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Operazione della polizia a Milano: quattro indagati per rapina aggravata vicino a Stazione Centrale

Operazione a Milano: quattro giovani, tre egiziani e un marocchino, sono gravemente indiziati per la rapina di un orologio di pregio ai danni di un 34enne svizzero

Operazione della polizia a Milano: quattro indagati per rapina aggravata vicino a Stazione Centrale

La mattina del 21/04/2026 la Polizia di Stato, su impulso e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano – VII Dipartimento, ha dato esecuzione a un’ordinanza che dispone la custodia in carcere per quattro persone ritenute responsabili di una rapina aggravata commessa in concorso.

Gli indagati, tre di nazionalità egiziana e uno marocchina, hanno età comprese tra i 19 e i 21 anni e sono formalmente destinatari di una misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Milano.

L’azione trae origine da un episodio avvenuto la sera del 25 gennaio 2026 nei pressi della stazione centrale, in via Vittor Pisani, dove un cittadino svizzero di 34 anni è stato aggredito e derubato di un orologio stimato intorno ai 40.000 euro. Le indagini, condotte dalla Sezione “Antirapine” della Squadra Mobile, hanno ricostruito la sequenza dei fatti e individuato i sospetti attraverso una serie di riscontri tecnici e investigativi.

La ricostruzione della vicenda

Secondo gli sviluppi investigativi, la vittima è stata osservata dagli indagati già durante il viaggio in treno partito da Lugano con destinazione Milano Centrale. Giunta la persona alla stazione, il gruppo l’ha seguito fino a via Vittor Pisani, dove, approfittando della condizione di vulnerabilità e della rapidità dell’azione, ha proceduto con un’aggressione culminata nella sottrazione del bene di valore. Questa dinamica descrive una modalità organizzata di colpire persone individuate in transito, con un piano implicito di sorveglianza e approccio coordinato prima dell’azione delittuosa.

Modalità operative

La descrizione dell’episodio evidenzia elementi tipici di una rapina in concorso: pianificazione del contatto, isolamento della vittima e fuga immediata con il bottino. Le autorità parlano di azione in gruppo e sfruttamento degli spazi intorno alla stazione per garantire la rapidità della fuga. L’episodio conferma il rischio per chi viaggia con oggetti di valore e sottolinea l’importanza delle misure preventive e della vigilanza nei pressi dei grandi snodi ferroviari.

Le indagini tecniche e investigative

Il lavoro della Squadra Mobile si è basato su un mix di attività tradizionali e strumentali: sono state esaminate immagini provenienti da telecamere di sorveglianza interne ed esterne alla Stazione Centrale, effettuati accertamenti tecnico-scientifici per il confronto dei volti ripresi e analizzati i profili social degli indagati per ricostruire movimenti e contatti. L’insieme di questi riscontri ha fornito elementi ritenuti sufficienti per richiedere all’autorità giudiziaria l’emissione della misura cautelare.

Prove digitali e confronto biometrico

Il confronto facciale tra i fotogrammi estratti dai sistemi di videosorveglianza e le immagini note degli indagati, unito alle analisi sui contenuti pubblici dei profili social, ha costituito una base probatoria rilevante. Si fa riferimento a procedure di accertamento che, pur non rivelate nei dettagli per questioni operative e di tutela del procedimento, hanno permesso di delineare con precisione ruoli e responsabilità nel gruppo.

Esiti operativi e sviluppi successivi

Al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, due dei destinatari della misura cautelare sono stati raggiunti e notificati mentre si trovavano già detenuti presso il carcere di Milano San Vittore per reati analoghi. Un terzo indagato è stato localizzato nella zona di Piazza Selinunte e sottoposto al provvedimento, mentre il quarto risulta allo stato irreperibile ed è attivamente ricercato dalle forze dell’ordine.

L’attività investigativa rimane aperta e le autorità annunciano il prosieguo delle verifiche per chiarire eventuali responsabilità aggiuntive e rapporti con precedenti episodi. La Procura e la Polizia mantengono il coordinamento operativo per assicurare l’esecuzione delle misure e il corretto svolgimento dell’iter giudiziario, con l’obiettivo di garantire la sicurezza pubblica e il pieno accertamento dei fatti.

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