Milano si è trasformata in un palcoscenico di protesta giovedì 11 giugno, con i lavoratori di Electrolux e BCS che hanno preso d’assalto il Pirellone per chiedere giustizia e tutela dei loro posti di lavoro. La tensione è alta, le richieste sono chiare: nessun licenziamento e un futuro garantito.
Electrolux: l’assenza che brucia
La Electrolux ha scelto di non presentarsi alla commissione regionale, un gesto che ha suscitato indignazione tra i lavoratori e le istituzioni. Andrea Tortisegretario della Fiom Milanoha definito l’assenza della multinazionale uno schiaffo ai lavoratori e alle istituzioni. La situazione è critica: 1.700 posti di lavoro a rischio in Italia, di cui 800 solo nello stabilimento di Solaro.
Le istituzioni, dal Comune di Solaro alla Regione Lombardiahanno espresso solidarietà ai lavoratori e condanna verso il piano di delocalizzazione proposto da Electrolux. Paola Pizzighiniconsigliera del Movimento 5 Stelleha parlato di fatto gravissimo e inaccettabilesottolineando come l’azienda abbia beneficiato di soldi pubblici per anni.
Le conseguenze economiche
La chiusura dello stabilimento di Solaro avrebbe un impatto devastante non solo sui lavoratori, ma anche sull’economia locale. Giacomo Iamettivice presidente della Provincia di Varese, ha stimato una perdita complessiva tra 32 e 60 milioni di euro in cinque anni, considerando anche l’indotto. Paolo Romanoconsigliere del Partito Democraticoha chiesto dazi temporanei sui grandi elettrodomestici cinesi e una ricognizione dei fondi pubblici erogati all’azienda.
BCS: la lotta per la continuità aziendale
Anche i lavoratori della BCS sono scesi in piazza per chiedere un intervento deciso delle istituzioni. La crisi economico-finanziaria dell’azienda mette a rischio 500 posti di lavoro negli stabilimenti di AbbiategrassoCusago e Luzzara. Emanuela Morosidella Fiom di Milanoha sottolineato l’importanza di trovare un soggetto industriale serio disposto a rilevare e rilanciare l’attività.
La Regione Lombardia ha assicurato il suo supporto per la ricerca di nuovi investitori e per la salvaguardia dell’occupazione. La compattezza dei lavoratori e la loro partecipazione attiva alle mobilitazioni sono stati riconosciuti come fattori cruciali per il futuro dell’azienda.
Il futuro del sistema industriale
Martina Sassoliconsigliera di Noi Moderatiha allargato la prospettiva, parlando di un segnale preoccupante per il futuro del sistema industriale italiano. Se non si interviene con decisione, il rischio è quello di una desertificazione industriale che impoverisce i territori e disperde competenze.
La battaglia per salvare i posti di lavoro di Electrolux e BCS è solo all’inizio. Le istituzioni e i lavoratori sono uniti nella richiesta di un cambiamento concreto, ma la strada è ancora lunga e piena di ostacoli.



