Tassisti milanesi in presidio e 3.564 firme depositate: la categoria chiede l’attivazione delle telecamere in Area B, Area C e ZTL per contrastare l’abusivismo e le piattaforme che definiscono una forma di caporalato digitale

Nel pomeriggio un corteo composto da oltre cento auto bianche ha attraversato il centro di Milano per evidenziare la protesta della categoria contro il fenomeno dell’abusivismo. Partito dai posteggi della Stazione Centrale e arrivato a piazza Scala, il presidio ha assunto un carattere formale grazie al deposito in Prefettura di 3.564 firme raccolte in città.
La mobilitazione non ha inteso paralizzare il servizio ma ha voluto inviare un segnale politico e amministrativo chiaro: senza strumenti tecnologici adeguati sarà difficile arginare veicoli e operatori che operano al di fuori delle regole.
Il corteo e il presidio in centro
La presenza di 110 vetture parcheggiate lungo via Case Rotte e via Manzoni ha creato un fronte visibile e ordinato nel cuore cittadino: i tassisti hanno mantenuto il servizio attivo ma hanno scelto il presidio come forma di pressione istituzionale. All’iniziativa hanno portato solidarietà esponenti del centrodestra e le sigle di categoria hanno segnalato come la protesta voglia spostare il confronto dalle parole ai fatti, chiedendo interlocuzioni concrete con Prefettura e Comune. Il gesto di depositare le firme ha trasformato la mobilitazione in una richiesta formale di intervento, non in una mera manifestazione di piazza.
Adesioni e metodo della protesta
La mobilitazione è stata promossa da diverse organizzazioni di settore e ha avuto l’adesione di realtà sindacali e associative: un fronte unitario che punta a ottenere risposte dall’amministrazione. La scelta di non scioperare punta a non creare disagi ai cittadini, ma a esercitare una pressione politica tramite un presidio permanente e atti amministrativi documentati. Questo approccio mira a collegare la voce dei tassisti con un’istanza condivisa da utenti e operatori, evidenziando come il tema del controllo del territorio sia sentito anche fuori dalle cerchie professionali.
La richiesta tecnica: telecamere e incrocio dati
Al centro della piattaforma rivendicativa c’è la richiesta di attivare le telecamere nelle aree Area B, Area C e nelle ZTL, strumenti che i tassisti ritengono essenziali per monitorare i flussi e individuare veicoli che operano senza titolo. L’idea è quella di usare la rete di videosorveglianza già presente sul territorio incrociandone i dati con i registri degli operatori autorizzati, così da mappare i mezzi che stazionano stabilmente pur avendo autorizzazioni rilasciate da altri Comuni. Dal punto di vista tecnico, questa operazione richiede un coordinamento tra banche dati e procedure di segnalazione verso le autorità competenti.
Il significato oltre la tecnologia
Per i tassisti la richiesta non è soltanto tecnica: dietro la parola telecamere c’è la rivendicazione di una sovranità regolatoria sul territorio, cioè la capacità delle istituzioni locali di far rispettare norme e licenze. Le piattaforme digitali che media la domanda di corse vengono definite dai rappresentanti della categoria come riconducibili a forme di caporalato digitale, un concetto che vuole mettere l’accento sulle dinamiche di sfruttamento e sulla mancanza di tutele lavorative. Definire il fenomeno in questi termini cambia l’asse del dibattito, portandolo dal piano della concorrenza a quello della legalità e della tutela del lavoro.
Implicazioni amministrative e possibili sviluppi
Con il deposito delle 3.564 firme in Prefettura la palla passa ora alle istituzioni: il Comune e la Prefettura sono chiamati a chiarire tempi e modi per attivare i controlli digitali promessi nei protocolli. Le sigle del settore ricordano accordi e intese precedenti che, a loro avviso, sono rimasti in parte disattesi, e minacciano ulteriori iniziative se non arriveranno risposte concrete. Sullo sfondo c’è la preoccupazione che la crescita del trasporto turistico e degli eventi possa rendere più acuto il problema dell’abusivismo nelle aree sensibili della città.
Scenari possibili
Se l’attivazione delle telecamere ZTL e l’integrazione dei dati dovessero procedere, si potrebbe ottenere una mappatura più precisa dei comportamenti anomali e maggiori strumenti sanzionatori per gli operatori irregolari. In assenza di decisioni rapide, le organizzazioni sindacali avvertono che la pazienza della categoria è limitata e che non escludono nuove forme di mobilitazione. In ogni caso, la vicenda riapre un dibattito più ampio sulla regolazione della mobilità urbana e sul rapporto tra piattaforme digitali e governance locale.





