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NoLo, la rivoluzione di una Milano in divenire

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NoLo, North of Loreto, è uno degli esempi più lampanti di una Milano sempre più creativa e internazionale.

la rivoluzione di NoLo

La rivoluzione di NoLo, crasi di North of Loreto, è uno degli esempi più lampanti di una Milano che non sta mai ferma e mira sempre di più a diventare un modello europeo di sviluppo e integrazione.

Le definizioni che negli ultimi mesi sono state affibbiate a NoLo sono molteplici: da Bronx di Milano a nuova Soho, regno di hipster, creativi, gallerie d’arte e showroom di moda.

Nolo si trova nella zona tra Greco, Casoretto e Turro, ed è stata per molti anni regina delle pagine di cronaca milanese per microcriminalità, spaccio, prostituzione e case occupate.

Da diversi mesi il vento sta cambiando, e la zona un tempo abitata dagli italiani provenienti dal Sud Italia, poi sostituiti da una comunità etnica di sudamericani, cinesi e nordafricani, oggi viene sempre di più scelta da studenti, artisti e giovani famiglie in cerca di una socialità – e dei prezzi – più umani e vivibili.

Gli abitanti parlano dell’evoluzione del quartiere con entusiasmo e affetto, con uno sguardo positivo sul futuro di una rivoluzione culturale profonda, una trasformazione spontanea nata dal basso, dove il contesto multiculturale diventa un plus e non una nota di demerito.

La storia di NoLo

Ai primi del ‘900 via Padova era l’arteria che portava alle osterie e alle case affacciate sul naviglio, in direzione Monza.

Negli anni ’60 è cresciuta come quartiere operaio, popolandosi di immigrati provenienti soprattutto dalle zone meridionali d’Italia.

Negli ultimi due decenni si è persa al punto da diventare una specie di area 51, la grande kasbah di Milano con un meltingpot di etnie di paesi in via di sviluppo e covo di rifugiati in fuga dalla disperazione.

Una via lunga e popolosa, teatro di micro-macrocriminalità in cui era considerato pericolo addentrarsi di sera.

Se solo ieri il Parco Trotter era un luogo noto per il problema della droga, oggi è il fulcro intorno a cui ruotano hipster, florist designer, bikers e biciclettai, artisti di ogni genere con lunghi cappelli e cappelloni, baffi, come vuole la moda 3.0.

Un’intera generazione di artisti e creativi che ha riconquistato l’area.

A Nolo (la paternità del nome è attribuita dal Sole24ore a Francesco Cavalli) la reazione alla marginalità è partita dal basso, dagli abitanti di tutte le etnie, senza progetti pubblici o restyling di tendenza ma grazie alla fantasia, all’uso del web, ai creativi e alle nuove famiglie, quelle dei giovani che non pensano come singoli ma come comunità e collettività.

La leva della rinascita è stata simile a quella che ha determinato il rilancio di Berlino: l’abbinata di ambiente internazionale e prezzi bassi degli affitti ha attirato giovani creativi e costituito un terreno fertile per le start up.

La rivoluzione di NoLo: locali e attrazioni

I locali della zona sono molti, sempre più apprezzati non solo dai residenti ma da tutti i milanesi: qui si va da Zia Barbara, un po’ bar, un po’ zia e anche un po’ luogo di aggregazione, dove tutti o quasi si conoscono e almeno una volta al giorno devono passare di qua. Oppure al Ghe Pensi Mi e al NoLoSo, il locale con le pareti rosa e blue Tiffany diventato in poco tempo un punto di riferimento per la comunità gay friendly

Per un ottimo hamburger con pane artigianale e maionese fatta in casa, da irrigare con un drink da manuale, consigliano il Clover (Viale Brianza 32), senza farsi troppo scoraggiare dall’aspetto esterno.

Per dolce invece una bella coppa da Ilgelatochenonce, dove i gelati vengono preparati al momento con l’azoto liquido.

I punti nevralgici del quartiere sono sicuramente Piazza Morbegno con la sua atmosfera un po’ paesana e il cinema Beltrade, l’unico a Milano (e uno dei pochi in Italia) in cui è possibile trovare film indipendenti in lingua originale che nei multisala non li vedono neanche con il binocolo.

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