Sei misure cautelari non detentive sono state eseguite nell'ambito dell'inchiesta sugli scontri del 22 settembre in Stazione Centrale; 27 persone risultano complessivamente deferite.

La vicenda riferita agli scontri avvenuti il 22 settembre nella zona della stazione centrale di Milano ha visto un nuovo sviluppo con l’esecuzione, da parte della Polizia di Stato e degli uffici della Procura della Repubblica, di sei misure cautelari non detentive nei confronti di cittadini maggiorenni.
L’operazione si inserisce in un fascicolo che finora ha portato al riconoscimento e al deferimento complessivo di 27 persone ritenute responsabili di reati commessi nell’ambito della manifestazione.
Il corteo, organizzato a sostegno della Global Sumud Flotilla e più in generale per mantenere alta l’attenzione sulla causa palestinese, aveva visto partecipanti ripetutamente tentare di superare i cordoni delle forze dell’ordine con lo slogan «blocchiamo tutto». Le indagini della DIGOS della Questura di Milano e l’analisi dei filmati forniti dalla Polizia Scientifica sono risultati determinanti per l’identificazione dei presunti responsabili e per definire le esigenze cautelari valutate dal giudice.
Le misure disposte e la loro natura
Il GIP del Tribunale di Milano ha adottato misure che non prevedono la detenzione ma impongono obblighi di natura cautelare: in particolare l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e l’obbligo di dimora nel comune di residenza per sei soggetti. Si parla di misure cautelari non detentive quando si ritiene necessario limitare la libertà personale in forma meno restrittiva rispetto alla custodia cautelare, al fine di prevenire il rischio di reiterazione di comportamenti illeciti.
Motivazioni e valutazioni del giudice
Secondo il provvedimento del giudice, sussistono gravi indizi di colpevolezza e la concreta necessità di impedire la reiterazione di condotte delittuose, anche in relazione a episodi che avrebbero comportato l’uso di armi. Per altri otto indagati, per i quali era stata avanzata richiesta di misura, il GIP ha disposto l’interrogatorio preventivo ai fini cautelari prima di valutare eventuali ulteriori provvedimenti.
I reati contestati e il quadro accusatorio
Le ipotesi di reato contestate a vario titolo nei confronti dei 27 soggetti comprendono, tra gli altri, la resistenza a pubblico ufficiale aggravata (anche perché commessa durante manifestazioni e da più di cinque persone riunite), l’interruzione di un ufficio o servizio pubblico, l’oltraggio a pubblico ufficiale, le lesioni aggravate e le lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico, oltre a reati quali la rapina e il lancio di oggetti atti ad offendere. Questo insieme di contestazioni delinea un quadro accusatorio orientato a considerare gli episodi come gravi reati di piazza.
Arresti in flagranza e prime misure
Durante lo svolgimento degli scontri, la DIGOS aveva proceduto all’arresto in flagranza di quattro persone, tra cui due minorenni, ritenute responsabili di condotte violente contro le forze dell’ordine. Quegli interventi immediati sono stati soltanto l’inizio dell’attività investigativa che si è poi sviluppata attraverso la raccolta e l’analisi di elementi probatori documentali e audiovisivi.
L’indagine: ruolo dei filmati e prossimi passi
La riconoscibilità degli autori degli episodi è stata possibile grazie alla minuziosa visione dei filmati acquisiti dalla Polizia Scientifica, che hanno permesso di ricostruire movimenti, comportamenti e responsabilità individuali e collettive durante la manifestazione. La comunicazione della notizia di reato alla Procura ha formalizzato le condotte contestate e ha avviato le fasi successive del procedimento penale, con l’intento di accertare ulteriori responsabilità e di prevenire il ripetersi di analoghi episodi.
Implicazioni e osservazioni finali
Questo sviluppo processuale evidenzia come le autorità cercano di bilanciare il diritto di manifestare con la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei servizi pubblici. L’utilizzo di misure cautelari non detentive vuole ridurre i rischi di reiterazione senza ricorrere alla restrizione carceraria immediata, ma resta centrale l’iter giudiziario per verificare le responsabilità. Le indagini proseguiranno con ulteriori accertamenti e, se necessario, con l’esame di altre prove per definire compiutamente il percorso processuale.





