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Indagine a Milano smaschera organizzazione di spaccio: quattro arresti

La Squadra Mobile di Milano e la Direzione Distrettuale Antimafia hanno eseguito quattro custodie cautelari dopo un'inchiesta che ha ricostruito depositi, trasporti e comunicazioni criptate legati al traffico di cocaina

La Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Milano ha coordinato un’operazione che, il 20 febbraio, ha portato all’esecuzione di misure cautelari a carico di quattro cittadini albanesi ritenuti coinvolti in un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di cocaina.

L’indagine, condotta combinando metodi tradizionali e strumenti tecnici, ha ricostruito una struttura operativa solida: turni senza interruzioni per assicurare disponibilità continua della droga, depositi per lo stoccaggio, auto impiegate per i trasporti e utenze intestate a prestanomi.

Gli investigatori hanno messo insieme intercettazioni, pedinamenti e osservazioni sul territorio per definire ruoli e flussi logistici; gli approfondimenti proseguiranno per dettagliare la posizione di ciascun indagato.

Come si è svolta l’attività investigativa
Tra maggio e settembre le attività della Sezione Criminalità Straniera della Squadra Mobile hanno compreso intercettazioni tecniche, pedinamenti, perquisizioni e arresti in flagranza. Grazie a questi accertamenti sono stati individuati i locali di stoccaggio e i luoghi dove la sostanza veniva preparata per la vendita, oltre a ricostruire gli spostamenti dei mezzi impiegati. È emerso anche l’uso di telefoni criptati per coordinare consegne e scambi, sistema che ha agevolato comunicazioni continue tra organizzazione, corrieri e clienti.

Sul fronte probatorio sono in corso analisi forensi sui dispositivi sequestrati e verifiche sui flussi finanziari: passaggi necessari per attribuire responsabilità e stimare l’effettivo giro d’affari.

Volume dell’attività e impatto economico
Secondo gli investigatori, l’organizzazione sarebbe responsabile di oltre mille cessioni di cocaina, distribuite in diversi punti della città attraverso turnazioni pensate per garantire disponibilità costante. Le stime parlano di entrate illecite pari a diverse centinaia di migliaia di euro, cifra che riflette una capacità gestionale in grado di coprire approvvigionamento, immagazzinamento e distribuzione anche oltre i confini nazionali.

Le conseguenze sul piano giudiziario
Il materiale raccolto — intercettazioni, sequestri e riscontri sui luoghi di deposito — costituisce il nucleo probatorio su cui la Procura potrà fondare richieste di misure cautelari e contestazioni per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Proseguono inoltre i controlli su movimenti finanziari sospetti e le verifiche amministrative e penali connesse alle responsabilità emerse.

Chi sono i quattro indagati e dove sono stati catturati
Dalle comunicazioni con fornitori esteri sono emersi i profili dei quattro indagati. Il presunto promotore, un 34enne albanese, è stato rintracciato nella sua abitazione a Milano; risultava già sottoposto a misure alternative dopo un precedente arresto con il sequestro di circa mezzo chilo di cocaina. Un altro, 33 anni, è stato individuato a Guidonia Montecelio (RM), dove si trovava agli arresti domiciliari dopo un fermo per il possesso di numerose dosi. I due rimanenti — un 33enne e un 34enne — sono stati arrestati in Albania a seguito dell’estensione internazionale delle ricerche.

Cooperazione internazionale e prossime mosse investigative
Le catture oltreconfine sono state possibile grazie alla collaborazione delle autorità albanesi e al supporto di strutture investigative italiane, tra cui la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga e il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. Si è fatto ricorso a strumenti di mutua assistenza giudiziaria e a protocolli operativi che hanno permesso di seguire le tracce delle forniture estere e recuperare elementi probatori. Le indagini proseguiranno per chiarire i contatti internazionali del gruppo e valutare ulteriori sviluppi processuali.

Stato del procedimento
Il procedimento è ancora in fase di indagini preliminari: solo con un giudizio definitivo si potrà accertare la responsabilità penale degli indagati. Nel frattempo gli inquirenti continueranno l’analisi dei tabulati telefonici, dei dispositivi sequestrati e dei movimenti finanziari. Eventuali omissioni procedurali potrebbero compromettere l’utilizzabilità delle prove, perciò le attività investigative proseguono con attenzione alle procedure e agli scambi informativi internazionali; non sono escluse richieste di proroga delle indagini o istanze di rinvio a giudizio, a seconda degli esiti.

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