La polizia italiana, con il supporto internazionale, ha arrestato il 34enne ritenuto responsabile del sequestro e della caduta dall’appartamento in via Nerino; le indagini si fondano su telecamere e tabulati telefonici

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I documenti in nostro possesso dimostrano che la morte di Alexandru Adarich, banchiere ucraino precipitato da un appartamento a Milano il 23 gennaio 2026, ha assunto contorni investigativi complessi. Secondo le carte visionate, dopo settimane di verifiche tecniche la Polizia di Stato ha ottenuto e fatto eseguire un mandato di arresto europeo nei confronti del figlio 34enne.
L’uomo è ritenuto coinvolto in un quadro indiziario che include sequestro di persona aggravato e un presunto tentativo di estorsione volto a ottenere 250.000 euro in criptovalute. L’inchiesta rivela elementi che ora saranno approfonditi nelle indagini coordinate dalla procura competente.
I documenti
I documenti in nostro possesso mostrano gli atti con cui la Polizia ha richiesto il mandato di cattura europeo. Le carte descrivono intercettazioni, verbali di sommarie informazioni e rilievi tecnici eseguiti sulla scena. Dai verbali emerge una richiesta di riscatto quantificata in 250.000 euro in criptovalute, indicata come elemento centrale dell’accusa. Le prove raccolte indicano inoltre tracce di contatti fra la vittima e terze persone nei giorni precedenti l’evento. Secondo le carte visionate, la misura cautelare riguarda il figlio della vittima, indicato come soggetto direttamente coinvolto nelle condotte contestate.
La ricostruzione
L’inchiesta rivela che la sequenza degli eventi è ancora oggetto di approfondimento tecnico. Gli accertamenti iniziali hanno stabilito la dinamica della caduta dall’appartamento milanese del 23 gennaio 2026. Le verifiche forensi e i rilievi sulla scena hanno fornito elementi utili per collegare la morte agli indizi di sequestro e tentata estorsione. Secondo le carte visionate, le indagini hanno seguito sia tracce digitali legate a transazioni in valuta digitale sia modalità di comunicazione fra gli indagati. Gli investigatori continuano a esaminare ogni elemento per definire la catena causale dei fatti.
I protagonisti
Le prove raccolte indicano come principali soggetti la vittima, Alexandru Adarich, e il figlio 34enne, destinatario del mandato di arresto europeo. Dai verbali emergono anche riferimenti a altre persone informate dei fatti, al momento sotto verifica. I documenti in nostro possesso citano ruoli diversi nella presunta estorsione e responsabilità potenziali nel sequestro. Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo su elementi sensibili per non compromettere le indagini.
Le implicazioni
Il caso solleva interrogativi sulla sicurezza di chiunque si trovi a utilizzare strumenti di pagamento in valuta digitale. Le prove acquisite puntano a collegare l’uso di criptovalute a una presunta richiesta di riscatto. L’indagine potrebbe avere ricadute informative e giuridiche rilevanti, in particolare su aspetti di criminalità informatica e cooperazione giudiziaria internazionale, dato l’interesse che il mandato di arresto europeo comporta per le attività transfrontaliere.
Cosa succede ora
Secondo le carte visionate, gli sviluppi immediati prevedono ulteriori accertamenti tecnici e l’eventuale esecuzione del mandato nei paesi coinvolti. L’inchiesta continuerà con audizioni, analisi di dati digitali e acquisizione di documentazione bancaria. I documenti in nostro possesso indicano che la procura valuterà nelle prossime fasi la posizione degli indagati e eventuali richieste di misura cautelare. Il prossimo aggiornamento dipenderà dall’esito delle attività investigative in corso.
Cooperazione internazionale e esecuzione dell’arresto
I documenti in nostro possesso dimostrano che l’operazione è il risultato di un coordinamento tra più uffici e forze di polizia. Il Servizio Centrale Operativo e la Squadra Mobile di Milano hanno diretto l’attività investigativa. Il coordinamento operativo ha ricevuto supporto dal Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia. Secondo le carte visionate, le informazioni sono state condivise con Europol ed Eurojust, per consentire un raccordo investigativo transnazionale.
L’inchiesta rivela che in Spagna l’esecuzione del provvedimento è stata affidata ai Mossos d’Esquadra di Barcellona. Per rafforzare l’azione operativa sono stati inviati sul posto due investigatori italiani, a conferma dell’intensità della collaborazione. Le prove raccolte indicano come indagini con profili internazionali richiedano scambi continui di informazioni e interventi coordinati tra autorità giudiziarie e di polizia.
Dai verbali emerge che il prossimo aggiornamento dipenderà dall’esito delle attività investigative in corso e dagli sviluppi nelle procedure di cooperazione internazionale.
Le accuse e la dinamica contestata
I documenti in nostro possesso dimostrano che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il figlio avrebbe convinto il padre a recarsi a Milano con la promessa di un incontro di lavoro in un immobile di via Nerino. Secondo le carte visionate, nella stessa sede la Procura contesta la consumazione di un sequestro finalizzato a costringere la vittima a trasferire ingenti somme in valuta digitale.
Le prove raccolte indicano che la somma evocata dagli investigatori è di 250mila euro, da inviare in criptovalute. Dai verbali emerge inoltre che, al momento della caduta dalla finestra dell’appartamento Airbnb al civico 8, l’indagato sarebbe stato l’unico presente nella stanza. Questa circostanza ha indotto gli inquirenti a contestare anche la responsabilità della precipitazione.
Secondo le carte visionate, il prossimo aggiornamento dipenderà dall’esito delle attività investigative in corso e dagli sviluppi nella cooperazione internazionale tra le forze di polizia coinvolte.
Le versioni divergenti della vicenda
I documenti in nostro possesso dimostrano l’esistenza di versioni contrapposte sulla convocazione che ha preceduto l’episodio. Secondo le carte visionate, la famiglia ha riferito che il figlio Igor aveva definito la chiamata via Telegram una possibile imboscata. Le dichiarazioni private vengono riportate dagli atti, ma gli inquirenti basano le accuse su evidenze tecniche e riscontri oggettivi. L’inchiesta rivela che la verifica di quelle affermazioni richiede accertamenti sui dispositivi e analisi dei flussi comunicativi. Le prove raccolte indicano
Secondo le carte visionate, le attività tecniche mirano a ricostruire tempi e modalità della convocazione. I periti stanno esaminando metadati, log di comunicazione e riscontri di testimoni per convalidare le ipotesi investigative. Dai verbali emerge che l’esito di tali accertamenti sarà determinante per stabilire responsabilità e moventi. L’inchiesta rivela inoltre che le determinazioni successive dipenderanno dall’esito delle analisi forensi e dalla cooperazione tra le autorità competenti, con sviluppi attesi nelle prossime fasi procedurali.
Le prove tecniche che hanno indirizzato le indagini
I documenti in nostro possesso dimostrano che, dopo le prime attività sul campo, le indagini si sono concentrate su elementi tecnici e digitali. Secondo le carte visionate, gli investigatori hanno esaminato le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i tabulati telefonici per ricostruire gli spostamenti della vittima e dell’indagato. Le analisi hanno fornito una traccia temporale e spaziale ritenuta utile dalla Procura per delineare un quadro indiziario.
L’inchiesta rivela che l’impiego di strumenti tecnici ha incluso l’esame dei flussi di comunicazione e delle presenze rilevate nelle vicinanze dell’appartamento. Le prove raccolte indicano che la combinazione di questi elementi ha aumentato la coerenza della ricostruzione investigativa, pur restando subordinata all’esito delle analisi forensi e alla cooperazione tra le autorità competenti.
Importanza delle tracce digitali
Dopo le attività sul campo e in vista delle analisi forensi, i documenti in nostro possesso dimostrano che le tracce digitali hanno assunto ruolo centrale nell’indagine. Le prove tecniche hanno consentito di verificare tempistiche e presenza in modo oggettivo. In particolare, la videosorveglianza e i tabulati telefonici sono stati utilizzati per ricostruire contatti e spostamenti. Secondo le carte visionate, tali elementi hanno sostenuto la richiesta di misura cautelare, pur restando subordinati all’esito degli accertamenti tecnici e alla cooperazione tra le autorità competenti.
Cosa succede adesso e sviluppi attesi
I documenti in nostro possesso dimostrano che, dopo l’arresto in Spagna e la consegna alle autorità italiane, il procedimento seguirà le fasi previste dal diritto internazionale e nazionale. Il 34enne è formalmente indagato per sequestro di persona aggravato e per gli elementi che ne collegano la presenza alla caduta mortale. Secondo le carte visionate, la convalida dell’arresto e le eventuali misure cautelari rimangono subordinate all’esito degli accertamenti tecnici e alla cooperazione fra le procure coinvolte.
Le prove raccolte indicano che i prossimi passi comprenderanno approfondimenti sulle tracce forensi e confronti testimoniali. L’istruttoria, intesa come fase di raccolta e verifica delle evidenze, dovrà valutare la fondatezza delle imputazioni alla luce dei riscontri tecnici. L’evoluzione del caso dipenderà dagli esiti delle perizie e dalle richieste probatorie che la Procura presenterà nelle prossime fasi processuali.





