×

Accesso limitato al Santo Sepolcro: cosa è successo con Pizzaballa e le autorità israeliane

L'episodio al Santo Sepolcro ha acceso un confronto diplomatico: tra misure di sicurezza dovute a missili e la richiesta italiana di tutelare la libertà di culto

La vicenda che ha coinvolto il cardinale Pierbattista Pizzaballa e il divieto di accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro nella Città Vecchia di Gerusalemme si è trasformata rapidamente in un caso diplomatico. Lunedì 30 marzo l’ambasciatore di Israele è stato convocato alla Farnesina per fornire chiarimenti in merito ai fatti accaduti durante la Domenica delle Palme.

Le autorità italiane hanno voluto esprimere preoccupazione per l’episodio, sottolineando la necessità di salvaguardare il diritto alla preghiera e lo status quo dei luoghi santi.

Da parte israeliana la spiegazione è stata improntata a motivi di sicurezza: la polizia ha riferito che la chiusura e le limitazioni negli accessi sono state dettate dagli sviluppi delle operazioni militari e dai rischi derivanti da attacchi missilistici. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha poi ordinato che venisse consentito l’accesso al cardinale; l’ambasciatore Jonathan Peled ha illustrato la versione ufficiale in trasmissioni pubbliche, rimarcando la priorità della salvaguardia delle vite umane.

La posizione delle autorità italiane

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha disposto la convocazione del diplomatico israeliano e ha affidato a Cecilia Piccioni, vice-segretario generale della Farnesina, il compito di esporre la posizione italiana. Roma ha espresso sdegno per l’episodio e chiesto garanzie per il libero esercizio della religione, ricordando il ruolo dell’Italia nella tutela dello status quo dei Luoghi Santi. La premier Giorgia Meloni, contattando il cardinale, ha mostrato vicinanza istituzionale, ribadendo l’importanza del rispetto delle tradizioni religiose in momenti solenne come la Settimana Santa.

Reazioni e richieste diplomatiche

Nel corso dell’incontro alla Farnesina è stata sottolineata la necessità che le autorità israeliane proteggano la presenza delle comunità cristiane in Gerusalemme e in Cisgiordania, viste anche le funzioni di mediazione che queste comunità svolgono. L’atteggiamento italiano ha ricevuto riscontri pubblici da personalità internazionali e istituzionali che hanno richiamato l’attenzione sul valore della libertà di culto e sulla necessità di mantenere l’accesso ai luoghi sacri, soprattutto in periodi liturgici rilevanti.

Motivazioni israeliane e dialogo con il Patriarcato

Le autorità israeliane hanno spiegato che la misura si inserisce nel contesto dell’operazione definita ‘Roaring Lion’, con ripetuti lanci missilistici attribuiti all’Iran e la caduta di frammenti nella zona della Città Vecchia. La polizia ha dichiarato che le restrizioni mirano a evitare raduni numerosi e a preservare la sicurezza dei fedeli. In seguito a una mediazione, è stato trovato un accordo per consentire celebrazioni in forma simbolica e limitata, incluse alcune cerimonie tradizionali trasmesse ai fedeli a distanza.

Il ruolo del Patriarcato e della Custodia

Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa hanno confermato che, in coordinamento con le autorità, è stato assicurato l’accesso ai rappresentanti delle chiese per le liturgie essenziali, pur mantenendo le restrizioni sui raduni pubblici. Il Patriarca ha descritto l’accaduto come un fraintendimento, sottolineando che la richiesta avanzata era per una funzione ristretta e non per un’assemblea pubblica, e ha auspicato chiarimenti che evitino il ripetersi di simili situazioni.

Impatto internazionale e prospettive

L’episodio ha suscitato commenti a livello europeo e oltre: personalità come Kaja Kallas dell’Unione Europea e capi di Stato hanno espresso la necessità di tutelare il carattere multireligioso di Gerusalemme. Il presidente Isaac Herzog ha definito l’evento un incidente e ha ribadito l’impegno dello Stato israeliano a garantire la libertà religiosa, mentre il dialogo istituzionale prosegue per organizzare un Accesso regolato ai luoghi santi nei giorni successivi.

La vicenda mette in luce il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti religiosi in un contesto di conflitto. L’accordo raggiunto per celebrazioni limitate dimostra come la mediazione e il confronto diplomatico possano risolvere conflitti immediati, ma rimane aperta la discussione su come bilanciare in modo stabile la protezione dei fedeli con il pieno rispetto delle tradizioni religiose nella Città Vecchia.

Leggi anche