Digos e Procura hanno ricostruito gli scontri del 22 settembre 2026 alla Stazione Centrale: 27 indagati e sei misure cautelari non detentive per presunti reati di piazza

La vicenda collegata agli scontri avvenuti il 22 settembre 2026 davanti alla stazione centrale di Milano è approdata nelle aule giudiziarie dopo un’attività investigativa coordinata dalla Procura di Milano. La Digos ha raccolto elementi attraverso testimonianze, relazioni operative e l’analisi delle immagini fornite dalla Polizia scientifica, arrivando all’identificazione di 27 persone denunciate per episodi connessi alla manifestazione.
Di queste persone, sei sono state raggiunte questa mattina da misure cautelari di natura non detentiva eseguite dalla Polizia: si tratta di provvedimenti che limitano la libertà personale senza ricorrere alla detenzione, predisposti dal giudice per le indagini preliminari a fronte di indizi ritenuti gravi e di esigenze cautelari.
Accertamenti e modalità d’indagine
L’inchiesta è partita il giorno stesso della manifestazione, quando alcune componenti del corteo che aveva aderito allo slogan “blocchiamo tutto” tentarono di oltrepassare gli schieramenti delle forze dell’ordine per raggiungere lo scalo ferroviario. Gli inquirenti hanno depositato una comunicazione di notizia di reato alla Procura, descrivendo fatti e condotte contestate, e hanno proseguito con una meticolosa attività di riconoscimento a partire dai filmati raccolti.
Le denunce e i reati contestati
Dai riscontri emersi sono state ipotizzate diverse fattispecie penalmente rilevanti: resistenza a pubblico ufficiale aggravata, interruzione di pubblico servizio, oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni — incluse lesioni gravi a operatori in servizio di ordine pubblico — nonché episodi di rapina e il lancio o l’uso di oggetti idonei a offendere durante la manifestazione. Le accuse descrivono condotte collettive, compiute in concorso, e comportamenti che secondo l’accusa hanno trasformato la protesta in momenti violenti e conflittuali.
Provvedimenti del gip e motivazioni
Il giudice per le indagini preliminari ha valutato la presenza di gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza di esigenze cautelari legate al pericolo di reiterazione delle condotte illecite. Per questo motivo la misura scelta è stata di tipo non detentivo e ha previsto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per sei persone, con la finalità di contenere il rischio di nuovi episodi di violenza in contesti pubblici.
Tipologie di limitazioni applicate
Le misure eseguite includono l’obbligo di firma e il divieto di dimora fuori dal comune di residenza, vincoli che non implicano la detenzione ma che mirano a impedire spostamenti ritenuti funzionali alla possibile reiterazione del reato. In alcuni casi l’autorità giudiziaria ha disposto inoltre interrogatori preventivi per altri indagati, mentre per i minori coinvolti sono state adottate misure diverse, previste dall’ordinamento minorile.
Contesto più ampio e reazioni
La vicenda si inserisce nel quadro delle manifestazioni di solidarietà e protesta che hanno interessato numerose città in quel periodo, e che spesso hanno visto la compresenza di più soggetti e sigle di movimento. Alcuni attivisti collegati a realtà come il centro sociale Lambretta sono citati nei provvedimenti, mentre le indagini proseguono per accertare ruoli e responsabilità individuali e collettive.
Da più parti sono arrivate reazioni: le autorità sottolineano la necessità di garantire l’ordine pubblico e la sicurezza dei servizi, mentre reti e collettivi hanno denunciato un uso repressivo degli strumenti giudiziari. L’azione della Digos e le determinazioni del giudice restano al centro del dibattito, che ora si sposterà nelle sedi processuali dove saranno valutati nel dettaglio fatti, prove e tesi difensive.
In attesa degli sviluppi, l’iter processuale proseguirà con gli approfondimenti disposti dalla Procura, coordinata nel procedimento, e con le eventuali richieste di riesame o impugnazione delle misure da parte degli indagati. Il caso rappresenta un esempio di come le indagini su eventi pubblici complessi uniscano attività tecnica (ricognizione video, accertamenti forensi) e valutazioni giuridiche sulle esigenze cautelari.





