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Records a Lecite Visioni: danza, sport e memoria al Teatro Filodrammatici

Una prima indagine scenica che fonde sport e danza per leggere il corpo come testimone di desideri, limiti e trasformazioni sociali

Nel contesto del festival Lecite Visioni, in programma da mercoledì 6 a domenica 10 maggio al Teatro Filodrammatici, prende forma RECORDS, un primo studio firmato da Vittorio Pagani. Questo progetto mette in dialogo il gesto atletico e la pratica performativa per interrogare cosa significhi cercare una traccia nella Storia: non solo come cifra di eccellenza, ma come segno inciso sui corpi e nelle relazioni.

La proposta si situa nel cartellone ricco del festival, che combina prosa, danza, incontri e momenti conviviali, e si presenta come un dispositivo scenico che cambia ad ogni rappresentazione.

RECORDS nasce dall’idea che ogni corpo conservi memorie collettive e individuali: cicatrici di passioni, abitudini, politiche del movimento. Con proiezioni, testo e danza, lo spettacolo conduce due performer lungo le fasi di preparazione, esecuzione e celebrazione di un evento mai visto prima. Il risultato è un lavoro che mette in crisi i confini tra competizione e rito, tra singolo e comunità, interrogando il pubblico su cosa resti quando il gesto è compiuto. In questo senso il palco diventa un archivio vivo e il tempo si trasforma in materia scenica.

Il progetto e la sua struttura

Alla base del progetto c’è la volontà di esplorare la tensione tra limite umano e aspirazione all’infinito: una domanda esistenziale tradotta in movimento. In scena, le dinamiche di perfezionismo vengono esasperate e osservate come fenomeni sociali: i due corpi si alternano tra lotta, alleanza e fusione, suggerendo che a volte più storie possono comporre un’unica narrazione corporea. La drammaturgia visiva si costruisce con proiezioni, frammenti di testo e un lavoro coreografico che valorizza la materialità del gesto, mostrando come il tempo lasci impronte sulla pelle e sulla memoria.

Corpi, immagine e archiviazione

Il dispositivo performativo pone l’accento su come la società etichetta e rietichetta i corpi: ciò che un’epoca reputa bello o scandaloso può cambiare, e con esso cambiano le parole con cui descriviamo ciò che vediamo. Qui il concetto di record è duplice: è misura di una performance ma anche atto di testimonianza. I performer diventano così custodi di narrazioni multiple, mostrando che il corpo è simultaneamente archivio e macchina di desiderio, soggetto alle stesse politiche che modellano sguardi e linguaggi collettivi.

Programma del festival e appuntamenti correlati

Lecite Visioni propone, oltre a RECORDS, un palinsesto di prosa e danza con prime e testi selezionati: tra gli altri spettacoli del cartellone si segnalano produzioni originali, letture sceniche e performance che animano le serate. A corollario degli spettacoli, il festival ospita momenti di incontro e residenze artistiche; la varietà degli appuntamenti consente di vedere declinazioni diverse del teatro contemporaneo e delle pratiche queer, confermando la natura pluralista della rassegna.

L’area sociale: Illecito Bar e Leciti Incontri

Prima e dopo gli spettacoli si svolgono attività pensate per favorire la socialità e la riflessione. L’Illecito Bar, curato da Lauri Food, è uno spazio conviviale per cocktail e cibo dalle 18.30 fino a tarda sera, mentre il ciclo Leciti Incontri, organizzato da Libreria Antigone in collaborazione con Noce, ospita conversazioni su studi di genere, femminismi e teorie queer con autori e autrici. Questi momenti gratuiti offrono contesti per approfondire i temi affrontati in scena e per creare comunità intorno alle pratiche artistiche del festival.

Perché non perdere Records

Vedere RECORDS significa assistere a un’indagine sul rapporto tra fisicità e memoria, dove il gesto atletico diventa linguaggio e la performance si apre a riflessioni più ampie sulla permanenza e sulla caducità. La scelta di utilizzare due corpi come soggetto mette in luce la dimensione relazionale dell’atto performativo: competizione e cura si intrecciano, mentre il pubblico è chiamato a fare i conti con l’idea che la morte e la fine possano avere, paradossalmente, una valenza di compimento rispetto ai sogni di eternità. Il lavoro di Vittorio Pagani, sostenuto da realtà come CODEDUOMO ETS e Orbita|Spellbound, si presenta come un’occasione per sperimentare una forma scenica in continua trasformazione.

In sintesi, RECORDS è un invito a osservare il corpo come paesaggio storico: ogni graffio, ogni frase proiettata, ogni passo racconta qualcosa di noi. Chi partecipa al festival troverà nello spettacolo un equivalenza tra atletica e ritualità, tra testimonianza e desiderio di lasciare una traccia. Per chi cerca teatro che ponga domande senza impartire risposte, questa proposta offre un terreno fertile per la riflessione e l’emozione.

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