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Atm a rischio: mobilitazione in largo Cairoli e maxi vertenza sugli straordinari

Un presidio in largo Cairoli mette insieme comitati civici e categorie sindacali: al centro la qualità del trasporto pubblico, le condizioni di lavoro e i timori di privatizzazione

Atm a rischio: mobilitazione in largo Cairoli e maxi vertenza sugli straordinari

Il trasporto pubblico milanese torna al centro del dibattito cittadino con un presidio annunciato per il 9 maggio in largo Cairoli: comitati di utenti e sindacati di base hanno promosso una mobilitazione che unisce proteste per i servizi e vertenze sul lavoro.

La manifestazione intende dare forma alla frustrazione accumulata dai passeggeri e dai lavoratori per le attese, le corse saltate e i turni sempre più gravosi. In questa cornice si intrecciano questioni contrattuali, sentenze giudiziarie e timori sul futuro assetto gestionale dell’azienda.

Perché si protesta: dal servizio ai turni di lavoro

Gli organizzatori denunciano un progressivo peggioramento del servizio di superficie: bus, tram e filobus descritti come sempre meno affidabili, con frequenze scompensate dopo l’apertura di nuove tratte della metro. I comitati come AspettaMI, “La 73 non si tocca” e realtà di quartiere puntano il dito contro tagli percepiti come mirati a contenere i costi a scapito dell’utenza. Sul fronte dei lavoratori emergono le lamentele sui turni estenuanti, la carenza di organico e salari giudicati insufficienti rispetto al costo della vita, elementi che alimentano il malcontento e la rabbia sociale.

La vertenza sugli straordinari e le ripercussioni legali

Parallelamente alla protesta civica, le sigle sindacali maggiori stanno avviando una vertenza collettiva che riguarda tranvieri, autisti e macchinisti. Al centro della disputa ci sono le ore di straordinario accumulate tra il 2002 e il 2026: il contratto prevedeva un tetto di 250 ore annue fino al 2014, successivamente innalzato a 300. Dopo il fallimento delle trattative con l’azienda e una sentenza che ha già riconosciuto il danno da usura psicofisica a 16 tranvieri per oltre 270 mila euro, i sindacati stimano che circa mille lavoratori potrebbero aderire alla causa, con segnalazioni di casi estremi oltre le mille ore in un anno.

Il nodo della governance e i timori di privatizzazione

Accanto ai problemi operativi e contrattuali, la protesta si concentra su preoccupazioni di natura strategica: la partecipazione di Atm a una cordata con Webuild e Hitachi per una futura gara di servizio è letta da molti comitati come un segnale di possibile privatizzazione o di scelte che privilegiano il project financing rispetto al potenziamento delle linee di superficie. Nomine nel Consiglio di Amministrazione e rapporti con partner industriali alimentano dubbi sulla direzione politica e sulla tutela del servizio pubblico locale.

Nomine, gare e percezione pubblica

La recente riconfigurazione del consiglio ha suscitato critiche locali, soprattutto quando alcune nomine sono state associate a indagini o a legami con progetti urbanistici sensibili. Per i comitati, tali passaggi non sono neutrali: possono influire sulle scelte di investimento, sulle gare per la mobilità e sulle priorità tra metropolitane e trasporto di superficie. Il timore è che le scelte strategiche privilegino grandi cantieri e nuovi partenariati a scapito di corse e frequenze che garantiscono la mobilità quotidiana dei residenti.

Impatto sugli utenti e prospettive immediate

Le conseguenze pratiche del quadro descritto si manifestano ogni giorno alle fermate: attese prolungate, corse saltate, scale mobili e ascensori fuori servizio nelle metropolitane e problemi di sicurezza percepiti da passeggeri e conducenti. I promotori del presidio invitano i cittadini a portare foto delle attese e reclami raccolti per costruire un dossier da consegnare alle istituzioni, con l’obiettivo di trasformare le lamentele del web in una testimonianza tangibile. L’appello è rivolto anche a chi subisce quotidianamente disagi e vorrebbe più attenzione verso le periferie e le categorie fragili.

Dal canto suo, Atm ribadisce che gli straordinari sono effettuati su base volontaria e regolarmente retribuiti, sostenendo che non sono né imposti né programmati. Resta però aperto il confronto con sindacati e cittadini su condizioni di lavoro, investimenti per il rinnovo del parco mezzi e strategie per contrastare il fenomeno dell’evasione tariffaria. Il presidio del 9 maggio rappresenta quindi un momento di sintesi: mette insieme rivendicazioni lavorative, richieste di tutela del servizio pubblico e timori su scelte strategiche che potrebbero rimodellare la mobilità urbana.

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