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Fintech e gestione della liquidità: lezioni dalla crisi e soluzioni pratiche

Nella mia esperienza in Deutsche Bank illustro perché la gestione della liquidità resta il vero test per le startup fintech e quali metriche monitorare

Come il fintech sta ridefinendo il rischio di liquidità dopo la crisi del 2008

Nel 2025 le piattaforme fintech hanno gestito oltre 12.000 miliardi di dollari di transazioni a livello globale, con una crescita media annua del 14% negli ultimi cinque anni (Bloomberg, McKinsey Financial Services).

Questo boom amplifica il ruolo del rischio di liquidità: flussi sempre più concentrati, infrastrutture digitali che interconnettono mercati e un maggiore peso delle controparti di funding mettono sotto pressione banche tradizionali e autorità di vigilanza.

Dal 2008 a oggi: cosa abbiamo imparato
Marco Santini, che ha lavorato in Deutsche Bank e ora analizza il mondo fintech in modo indipendente, richiama due lezioni fondamentali della crisi: la fragilità della liquidità intraday e la pericolosa sottovalutazione delle controparti. All’epoca scelte di due diligence insufficienti e modelli di rischio mal calibrati aumentarono la portata degli shock. Oggi le fintech offrono velocità ed efficienza, ma portano con sé vulnerabilità note: concentrazione dei flussi, dipendenza da poche fonti di funding e pricing che non è stato ancora testato in un ciclo negativo.

Come il digitale altera le metriche tradizionali
Le piattaforme digitali cambiano le correlazioni tra asset e controparti. API, cloud e integrazioni operative introducono nuovi bias che i modelli tradizionali di pricing non sempre catturano. Di conseguenza, indicatori classici richiedono una ricalibrazione: turnover dei flussi, time to settlement e concentrazione counterpart sono diventati segnali essenziali per individuare rischi emergenti prima che degenerino in crisi.

Un quadro di numeri: vulnerabilità concrete
Un’analisi McKinsey su 50 piattaforme (2024) evidenzia che solo il 38% dispone di buffer liquidi equivalenti a 30 giorni di outflow in uno stress test. Inoltre, il 22% si affida a linee di credito poco diversificate, con oltre il 60% del fabbisogno garantito da poche controparti. In scenari avversi, un aumento degli spread di 200 punti base sui mercati wholesale può estendere il rollover delle linee di credito da 7–10 giorni a oltre 30 giorni per le piattaforme meno capitalizzate, compromettendo la capacità di coprire pagamenti intragiornalieri.

Cosa devono misurare oggi le piattaforme
Oltre ai classici LCR e NSFR, le fintech dovrebbero monitorare:
– cost of funding effettivo in tempo reale;
– tempo di ricollocamento degli attivi in condizioni di mercato stressate;
– concentration ratio delle principali fonti di capitale;
– efficacia dei piani di recovery e della riconciliazione intraday.

Regolamentazione: direttrici e scelte attese
La maggiore trasparenza richiesta dai regolatori amplia i dati disponibili per la due diligence, ma l’innovazione accelera più delle norme. I prossimi passi prevedono standard di reporting comuni e stress test specifici per le piattaforme digitali, con una possibile estensione di parametri bancari come LCR e NSFR ai player che offrono conti e servizi di pagamento. Le autorità europee (BCE, FCA) hanno già aggiornato linee guida su governance, reporting e piani di risoluzione; ulteriori misure potrebbero includere requisiti di capitalizzazione contingente per le piattaforme più esposte e limiti alla concentrazione delle fonti di funding.

Implicazioni pratiche per operatori e investitori
Per le fintech: rafforzare i buffer di liquidità, diversificare le linee di credito, implementare stress test regolari e migliorare la riconciliazione dei flussi intraday. Le piattaforme che mantengono buffer superiori al 50% rispetto ai modelli base e che distribuiscono il rischio di funding mostrano, secondo analisi McKinsey/Bloomberg citate, una probabilità di sopravvivenza sensibilmente maggiore in scenari avversi.

Per gli investitori: valutare la resilienza oltre la crescita degli utenti. Contano la qualità delle fonti di funding, lo spread di finanziamento e la robustezza dei piani di contingenza. Per le autorità: monitoraggio in tempo reale e due diligence su controparti wholesale rimangono ingredienti chiave per limitare il rischio sistemico.

Conclusione pratica
Il fintech ha rimodellato il panorama dei pagamenti e del funding, generando opportunità significative ma anche nuovi punti di vulnerabilità. Governare questi rischi richiede strumenti misurabili, governance solida e una collaborazione stretta tra piattaforme, banche e regolatori. Chi gestisce o finanzia piattaforme digitali ha davanti una scelta netta: adottare misure di resilienza ora oppure affrontare costi e restrizioni maggiori quando i mercati si irrigidiranno. Le lezioni del 2008 restano valide: innovare sì, ma con prudenza e rigore.

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