In libreria a Milano la presentazione di Giovanni Peparello di «Uomini pallidi» stimola una discussione su carne-non-carne, monopolio tecnologico e scelte alimentari responsabili, con spunti anche dalla ristorazione che valorizza qualità e tracciabilità

Giovanni Peparello ha presentato il suo romanzo Uomini pallidi nell’atmosfera informale dell’Anarres Libreria-bistrot di Milano. Quella che doveva essere una semplice lettura si è trasformata in un confronto vivace: il pubblico e gli ospiti hanno discusso a lungo della “carne-non-carne” di Tunguska, la tecnologia immaginata dal libro che risolve la fame ma concentra ricchezza e potere.
Le chiacchiere iniziali sulle pagine del romanzo si sono presto intrecciate con osservazioni pratiche su filiere, trasparenza e responsabilità nella ristorazione cittadina.
Cosa è emerso dai materiali raccolti
Dalle note e dai documenti portati alla presentazione è chiaro che, nella trama, la diffusione della carne-non-carne procede insieme a modelli di proprietà molto chiusi: brevetti, contratti d’esclusiva e reti distributive che impediscono l’accesso alle materie prime e alle tecnologie. In sala sono stati citati studi sulle catene industriali e portati esempi concreti milanesi per mostrare come pratiche più aperte e tracciabili possano arginare i processi di concentrazione economica.
Tra finzione e pratiche quotidiane
L’incontro ha oscillato continuamente tra immaginario e realtà: Peparello ha descritto scenari di portata globale, mentre chef e operatori locali hanno richiamato esperienze tangibili. Il ristorante Nero9, ad esempio, è comparso come modello: menu costruiti sulla tracciabilità e criteri severi di origine degli ingredienti. Si è parlato di metodi di cottura, certificazioni e delle differenze concrete tra produzione su scala industriale e filiere corte radicate nel territorio.
Chi ha preso la parola e quali proposte sono nate
Accanto all’autore e ai gestori della libreria-bistrot hanno partecipato chef, ristoratori e alcuni operatori della filiera alimentare. Le loro osservazioni non sono rimaste astratte: i cuochi hanno spiegato pratiche operative — dall’etichettatura alla selezione dei fornitori — che possono tradursi in maggiore responsabilità per il consumatore. È emersa la volontà comune di usare trasparenza e qualità come strumenti per resistere alla logica dell’esclusività.
Rischi e implicazioni sociali
Il dibattito ha subito messo in luce questioni più ampie: tutela dei consumatori, governance pubblica dell’innovazione e possibili vuoti normativi. Molti partecipanti hanno riconosciuto il potenziale della tecnologia alimentare nel combattere la fame, ma hanno anche sottolineato come il controllo concentrato di brevetti e informazioni possa rendere vulnerabili istituzioni, allevatori e lavoratori. In pratica, la tecnologia può essere soluzione e problema insieme, a seconda di chi ne detiene il comando.
Sequenza narrativa e parallelismi reali
Nel romanzo la vicenda si sviluppa secondo uno schema riconoscibile: scoperta scientifica, industrializzazione accelerata, istituzionalizzazione della produzione e infine concentrazione del potere. Questo arco ha dato spunto per confronti con pratiche di governance tecnologica reali, dove decisioni aziendali e interventi regolatori si intrecciano e ridefiniscono diritti di accesso e politiche alimentari.
Personaggi come specchi sociali
I protagonisti — scienziati, manager, burocrati, attivisti — non sono solo figure narrative: funzionano da categorie che rispecchiano ruoli e responsabilità reali nella catena alimentare. Dalle discussioni è emersa la tensione costante tra interesse pubblico e logiche di mercato, e la consapevolezza che scelte tecniche apparentemente neutrali possono avere effetti concreti su comunità e territori.
Prossimi passi e approfondimenti
Le testimonianze raccolte in libreria costituiscono un punto di partenza concreto. Sono previste interviste con esperti di filiera, analisi di documentazione tecnica e una verifica più puntuale di brevetti e contratti per confrontare la narrazione con dati reali. L’obiettivo è capire meglio dove finisce la finzione e dove cominciano pratiche e rischi effettivi, per informare un dibattito pubblico più solido.





