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Ex pm Siciliano abbandona la corsa alle elezioni comunali milanesi

L’ex pm Siciliano sceglie di rinunciare alla sfida politica per difendere l’onore della Procura.

Ex pm Siciliano abbandona la corsa alle elezioni comunali milanesi

Le elezioni comunali di Milano si avvicinano e la lista civica “Milano Libera”, promossa da Massimiliano Lisa, sembrava pronta ad accogliere una figura di spicco: l’ex procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano. Dopo aver espresso la sua disponibilità, la magistrata era stata indicata come possibile vicepresidente di Giunta, con l’obiettivo di portare la sua esperienza nella gestione cittadina.

Fortunatamente per la città, i 40 anni di servizio nella Procura di Milano hanno lasciato un segno indelebile. Siciliano, in pensione dalla fine dello scorso anno, ha guidato indagini di alto profilo, dal caso Ruby alla tragedia ferroviaria di Pioltello, passando per la famigerata “clinica degli orrori” di Santa Rita e il processo su Dj Fabo. La sua reputazione, costruita su una rigorosa indipendenza, è stata messa alla prova da una ondata di critiche che, secondo le sue parole, superano il normale dissenso elettorale.

Ritiro dalla corsa e motivazioni espresse

In una lettera inviata alla stampa, la ex pm ha spiegato che non si aspettava “normali polemiche anche aggressive”, ma ha subito “gravi attacchi a base di falsità e insinuazioni legate alla mia passata professione” subito dopo la sola dichiarazione di disponibilità. Ritiene che continuare la candidatura rischierebbe di trasformare la sua figura in uno strumento di attacco alla magistratura e di compromettere l’integrità dell’istituzione a cui è ancora legata moralmente. Per questo ha deciso di fare un passo indietro, privilegiando il rispetto per la Procura rispetto a un possibile ruolo politico.

Il percorso giudiziario di Tiziana Siciliano

Tra i casi più noti che ha seguito, spiccano il processo Ruby, dove ha indagato sulla presunta manipolazione delle prove, e la vicenda della clinica Santa Rita, soprannominata “clinica degli orrori”, che ha portato alla luce gravi negligenze sanitarie. Inoltre, ha curato le indagini sul disastro ferroviario di Pioltello del 2018, sulle accuse contro Marco Cappato per il caso Dj Fabo, sostenendo l’assoluzione dell’attivista per il diritto alla scelta. Un altro capitolo rilevante è stato il procedimento contro Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari, conclusosi con l’assoluzione e attualmente in fase di appello.

Nei mesi più recenti, Siciliano è stata protagonista dell’inchiesta sull’urbanistica milanese incentrata sull’uso della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al posto del tradizionale permesso di costruire. L’indagine ha coinvolto diversi progetti edilizi dove, mediante pratiche accelerate, sono state erette torri al posto di edifici a uno o due piani, senza i consueti oneri di urbanizzazione. Il caso ha toccato anche il sindaco Giuseppe Sala, soprattutto per le opere in via Melchiorre Gioia e la nomina di Giuseppe Marinoni a presidente della commissione paesaggio, spingendo Sala a dichiarare che “una parte della procura fa politica”.

Reazioni politiche e prospettive per le elezioni

Il ritiro di Siciliano ha suscitato diverse reazioni all’interno del panorama politico milanese. Massimiliano Lisa, leader di “Milano Libera”, ha espresso rispetto per la decisione, ma ha sottolineato la necessità di trovare un altro profilo tecnico-capace di rappresentare la lista. Dal canto suo, il sindaco Sala ha ribadito la necessità di separare le funzioni giudiziarie da quelle politiche, ricordando i pericoli di una strumentalizzazione della Procura. La mancata presenza di una figura di spicco come Siciliano potrebbe influenzare l’appeal della lista, ma al contempo riduce il rischio di ulteriori polemiche che avrebbero potuto coinvolgere l’intera amministrazione comunale.

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