Il Parco Lago Nord è un esempio concreto di recupero ambientale: 50 ettari, due specchi d'acqua e una rete di relazioni tra progettisti, imprese e cittadini che ha trasformato una cava in un'area naturale preziosa per la città metropolitana di Milano

Il Parco Lago Nord a Paderno Dugnano nasce come risposta creativa a una ferita del paesaggio: una cava di sabbia e ghiaia che, anziché rimanere un vuoto, è stata progettata per diventare un grande spazio verde accessibile. Oggi l’area si estende per circa 50 ettari, include due specchi d’acqua separati da una passatoia alberata e ospita una zona umida di alto valore per la biodiversità, offrendo un rifugio per specie stanziali e migratorie e un luogo di svago per i residenti.
Origini del progetto e figure chiave
La trasformazione del sito è frutto di una visione condivisa tra imprenditori e progettisti: tra i promotori troviamo Luigi Tonelli e il genero Alberto Savini, mentre la proposta progettuale fu firmata dall’architetto Maurice Munir Cerasi. Il primo schema d’insieme risale al 1982 e, come ha ricordato l’arch. Enrico Cerasi, il padre definì all’epoca l’area «un buco infernale», proponendo però una soluzione alternativa alla semplice messa in sicurezza: la creazione di un parco urbano che potesse collegare le frazioni locali e restituire valore sociale e ambientale al territorio. Il lavoro di progettazione ha continuato ad evolversi: l’arch. Enrico Cerasi si è unito al gruppo di direzione lavori nel 1995, consolidando l’eredità progettuale che pochi anni dopo avrebbe ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui un premio a Strasburgo nel 1999 per il significativo recupero ambientale.
Un’intuizione condivisa
Il successo del progetto non è stato solo tecnico ma anche sociale: il modello si è sviluppato grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, con amministrazioni disposte a pensare a lungo termine e a sostenere un approccio che privilegiava funzioni ecologiche e fruibilità pubblica rispetto a soluzioni di mera messa in sicurezza tipiche dell’epoca.
Ambiente, acque e usi del parco
L’assetto del parco prevede due bacini con destinazioni diverse: il primo laghetto è gestito per la pesca sportiva, con specie come carpe, trote e lucci, mentre il secondo sviluppo d’acqua è lasciato in maggiore naturalezza per favorire l’avifauna. Le acque che alimentano i bacini provengono in parte dal Canale Villoresi, immesse nel sito mediante una piccola cascata artificiale che connette la storia idraulica del territorio con la nuova funzione ambientale del parco. Sul piano paesaggistico e funzionale, la presenza di una zona umida incrementa la biodiversità locale e crea microhabitat che oggi rappresentano un valore rilevante in un contesto urbano densamente antropizzato.
Infrastrutture e fruizione
Per mitigare l’impatto delle attività estrattive ancora presenti nelle vicinanze sono stati realizzati terrapieni, trincee e estese piantumazioni che schermano e attenuano rumori e movimenti del materiale. Al centro del parco è stato ricavato un anfiteatro, ristrutturato nel 2005, utilizzato per concerti, spettacoli e iniziative culturali: un chiaro esempio di come uno spazio rinato possa diventare fulcro di vita sociale oltre che di conservazione ambientale.
La cava, l’industria e i progetti futuri
La Cava Nord continua a essere un’area produttiva significativa per la regione: la Lombardia, per caratteristiche geologiche, ospita numerosi siti di estrazione, e nel 2026 risultavano attive circa 280 cave. Negli ultimi decenni la Cava Nord ha affiancato all’estrazione anche attività di frantumazione di calcestruzzo da demolizioni, contribuendo a circolarizzare materiali edili e ridurre l’estrazione di risorse vergini. Dal 2026 il sito è gestito da Heidelberg Materials, realtà che in Italia raccoglie marchi storici come Italcementi e Calcestruzzi, la quale ha annunciato piani per ampliare le aree verdi e rinaturalizzare porzioni non più utilizzate per l’estrazione.
Partnership e responsabilità territoriale
Secondo l’amministratore unico Carlo Angelo Bossi, l’impegno dell’azienda punta a «produrre materiali e restituire valore al territorio», sfruttando materiali alternativi riciclati e promuovendo progetti di ampliamento del parco in accordo con la Città Metropolitana di Milano. Anche il Comune di Paderno Dugnano, rappresentato dalla sindaca Anna Varisco, sottolinea come il dialogo pubblico-privato abbia permesso di trasformare una ferita del paesaggio in un bene accessibile e prezioso per la comunità, auspicando che l’esperienza sia replicabile altrove.
La memoria del luogo e le iniziative culturali
La storia del parco è raccontata anche da iniziative locali: l’associazione di promozione sociale “L’umana Avventura”, nata nel 2026, ha allestito una mostra che intreccia la vicenda del Parco Lago Nord con quella del Canale Villoresi, mettendo in evidenza i legami umani e familiari tra chi ha contribuito alle opere. L’obiettivo dell’associazione è esemplificare come la collaborazione collettiva sia in grado di realizzare opere significative e durature, ricordando che il recupero ambientale è tanto un atto tecnico quanto un processo sociale.
Oggi il Parco Lago Nord rappresenta un modello di rinaturalizzazione possibile: un equilibrio fra produzione, rigenerazione e fruizione pubblica che rinnova il rapporto tra città e natura e invita a riflettere su come trasformare le cicatrici del territorio in opportunità condivise.





