Nel 2026 il settore fintech mostra segnali di stress: spread in aumento e pressioni sulla liquidità richiedono una nuova due diligence

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Il fintech sotto stress: cosa dicono i numeri del 2026
I numeri parlano chiaro: nel primo trimestre 2026 il rendimento medio dei titoli corporate fintech è salito di 180 punti base rispetto al 2025. I volumi di finanziamento early-stage sono calati del 27% anno su anno, secondo Bloomberg.
Il dato evidenzia un aumento del rischio di mercato e una possibile riduzione della disponibilità di capitale per le startup del settore.
Contesto ed esperienza professionale
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech con 15 anni di esperienza, osserva che cicli simili si sono già verificati. Nella sua esperienza, quando lo spread tra debt e benchmark aumenta, la liquidity tende a restringersi e i modelli di crescita finanziati a debito diventano più fragili. Chi lavora nel settore osserva che la crisi del 2008 ha insegnato l’importanza della due diligence e del controllo della liquidità; molte startup fintech oggi adottano leve finanziarie elevate che incrementano l’esposizione al rischio.
Analisi tecnica e metriche
Analisi tecnica e metriche
I numeri confermano tensioni operative e finanziarie per le scale-up fintech. Il tasso di default implicito stimato è del 6,8% su 12 mesi per il settore fintech, contro il 3,1% per il tech più ampio. Il rapporto debt/equity mediano è aumentato da 0,45 a 0,78 nell’ultimo biennio, accrescendo la sensibilità allo spread di mercato.
Le metriche operative peggiorano: il burn rate medio è salito del 22% e il tempo medio alla prossima raccolta è di 9,4 mesi, sotto la soglia prudenziale di 12 mesi indicata dagli studi di settore. Dal punto di vista del funding, i round series B+ presentano una diluizione media del 18%, rispetto al 12% antecedente al 2022, segnale di condizioni negoziali più severe da parte degli investitori.
La qualità dei processi di controllo mostra criticità. I tassi di conversione KYC/AML sono peggiorati su alcune piattaforme, con un aumento dei rifiuti delle transazioni che riduce la capacità di monetizzare i portafogli clienti e grava sulla compliance. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, un deterioramento simile dei flussi operativi amplifica rapidamente i costi di capitalizzazione e la necessità di due diligence rafforzata.
Dal punto di vista regolamentare, lo scenario impone una revisione delle politiche di gestione della liquidità e della leva finanziaria. Chi lavora nel settore sa che l’interazione tra leva elevata, burn rate crescente e finestre di raccolta più brevi amplifica il rischio di shortfall di cassa. I numeri parlano chiaro: la resilienza delle fintech dipenderà dalla capacità di prolungare il runway e di migliorare i processi di onboarding.
Implicazioni regolamentarie
Le autorità come la BCE e la FCA hanno intensificato le verifiche su resilienza operativa e governance. Chi lavora nel settore sa che la compliance non è più un costo accessorio ma una barriera d’ingresso. Le linee guida della FCA sul resiliency testing e le raccomandazioni della BCE sulla gestione della liquidity obbligano le fintech a rafforzare stress test, piani di contingenza e buffer patrimoniali.
La regolamentazione dei servizi di pagamento e delle stablecoin continua a evolvere, con effetti diretti su costi e tempi di lancio. Per gli operatori, il rischio di compliance si traduce in costi operativi più elevati e in un aumento del time-to-market. I numeri parlano chiaro: secondo analisi McKinsey, il costo medio della compliance per una fintech scale-up è cresciuto del 34% dal 2023.
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che la maggiore intensità regolamentare richiede una due diligence più rigorosa. Nella sua esperienza, le istituzioni che implementano processi di governance strutturati riducono lo spread di rischio percepito dagli investitori e migliorano l’accesso al credito.
Prospettive di mercato
La resilienza delle fintech dipenderà dalla capacità di prolungare il runway e di migliorare i processi di onboarding. Le aziende con piani di contingenza credibili e test di stress frequenti avranno vantaggi competitivi sul mercato. Dal punto di vista regolamentare, la conformità proattiva è altresì un fattore di differenziazione per gli investitori istituzionali.
I numeri parlano chiaro: la pressione sui costi di compliance impone scelte strategiche tra crescita rapida e consolidamento operativo. Chi adotta soluzioni scalabili per la compliance e l’automazione del controllo interno può ridurre il costo unitario della conformità nel medio termine.
Un elemento da monitorare è l’evoluzione normativa sui pagamenti digitali e sulle stablecoin, che potrà ridefinire i requisiti patrimoniali e di reporting per gli operatori. Gli sviluppi attesi includono specifiche più stringenti su governance, trasferimento di liquidità e stress test, con impatti misurabili sui bilanci delle scale-up fintech.
Nella mia esperienza in Deutsche Bank, le crisi non si affrontano ignorando i segnali di mercato. Servono due diligence rafforzata e una gestione attiva della liquidity. Chi lavora nel settore sa che occorre un approccio realistico allo spread e al costo del capitale. Le opportunità di consolidamento e di acquisizione di asset a sconto cresceranno, ma saranno accessibili solo a soggetti con metriche di performance e compliance dimostrabili.
I numeri parlano chiaro: gli investitori dovrebbero privilegiare bilanci con cash runway superiore a 18 mesi, margini unitari trasparenti e governance verificabile. Dal punto di vista regolamentare, le autorità devono continuare a bilanciare innovazione e tutela del sistema finanziario. Chi opera nel fintech, dopo le lezioni del 2008, dovrà rafforzare processi di due diligence, liquidity management e stress testing per mantenere l’accesso ai mercati.
Fonti: BCE, FCA, McKinsey Financial Services, Bloomberg. Un prossimo sviluppo atteso riguarda l’armonizzazione delle regole europee su resilience operativa e trasferimento di liquidità, con impatti diretti sui modelli di funding delle scale-up fintech.





