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Operazione GdF smantella frode da 28 milioni legata alle vendite online

La Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito misure cautelari per una presunta frode fiscale collegata alla vendita online di dispositivi elettronici, con sequestro di 22 immobili e beni di lusso

La Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale locale, su richiesta della Procura, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta frode fiscale legata al commercio elettronico. Coinvolti una commercialista milanese e due imprenditori della Lomellina: perquisizioni e sequestri hanno interessato immobili, conti e altri beni riconducibili alle società sotto indagine.

Le indagini, condotte con verifiche documentali e riscontri bancari, hanno ricostruito operazioni sia nazionali sia transfrontaliere connesse a vendite online. Gli accertamenti hanno portato al sequestro preventivo di numerosi immobili e alla indisponibilità di consistenti somme di denaro intestate a persone giuridiche e fisiche coinvolte nell’affare. I magistrati hanno autorizzato le misure cautelari anche per il rischio di inquinamento delle prove e per la possibilità che il presunto reato si ripetesse.

Il meccanismo contestato, secondo gli investigatori, è quello della cosiddetta frode carosello: una catena di operazioni simulate sostenuta da fatture per operazioni inesistenti. L’ipotesi è che, attraverso questo schema, le società coinvolte abbiano sottratto all’Erario IVA su un giro d’affari stimato in oltre 28 milioni di euro. Il vantaggio fiscale ottenuto, sempre secondo l’accusa, avrebbe permesso di vendere dispositivi elettronici a prezzi anomali, comprimendo la concorrenza sulle piattaforme di e‑commerce.

Gli elementi raccolti fanno emergere possibili violazioni della compliance fiscale e omissioni nella due diligence commerciale. Le autorità ora dovranno approfondire la responsabilità patrimoniale e quantificare l’eventuale danno erariale: per farlo serviranno estratti conto, atti societari e, se necessario, rogatorie internazionali.

Il ruolo della consulente fiscale
Secondo la Procura e il Nucleo di Polizia Economico‑Finanziaria, la commercialista milanese avrebbe avuto un ruolo centrale nell’organizzazione del presunto sistema: non solo consulente, ma promotrice di un modello “chiavi in mano” di evasione. L’accusa la ritiene responsabile della costituzione di società fittizie, della predisposizione della documentazione e della contabilizzazione delle fatture inesistenti. Per questo motivo le è stata contestata una percentuale sui volumi fatturati che, a quanto riferito, si aggirerebbe tra l’11% e il 13%.

Società cartiere, prestanome e cassaforte immobiliare
Le indagini hanno messo in luce la presenza di più entità giuridiche create con finalità fraudolente: le cosiddette società cartiere che emettevano documentazione falsa. Per occultare i proventi e ostacolare la tracciabilità, gli inquirenti parlano dell’impiego di prestanome e dell’uso di una società immobiliare come “cassaforte”, intestando a questa immobili e altri beni di pregio.

Provvedimenti cautelari e sequestro dei beni
L’ordinanza, eseguita nelle province di Milano e Pavia, ha disposto la custodia in carcere per la commercialista e gli arresti domiciliari — con braccialetto elettronico — per due imprenditori ritenuti amministratori di fatto di alcune società. In parallelo è scattato il sequestro preventivo di beni considerati frutto del profitto illecito: tra questi, 22 immobili tra Milano e Vigevano, ingenti disponibilità finanziarie e numerosi orologi di pregio. L’obiettivo operativo è chiaro: evitare la dispersione dei beni e conservare risorse utili a eventuali misure di confisca o al risarcimento dello Stato.

Ricostruzione dei flussi e sviluppi dell’indagine
Il lavoro degli investigatori si concentra ora sull’analisi approfondita dei flussi finanziari. Esperti del settore sottolineano come casi simili richiedano complesse attività di due diligence per seguire i movimenti di danaro, collegare i conti agli atti societari e, se necessario, attivare canali internazionali per acquisire informazioni. Le acquisizioni documentali già avviate e le possibili rogatorie serviranno a chiarire i collegamenti tra le operazioni e le società cartiere individuate.

Impatto sul mercato e attenzione al commercio elettronico
L’inchiesta mette in evidenza un problema più ampio: il commercio elettronico può generare rapidamente volumi significativi e, se sfruttato illecitamente, distorcere il mercato. La presunta frode non danneggia soltanto l’Erario, ma altera la concorrenza, penalizzando gli operatori che rispettano le regole fiscali. Per questo motivo le autorità hanno ribadito l’importanza di rafforzare i controlli sui flussi collegati alle piattaforme di vendita online.

Prossime tappe
Le investigazioni proseguiranno fino a chiarire eventuali responsabilità aggiuntive. Gli accertamenti continueranno nel rispetto della presunzione di innocenza, con valutazioni basate sulle evidenze emerse dalle perquisizioni e dalle analisi finanziarie. Ulteriori sviluppi saranno resi noti in base ai risultati delle verifiche patrimoniali e documentali in corso.

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