Il caso di Rogoredo ha portato a trasferimenti, indagini per favoreggiamento e un fermo per omicidio: la vicenda mette sotto esame procedure e responsabilità interne alla polizia

Argomenti trattati
La morte di Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo è al centro di un’inchiesta che coinvolge la polizia e le istituzioni locali. L’indagine ha assunto rilievo nelle settimane successive ai fatti per le implicazioni penali e organizzative.
Le autorità procedono contro un assistente capo indagato per omicidio volontario e verificano il ruolo dei colleghi e la conduzione del commissariato Mecenate.
Gli accertamenti comprendono trasferimenti di personale, ispezioni interne e approfondimenti tecnici sui tempi e sulle modalità dei soccorsi.
Gli spostamenti del personale e le accuse ai colleghi
Dopo gli sviluppi investigativi, la Questura ha disposto i trasferimenti di quattro agenti del commissariato Mecenate. Essi sono stati assegnati a incarichi non operativi e in sedi diverse. I poliziotti, più giovani rispetto all’assistente capo già coinvolto nelle indagini, risultano indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Se le ipotesi accusatorie fossero confermate, si configurerebbe una significativa compromissione delle procedure interne.
Il ruolo degli agenti trasferiti
Secondo la ricostruzione della Procura, uno degli agenti sarebbe rientrato in commissariato immediatamente dopo lo sparo per recuperare una replica di Beretta 92. La riproduzione è stata successivamente rinvenuta accanto al corpo del 28enne. Gli investigatori ritengono che il gesto potesse sostenere una versione basata sull apparenza del conflitto a fuoco. Il contesto probatorio resta però oggetto di approfondimenti tecnici e di audizioni testimoniali. Le verifiche proseguiranno per chiarire tempi e modalità degli interventi e dei soccorsi.
I tempi dei soccorsi e le prove tecniche
La ricostruzione degli eventi evidenzia ritardi nella chiamata ai servizi di emergenza. Gli accertamenti indicano che la telefonata al 118 sarebbe partita ventitré minuti dopo lo sparo, nonostante la vittima mostrasse ancora segni di vita. La discrepanza ha motivato le contestazioni per omissione di soccorso e richieste di chiarimenti da parte della magistratura e delle forze di polizia.
Verifiche su tracce e dinamiche
Gli esami balistici e le analisi biologiche hanno fornito elementi utili alla ricostruzione. Accanto al corpo è stata trovata una replica, mentre le tracce di DNA hanno orientato le interpretazioni investigative. La fase tecnica si concentra ora su conteggio dei tempi, collocazione degli oggetti e confronto con le dichiarazioni degli operatori.
Reazioni istituzionali e indagini ispettive
La fase tecnica si concentra ora su conteggio dei tempi, collocazione degli oggetti e confronto con le dichiarazioni degli operatori. A questa fase si sono affiancate reazioni istituzionali e verifiche ispettive a livello locale e nazionale.
Il Capo della Polizia, durante una visita in Questura, ha definito l’episodio «fatto gravissimo». Ha chiesto controlli più severi e una presenza costante sul territorio. Il messaggio rimarca la priorità alla qualità dell’azione e alla trasparenza, anche a scapito della produttività numerica, per migliorare il rigore nelle procedure.
Dichiarazioni pubbliche e atteggiamento delle autorità
Il questore di Milano ha ribadito che non saranno fatti «sconti a nessuno» e che la polizia adotterà misure per isolare eventuali «mele marce». Le parole del questore intendono rassicurare sull’impegno a preservare la credibilità dell’organizzazione.
Dalla Procura, il procuratore capo ha espresso amarezza per il coinvolgimento di un appartenente alle forze dell’ordine. Ha evidenziato la necessità di accertamenti tecnici approfonditi e imparziali, affidati a strumenti forensi e a verifiche documentali.
La doppia linea d’azione: giudiziaria e disciplinare
Il procedimento si sviluppa su due piani. Sul fronte penale la Squadra Mobile continua a sentire testimoni e a raccogliere prove per stabilire responsabilità dirette. Sul fronte disciplinare la Questura conduce accertamenti interni per verificare eventuali omissioni, silenzi o condotte improprie nel commissariato. Al centro dell’accertamento rimane la questione della conoscenza dei fatti e della loro tempistica, che gli inquirenti intendono chiarire attraverso audizioni e riscontri documentali.
Nel frattempo il dibattito pubblico e politico si è acceso, sollevando questioni su procedure operative, tutela degli operatori e rispetto della legalità. La vicenda di Rogoredo resta aperta: le indagini procedono e ogni nuovo elemento probatorio potrà ridefinire responsabilità e ricostruzioni sinora emerse. Sono previsti ulteriori accertamenti tecnici e verifiche documentali affidati a strumenti forensi per garantire imparzialità.





