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Caso Rogoredo: indagini, fermi e accuse contro un agente di polizia

Il fermo dell'assistente capo Carmelo Cinturrino per l'omicidio di Abderrahim Mansouri riapre il dibattito su responsabilità, ritardi nei soccorsi e presunti rapporti illeciti tra forze dell'ordine e pusher

Boscetto della droga di Rogoredo, Milano — La vicenda esplosa nel boschetto della droga di Rogoredo assume contorni più gravi dopo il fermo dell’assistente capo Carmelo Cinturrino. L’indagato è sospettato di essere il responsabile dell’uccisione di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio.

Le indagini successive hanno portato a un provvedimento datato 23 febbraio.

Fatti principali

Le autorità giudiziarie hanno acquisito elementi che, secondo i pm, mostrano discrepanze tra la versione iniziale fornita dall’indagato e i rilievi investigativi. Le prove raccolte includono riscontri scientifici, testimonianze oculari e materiale video che hanno indotto la procura ad approfondire la dinamica dell’episodio.

Rilevanza pubblica e reazioni

La vicenda ha provocato reazioni politiche e mediatiche per il ruolo simbolico della divisa coinvolta. Sono emerse ipotesi di condotte illecite che potrebbero coinvolgere ulteriori agenti, circostanza al centro degli accertamenti in corso. Le autorità locali hanno promesso massima trasparenza nell’istruttoria.

Gli elementi che hanno portato al fermo

Le autorità locali hanno promesso massima trasparenza nell’istruttoria. Secondo la procura, le attività della Squadra Mobile e del Gabinetto regionale di Polizia scientifica hanno raccolto elementi ritenuti decisivi. I rilievi indicano che Mansouri è stato colpito alla testa senza impugnare un’arma. L’arma rinvenuta vicino al corpo è una replica a salve di Beretta 92, priva di tracce biologiche della vittima. I profili di DNA rinvenuti sull’arma risultano riconducibili ad altri soggetti. Alla luce di questi riscontri, il pubblico ministero ha contestato a Cinturrino il reato di omicidio volontario come gravemente indiziato.

Telefonate, telecamere e analisi forensi

Le verifiche tecniche hanno ricostruito la sequenza degli eventi e il ritardo nell’attivazione dei soccorsi. I filmati e i dati telefonici indicano che la chiamata al 118 è stata effettuata 23 minuti dopo lo sparo. I consulenti medico-legali ritengono che questo intervallo possa aver compromesso le possibilità di sopravvivenza della vittima.

I video mostrano inoltre un agente che si allontana, rientra in commissariato e riappare con uno zaino. Questo fotogramma è ritenuto rilevante perché avvalora l’ipotesi che la pistola a salve sia stata portata sul luogo in un secondo momento. Le autorità hanno classificato le immagini come elemento probatorio utile alle indagini.

Le indagini proseguono con ulteriori accertamenti tecnici, tra cui perizie balistiche e analisi dei metadati, che la procura utilizzerà per completare il quadro probatorio.

La rete di relazioni e le accuse accessorie

In seguito agli accertamenti tecnici già avviati, emergono nuovi elementi sulle presunte condotte dell’assistente capo nella gestione dell’area di Rogoredo. Testimonianze raccolte in fase di indagine segnalano richieste di denaro e di sostanze stupefacenti rivolte ai venditori al dettaglio e una posizione di dominio dell’indagato all’interno della squadra operativa.

Le segnalazioni comprendono ipotesi di favoreggiamento e di omissione di soccorso nei confronti di quattro colleghi indagati. Tali contestazioni saranno valutate con le perizie balistiche, le analisi dei metadati e le dichiarazioni testimoniali già acquisiti dalla procura, utili a completare il quadro probatorio.

Segnalazioni precedenti e procedimenti aperti

In continuità con le perizie balistiche, le analisi e le dichiarazioni acquisite, il fascicolo contiene anche segnalazioni relative a vicende pregresse. Le comunicazioni riguardano contestazioni su verbali e interventi che, secondo alcune fonti, avrebbero inciso sull’esito di procedimenti locali.

Le verifiche attualmente in corso presso la procura riguardano le disponibilità economiche e i contatti dell’assistente capo. L’obiettivo è chiarire possibili moventi e l’esistenza di presunte reti di protezione sul territorio, attraverso accertamenti patrimoniali e riscontri testimoniali. Ulteriori sviluppi saranno determinati dall’esito delle indagini e dagli approfondimenti forensi ancora in corso.

La reazione politica e il valore simbolico dell’accusa

Dopo gli approfondimenti forensi ancora in corso e le indagini in atto, la vicenda ha assunto una forte dimensione politica. La presidente del Consiglio ha espresso sgomento e definito l’episodio, se confermato, come un atto di rottura della fiducia verso la Nazione e le Forze dell’Ordine. Le dichiarazioni hanno richiamato il valore della divisa e la necessità di salvaguardare la fiducia pubblica nelle istituzioni.

Altre autorità hanno sottolineato la necessità di procedere con prudenza e di lasciare alla magistratura il compito di accertare responsabilità e dinamiche senza anticipare conclusioni. Dal punto di vista politico, il caso è percepito come rilevante anche per il suo valore simbolico nella gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Implicazioni procedurali e possibili scenari futuri

La procura ha disposto il fermo per esigenze cautelari legate al pericolo di fuga, al rischio di inquinamento probatorio e alla possibilità di reiterazione del reato. Nei prossimi passaggi giudiziari sarà valutata la convalida del fermo e l’eventuale applicazione della misura della custodia cautelare in carcere. Le richieste saranno esaminate dal giudice per le indagini preliminari sulla base degli atti investigativi raccolti finora.

Le contestazioni estese ad altri componenti della pattuglia potrebbero determinare sviluppi istruttori e un più ampio esame delle prassi operative nel commissariato interessato. Il caso di Rogoredo rimane complesso per la presenza di elementi forensi, testimonianze difformi e questioni etiche legate alle modalità d’intervento in aree ad alta criminalità. Il pubblico ministero procederà con gli accertamenti e la comunità cittadina seguirà gli atti processuali che definiranno i passi successivi.

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