 58,33% dei voti e in piazza Duomo si celebra la vittoria: dati, presenze e reazioni raccontano un quadro locale in controtendenza rispetto alla Lombardia

Il risultato del referendum sulla riforma della giustizia propone due volti differenti: a livello regionale la Lombardia premia il sì, mentre nel capoluogo urbano prevale nettamente il no. A Milano il fronte contrario alla riforma ottiene il 58,33% dei consensi, pari a 360.129 voti, contro i 257.321 voti per il sì (41,67%).
Al contrario, nella somma delle sezioni regionali il sì raccoglie 2.527.803 voti, il 53,56%, rispetto ai 2.230.249 voti del no (46,44%). Questa spaccatura territoriale ha alimentato dibattiti politici e un raduno festoso sotto la Madonnina.
Festa e protagonisti in piazza Duomo
Sotto il simbolo cittadino si è svolta una manifestazione del comitato che ha sostenuto il no, convocata per le 18. L’appuntamento ha visto la partecipazione di forze di centrosinistra come Pd, Alleanza Verdi-Sinistra, M5S e Rifondazione, insieme a organizzazioni associative e sindacali quali Anpi, Arci e Cgil. Tra musica e slogan sono risuonate canzoni legate alla campagna referendaria, mentre rappresentanti istituzionali e civici hanno preso la parola per commentare il risultato. L’evento ha avuto tono festoso ma anche riflessivo, con interventi che hanno alternato affermazioni di vittoria a inviti alla moderazione.
Volti e messaggi dal palco
Alla folla si sono rivolti esponenti come Pierfrancesco Majorino, Alessandro Cappelli e Nicola Di Marco, insieme a figure del mondo sindacale come Luca Stanzione e dell’associazionismo come Primo Minelli. Sono stati presenti anche magistrati attivi nel dibattito pubblico, tra cui l’ex pm Armando Spataro e il deputato e magistrato Federico Cafiero De Raho. Parole di soddisfazione hanno convissuto con richiami alla sobrietà e alla tutela delle garanzie costituzionali, sottolineando che la mobilitazione civile ha contribuito in modo decisivo al risultato.
I numeri del voto in città e la partecipazione per Municipio
Oltre al dato complessivo, l’analisi territoriale mette in luce alcune dinamiche significative. Nel Municipio 1, che corrisponde al centro storico, si è registrato l’unico successo cittadino per il sì con il 51,12%. In tutti gli altri Municipi ha prevalso il no, con la quota più alta nel Municipio 3 (circa 61%). L’affluenza è risultata particolarmente elevata nel centro e nel terzo Municipio, con percentuali che sfiorano il 70% (Municipio 1 69,92% e Municipio 3 69,70%). I livelli più bassi di partecipazione si attestano invece nei Municipi 5, 8 e 6, intorno al 63%.
Dettagli sull’affluenza
L’andamento della mobilitazione nelle diverse aree cittadine conferma come il tema abbia coinvolto fasce ampie di popolazione: alcuni comprensori centrali hanno sfiorato il 70% di partecipazione, mentre periferie e zone residenziali hanno registrato tassi leggermente inferiori. L’analisi dei dati per Municipio aiuta a comprendere non solo il risultato finale, ma anche la distribuzione del coinvolgimento civico e le possibili radici delle scelte espresse alle urne.
Il quadro nei comuni del sud-ovest e i casi più significativi
Nell’area sud-ovest della città e nell’hinterland il voto mostra una geografia frammentata: il no prevale in centri importanti come Rozzano (52,32%), Corsico (54,20%), Cesano Boscone (53,19%), Assago (50,76%) e Pieve Emanuele (53,09%). Al contrario, diversi Comuni optano per il sì, tra cui Buccinasco (51,63%), Cusago (56,30%), Gaggiano (50,76%) e Basiglio (58,96%), quest’ultimo con uno dei margini più netti dell’area.
Casi particolari e reazioni istituzionali
Alcune realtà hanno restituito risultati molto risicati o simbolici: ad Arcore il no ha vinto per pochissimi voti, mentre a Paderno Dugnano la differenza è stata di appena sei voti a favore del sì. Sul versante istituzionale l’Associazione nazionale magistrati di Milano ha commentato il voto sottolineando l’importanza di aver spiegato i contenuti della riforma e di aver difeso la Costituzione, mentre la procuratrice generale Francesca Nanni ha visto nella partecipazione un segnale di fiducia nel lavoro giudiziario.
Bilancio politico e prossimi scenari
Il risultato lascia sul tavolo diverse letture politiche: per alcuni leader del centrosinistra è una battuta d’arresto per l’esecutivo nazionale, mentre esponenti della coalizione di governo sottolineano la tenuta del progetto riformatore nelle regioni. A livello locale il dato milanese assume valenze politiche autonome rispetto alla scelta regionale. L’esito rafforza il dibattito su come interpretare il rapporto tra opinione pubblica, istituzioni giudiziarie e politica e apre la strada a nuove discussioni su eventuali sviluppi legislativi e civici.





