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Funerali di Umberto Bossi a Pontida, cori per la Padania e tensioni nella Lega

A Pontida il rito funebre per Umberto Bossi mescola omaggio, simboli verdi e contestazioni verso alcune figure politiche, evidenziando crepe nella Lega

Il paese di Pontida è diventato teatro di un commiato che ha richiamato vecchi cori, bandiere e tensioni: i funerali di Umberto Bossi hanno raccolto militanti, famigliari e figure istituzionali in una mattinata che ha oscillato tra il raccoglimento e la protesta.

La cerimonia, celebrata nella chiesa dell’abbazia di San Giacomo e seguita da un passaggio sul pratone simbolico del movimento, ha presentato un’immagine chiara della contraddizione tra l’eredità storica del fondatore e le scelte della leadership attuale.

Un clima di rituale e memoria

All’esterno, il colore dominante era il verde: foulard, camicie e bandiere con il sole delle Alpi e la figura di Alberto da Giussano hanno scandito la presenza della base. Il repertorio di slogan ha riportato alla ribalta parole che sembravano appartenere a un’altra epoca: «Padania libera», «Roma ladrona» e richiami alla secessione sono risuonati tra le transenne, mentre gli applausi si alternavano ai canti suonati dalle cornamuse. La scena ha rimarcato quanto il simbolismo bossiano resti vivo nella componente più ancorata alle radici del movimento.

Simbologia e partecipazione

Un grande striscione recante un messaggio di gratitudine per il fondatore e la presenza di un cuscino di rose sul feretro hanno enfatizzato il carattere sentimentale dell’evento. La cerimonia è stata volutamente sobria: pochi posti riservati, letture religiose e momenti di preghiera che hanno cercato di coniugare la dimensione privata del lutto con quella pubblica del cordoglio. Allo stesso tempo, il pratone ha ricordato come Pontida rappresenti ancora per molti la culla ideale delle origini politiche del partito.

Presenze istituzionali e segni di divisione

Tra i presenti si sono distinti esponenti storici e istituzionali: il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha guidato l’accoglienza degli ospiti e ha letto una prima lettura dal profeta Ezechiele, oltre a governatori e parlamentari legati alla storia della Lega. Accanto a loro, figuravano anche nomi di rilievo esterni al perimetro del partito, alcuni dei quali hanno ricevuto fischi e contestazioni dalla folla, a testimonianza delle tensioni che hanno contraddistinto la giornata.

Parole e accuse sul futuro del movimento

Nei discorsi e nei commenti a margine è emersa una linea critica verso la direzione intrapresa negli ultimi anni: esponenti del mondo che si riconosceva nelle battaglie del Senatur hanno parlato apertamente di tradimento dell’eredità politica, definendo la formazione attuale come un organismo differente rispetto a quello originario. Questi giudizi si sono intrecciati con richiami a riprendere con forza le questioni tipiche del Nord, in una miscela di nostalgia e rivendicazione politica.

Il confronto con Matteo Salvini e gli episodi più tesi

L’arrivo del leader della maggioranza, Matteo Salvini, ha suscitato reazioni contrastanti: se da una parte alcuni lo hanno salutato, dall’altra una porzione dei presenti gli ha riservato fischi e slogan di biasimo, anche per la scelta di indossare la camicia verde. Un gesto affettuoso verso la vedova di Bossi, un bacio sulla tempia, è stato giudicato da alcuni come un »bacio di Giuda», scatenando ulteriori proteste. Questi momenti hanno rappresentato l’aspetto più conflittuale della giornata, con accuse di aver abbandonato l’identità fondativa del movimento.

Il rito e la chiusura sul pratone

Il transito del feretro, accompagnato da cornamuse e dall’esecuzione del «Va’ pensiero» da parte di un coro di alpini, è stato accolto con applausi e momenti di commozione, soprattutto quando la famiglia si è raccolta accanto alla bara. Le letture religiose, incluse le parole del figlio Renzo tratte dalla Lettera ai Romani e l’omelia dell’abate Giordano Rota, hanno conferito al rito un taglio prevalentemente spirituale e privato. Infine, il passaggio al pratone ha chiuso la mattinata con un ultimo coro che ha ricordato la figura di Bossi tra fedeltà e divisioni.

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