L’Italia apre le Paralimpiadi di Milano Cortina con due medaglie nello sci alpino ipovedenti: Chiara Mazzel argento e Giacomo Bertagnolli bronzo, risultati che danno slancio alla squadra azzurra

Milano Cortina ha inaugurato le gare paralimpiche con un risultato che ha acceso la folla: nelle prove di sci alpino riservate agli atleti ipovedenti l’Italia ha portato a casa due medaglie, segno tangibile di un movimento in crescita e di un lavoro tecnico sempre più raffinato tra atleti e guide.
Due podi a Tofane
Sulla pista Olympia delle Tofane Chiara Mazzel e Giacomo Bertagnolli hanno firmato due prestazioni di rilievo nella discesa libera per ipovedenti. Mazzel, della Val di Fassa, ha chiuso al secondo posto nella gara femminile, mentre Bertagnolli ha conquistato il bronzo nella prova maschile. Il pubblico ha risposto con calore: applausi, emozione e la consapevolezza che la squadra azzurra sta tornando a contendere posizioni importanti.
Com’è andata la discesa
La pista si è mostrata tecnica e non banale, con condizioni meteo stabili che hanno permesso di spingere forte. Per gli atleti ipovedenti la qualità del risultato passa necessariamente dalla relazione con la guida: comunicazione precisa, riferimenti temporali e fiducia reciproca sono stati determinanti per tracciare linee nette alle alte velocità. I distacchi fra i migliori sono stati minimi — l’ordine dei decimi — e Mazzel ha limitato le oscillazioni di assetto mentre Bertagnolli ha sfruttato alcuni passaggi chiave per recuperare e salire sul podio.
La sinergia guida-atleta
Nel gruppo degli ipovedenti la guida non è solo un supporto tecnico, è la bussola della discesa. Nel caso di Mazzel la collaborazione in pista ha permesso scelte rapide nelle curve e una gestione fluida delle traiettorie. Allenamenti mirati, simulazioni gara e l’affinamento dei segnali vocali hanno ridotto gli errori e reso più omogenei i tempi intermedi: piccoli aggiustamenti che si traducono poi in decimi preziosi sul cronometro.
Bertagnolli: esperienza che pesa
Per Bertagnolli questo bronzo è un’altra tappa in un palmarès già ricco: si tratta della sua nona medaglia paralimpica, a conferma di una carriera costante e solida. Ha commentato con realismo: soddisfazione per il podio ma la voglia di puntare ancora più in alto resta intatta. Il suo risultato contribuisce anche a dare maggiore visibilità allo sci paralimpico in Italia, elemento cruciale per attrarre attenzioni e risorse.
Reazioni, contesto e prospettive
Dirigenti federali, tecnici e spettatori hanno letto queste medaglie come un segnale positivo: il percorso di preparazione sta dando frutti e le strutture sul territorio stanno migliorando. Sul versante tecnico le analisi dei benchmark — traiettorie, tempi intermedi, reattività — mostrano una tendenza all’ottimizzazione degli assetti e delle strategie di gara. Le federazioni e le autorità locali sono ora chiamate a trasformare questo slancio in investimenti concreti per coinvolgere i giovani e rafforzare i centri di allenamento.
Cosa aspettarsi dalle prossime gare
Il programma prosegue con altre prove che definiranno le classifiche di specialità. Le squadre lavoreranno sui dettagli: set-up degli sci, studio dei tempi intermedi e perfezionamento dei segnali fra guida e atleta. Se la preparazione resta coordinata e gli staff tecnici mantengono continuità, le prestazioni potrebbero stabilizzarsi su livelli ancora più alti.
Un risultato collettivo
Queste due medaglie non sono solo trofei: raccontano di sudore, di fiducia costruita curva dopo curva e di un sistema che, pur con margini di miglioramento, sta rafforzando le sue basi. Per gli azzurri è un viatico positivo per il resto della rassegna — e per lo sport paralimpico italiano rappresentano un invito a investire tempo, risorse e attenzione per coltivare nuovi talenti.





