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Personale di Daria Deflorian al Piccolo Teatro: drammaturgia, scrittura e prossimità

Dal 7 al 19 aprile 2026 il Piccolo Teatro ospita una personale di Daria Deflorian: quattro incontri scenici che trasformano opere di Annie Ernaux, Han Kang ed Édouard Louis in un'indagine sulla prossimità, la memoria e la violenza.

Personale di Daria Deflorian al Piccolo Teatro: drammaturgia, scrittura e prossimità

Il piccolo teatro di Milano dedica a Daria Deflorian una personale che esplora il confine tra parola scritta e gesto scenico. Dal 7 al 19 aprile 2026, nella sala storica di via Rovello, viene presentata una sequenza di quattro titoli che prende avvio da testi di autori riconosciuti internazionalmente: Annie Ernaux, Han Kang ed Édouard Louis.

Questo ciclo non è solo una programmazione, ma un progetto che mostra il modo in cui la letteratura può farsi teatro, servendo da lente per osservare dinamiche private e questioni pubbliche.

La rassegna propone un percorso per ascoltare voci diverse attraverso corpi e luci, con interpreti e creativi che portano in scena traduzioni, adattamenti e presenze performative. La scelta dei testi riflette un interesse per la narrazione autobiografica, la rappresentazione della violenza quotidiana e i legami familiari, temi che ricorrono nelle opere selezionate e che vengono messi a fuoco dalla scrittura scenica di Deflorian.

Il calendario e il luogo

La programmazione si svolge al Piccolo Teatro Grassi (via Rovello 2, M1 Cordusio) e distribuisce gli appuntamenti in date precise: Memoria di ragazza il 7 e l’8 aprile; La vegetariana dal 10 al 19 aprile; Chi ha ucciso mio padre l’11 e il 12 aprile; Elogio della vita al rovescio il 18 e il 19 aprile. Le repliche e gli orari variano per spettacolo, con alcune rappresentazioni serali e altre pomeridiane, e la rassegna include titoli che richiedono sensibilità tematica (ad esempio scene di nudo in La vegetariana, consigliata a partire dai 16 anni). Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro (ridotto 20 euro per under 25 e over 65); informazioni al numero 02 21126116.

Le opere in scena e la loro natura letteraria

La scelta dei testi mostra l’interesse di Deflorian per forme letterarie che non si limitano al racconto privato ma lo trasformano in indagine sociale. Memoria di ragazza, tratto da Annie Ernaux, rilegge l’esperienza giovanile come dispositivo per interrogare classe, desiderio e costruzione dell’io; la messa in scena con Monica Demuru e Monica Piseddu lavora sulla ripetizione e sulle micro-varianti della memoria. Al contrario, La vegetariana di Han Kang è un testo che rovescia le aspettative della quotidianità e mette a nudo pulsioni violente e corpo come superficie di trasformazione: qui la scena accoglie immagini forti e un linguaggio coreografico che rende visibile l’inspiegabile gesto della protagonista.

La vegetariana ed elogio della vita al rovescio

Il progetto dedicato a Han Kang comprende due titoli: la versione stage di La vegetariana e Elogio della vita al rovescio, quest’ultimo ispirato alle molteplici rappresentazioni della relazione tra sorelle nella produzione dell’autrice coreana. La trasposizione teatrale, co-creata e interpretata da un cast che include Daria Deflorian, Paolo Musio, Monica Piseddu, Gabriele Portoghese e Giulia Scotti, ha ricevuto riconoscimenti e nomination ai Premi Ubu 2026, con premi per la scenografia a Daniele Spanò e per il disegno luci a Giulia Pastore. Sul palco la sorellanza diventa il luogo dove si misurano scelte, colpe e forme di cura, mentre sullo sfondo resta la questione della violenza domestica declinata in molteplici registri.

Memoria di ragazza e Chi ha ucciso mio padre

Memoria di ragazza è presentato come lettura performativa che innesta canzoni e micro-azioni su pagine di Ernaux: la tecnica mette in campo la sottrazione e la moltiplicazione della voce per rappresentare l’io plurale. Chi ha ucciso mio padre, di Édouard Louis, invece porta in scena la scrittura politica e autobiografica che denuncia disuguaglianze sociali; nella regia firmata da Deflorian e Antonio Tagliarini, con Francesco Alberici in scena, il testo diventa azione pubblica che nomina cause e responsabili della precarizzazione delle vite.

Metodo, estetica e prossimità

Dal punto di vista del metodo, la rassegna mette in evidenza come Deflorian non limiti il suo lavoro all’adattamento formale dei testi: la sua pratica è quella di «abitare» i materiali letterari, lasciandoli risuonare nei corpi e nelle voci. In questo processo il teatro diventa una soglia privilegiata per interrogare il presente, costruendo una forma di prossimità fragile ed esposta con le vite rappresentate. La scenografia, il disegno luci e il suono non sono semplici supporti ma elementi che tessono significato, e la rassegna testimonia un dialogo continuo tra ricerca estetica e impegno politico.

Nel complesso, questa personale al Piccolo Teatro non è solo una serie di repliche: è un laboratorio pubblico dove la letteratura contemporanea viene messa alla prova dell’azione scenica. Chi si avvicina agli spettacoli troverà un percorso che alterna silenzi, voci e corpi in tensione, con l’obiettivo di trasformare la lettura in esperienza condivisa e di offrire strumenti per guardare la realtà con occhio critico.

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