La Lombardia consolida rapporti con la Catalunya e partner europei per difendere il ruolo delle regioni nelle politiche industriali e attrarre investimenti esteri

La Lombardia sta consolidando un ruolo di primo piano nell’arena delle politiche industriali europee, costruendo relazioni mirate con territori ad elevata vocazione produttiva. Lombardia, insieme a regioni italiane come Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, e a partner europei come Baden-Württemberg, Baviera e Valencia, si propone di aggregare posizioni per pesare nelle decisioni di Bruxelles.
Questa rete non è solo formale: è pensata per trasformare istanze produttive in proposte concrete sulle politiche energetiche, industriali e sulla transizione verde.
Al centro di questa iniziativa c’è una doppia dimensione: da un lato la cooperazione internazionale — con la più recente alleanza con la Catalunya — dall’altro la pressione politica per conservare poteri territoriali nella gestione dei fondi europei. Nei giorni della missione istituzionale a Bruxelles (citata il 26/03/2026) la Regione ha chiesto che il nuovo quadro di programmazione non riduca il ruolo delle autonomie locali, proponendo invece una governance multilivello basata su una reale co-programmazione degli interventi.
Un asse strategico con la Catalunya
L’intesa con la Catalunya, sviluppata dentro il network dei “Quattro Motori per l’Europa”, è diventata una piattaforma operativa su temi specifici. Entrambe le regioni condividono una forte presenza dell’industria manifatturiera e settori chimico e farmaceutico integrati in molte filiere produttive. L’obiettivo è tradurre affinità strutturali in progetti comuni: dalla sperimentazione di processi a basse emissioni al riciclo chimico, passando per l’innovazione sui materiali avanzati e la chimica verde nei programmi europei come Horizon.
Priorità operative
La collaborazione individua tre linee prioritarie: la ricerca e innovazione, la formazione e la mobilità dei talenti, e la transizione ecologica. Sul piano pratico si lavora a progetti congiunti tra università e imprese, scambi di personale qualificato e programmi di formazione che favoriscano la circolazione dei saperi. Questo approccio punta a creare «ecosistemi» locali dove fornitori, centri di ricerca e imprese coesistono in un raggio ridotto, favorendo così l’attrazione di nuovi investimenti.
Voce regionale a Bruxelles e la difesa del ruolo delle autonomie
La missione a Bruxelles del 26/03/2026, guidata dal presidente Attilio Fontana, ha enfatizzato la richiesta di non trasferire la gestione dei fondi esclusivamente al livello nazionale. Fontana e la delegazione — che includevano il vicepresidente Marco Alparone, e gli assessori Guido Guidesi e Alessandro Beduschi — hanno chiesto che il QFP 2028-2034 riconosca un ruolo effettivo alle Regioni, evitando che il coinvolgimento degli enti locali si riduca a una mera consultazione. L’argomento centrale è che le Regioni sono più vicine ai bisogni produttivi e possono assicurare una spesa più efficiente e mirata.
Argomentazioni e responsabilità
La posizione lombarda sostiene che una governance centralizzata rischia di disperdere risorse e rallentare la capacità di intervento. L’assessore al Bilancio Marco Alparone ha sottolineato come il rafforzamento del protagonismo regionale migliori la qualità della spesa e acceleri le decisioni, mentre l’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi ha evidenziato la specificità del settore agricolo, che necessita di risposte tarate sulle caratteristiche locali. Anche il sottosegretario Cattaneo ha richiamato il principio di sussidiarietà come fondamento per conferire alle Regioni responsabilità maggiori nella gestione dei programmi europei.
Imprese a controllo estero e attrattività degli investimenti
I dati pubblicati il 24 marzo 2026 sottolineano il contributo delle imprese a controllo estero alla economia lombarda: oltre 20.000 unità locali, circa un quarto del valore aggiunto regionale e quasi il 39% della spesa privata in ricerca e sviluppo. Queste imprese generano importanti volumi di investimento e impiegano una quota rilevante dei ricercatori presenti in regione, accelerando il trasferimento tecnologico e l’integrazione tra multinazionali e filiere locali.
Strumenti per l’attrazione
Per consolidare questo vantaggio la Regione punta sulle Zone di Innovazione e Sviluppo come strumento per creare poli specializzati in cui pubblico e privato cooperano strettamente. L’assessore Guido Guidesi ha sottolineato che tali zone possono mostrare ai potenziali investitori la presenza in un’area ridotta di fornitori, competenze universitarie e centri di ricerca al massimo livello. Restano però criticità da affrontare, tra cui il costo dell’energia, che influisce direttamente sulla scelta degli investimenti esteri.
Conclusione
Complessivamente, la strategia lombarda combina diplomazia regionale, lobby europea e politiche di attrazione per difendere interessi produttivi e promuovere investimenti. L’intreccio tra alleanze territoriali come quella con la Catalunya, la partecipazione attiva nei network europei come l’ECRN e le richieste rivolte alle istituzioni comunitarie sul QFP 2028-2034 delineano un progetto coerente: trasferire più decisioni vicino ai territori per sostenere competitività, innovazione e transizione ecologica.





