Un assistente capo è stato fermato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri: elementi tecnici, ritardi nei soccorsi e possibili rapporti pregressi tra vittima e agente sono al centro dell'indagine

Argomenti trattati
- Versioni contrastanti sulla dinamica
- Accertamenti tecnici e testimonianze
- Contesto locale e relazioni con pusher
- Inquadramento giudiziario
- Sviluppi attesi
- Ricostruzione della sparatoria e incongruenze
- I tempi dei soccorsi e l’accusa di omissione
- Ipotesi su rapporti pregressi e possibili motivazioni
- Reazioni istituzionali e prossimi passi
Abderrahim Mansouri, 28 anni, è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco a Rogoredo. Nella mattinata del 23/02/2026 è stato fermato l’assistente capo Carmelo Cinturrino, 41 anni, in servizio al commissariato Mecenate. Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, mirano a chiarire dinamiche della sparatoria, gestione della scena e possibili condotte illecite collegate a rapporti tra agenti e pusher della zona.
Versioni contrastanti sulla dinamica
Secondo gli accertamenti preliminari, l’agente aveva invocato la legittima difesa, affermando che Mansouri avrebbe puntato un’arma. Tale versione è stata messa in dubbio da rilevazioni tecniche, testimonianze e analisi dello scenario. La Procura sta verificando la corrispondenza tra la ricostruzione iniziale e i dati raccolti.
Accertamenti tecnici e testimonianze
Le verifiche comprendono esami balistici, rilievi sulla scena e audizioni di testimoni presenti. Gli investigatori analizzano inoltre filmati di videosorveglianza e tracce rilevate sul luogo. Elementi tecnici e dichiarazioni oculari saranno confrontati per stabilire sequenza e distanza dello sparo.
Contesto locale e relazioni con pusher
Le indagini indagano possibili legami tra alcuni agenti e la rete di spaccio operante nella zona di Rogoredo. Gli accertamenti puntano a chiarire se vi siano state omissioni, favoreggiamenti o altre condotte illecite nella gestione dei controlli sul territorio.
Inquadramento giudiziario
La Procura di Milano coordina gli accertamenti con il supporto della polizia giudiziaria. Il fermo dell’assistente capo è avvenuto nell’ambito dell’attività istruttoria finalizzata a valutare responsabilità penali. Ulteriori provvedimenti dipenderanno dagli esiti delle analisi in corso.
Sviluppi attesi
Gli inquirenti proseguiranno con perizie tecniche e nuove audizioni. La magistratura dispone la completa istruttoria per chiarire ogni aspetto della vicenda. La comunità locale e le autorità attendono gli esiti ufficiali degli accertamenti.
Ricostruzione della sparatoria e incongruenze
Dagli accertamenti della Procura emergono elementi che mettono in dubbio la versione resa dall’agente. I pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola indicano che, il giorno dell’evento, il pusher non impugnava alcuna arma quando è stato esploso il colpo che ha colpito Mansouri alla tempia destra. Le verifiche balistiche e i rilievi sulla scena hanno stimato che il proiettile sia stato sparato da una distanza di circa trenta metri, una misura incompatibile con la dinamica descritta dalla difesa dell’agente.
Secondo la Procura, gli elementi fisici raccolti non avvalorano l’ipotesi difensiva secondo cui il colpo sarebbe partito durante una colluttazione ravvicinata. Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che analisi tecniche di questa natura richiedono metodologie rigorose e una valutazione integrata di traiettorie, deformazioni del proiettile e posizionamento dei corpi.
Chi lavora nel settore sa che la ricostruzione balistica può ribaltare versioni iniziali. I numeri parlano chiaro: distanza del tiro e orientamento della vittima sono due variabili decisive per stabilire responsabilità e compatibilità delle dichiarazioni. Dal punto di vista procedurale, gli inquirenti proseguiranno con ulteriori accertamenti per confermare la corrispondenza tra i rilievi e i referti tecnici.
La pistola a salve e le analisi biologiche
Accanto al corpo è stata rinvenuta una replica a salve di una Beretta 92. Gli inquirenti ritengono che l’oggetto possa essere stato collocato successivamente sulla scena del delitto.
Gli esami biologici sulla replica hanno evidenziato tracce genetiche attribuibili a Cinturrino e l’assenza del Dna della vittima. Tale riscontro rafforza l’ipotesi che la scena sia stata alterata per sostenere la versione della legittima difesa.
Marco Santini, analista con esperienza bancaria, osserva che i rilievi sulla catena di custodia e la corrispondenza dei referti tecnici saranno determinanti per la ricostruzione. Dal punto di vista procedurale, gli accertamenti proseguiranno con ulteriori comparazioni del materiale biologico e verifiche forensi.
I tempi dei soccorsi e l’accusa di omissione
La procura contesta un ritardo nella segnalazione ai servizi di emergenza: secondo l’accusa, l’agente avrebbe atteso 23 minuti prima di avvertire la centrale operativa, mentre la persona ferita era ancora in vita ma in condizioni gravi.
Il ritardo è valutato dagli inquirenti come potenzialmente funzionale a un tentativo di costruire una versione difensiva dei fatti. Alcuni colleghi presenti avrebbero inizialmente confermato quella ricostruzione. Tali dichiarazioni sono state poi ritrattate durante gli interrogatori e oggetto di verifiche.
Dal punto di vista procedurale, il capo d’imputazione ipotizza il reato di omissione di soccorso in presenza di elementi che saranno confrontati con le analisi forensi. Le autorità giudiziarie intendono esaminare i tempi registrati dalle comunicazioni radio e i file degli apparati in dotazione.
Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista indipendente, osserva che chi lavora nel settore sa che la tempestività nelle segnalazioni è spesso decisiva per ricostruire la catena degli eventi. Dal punto di vista della due diligence investigativa, i numeri parlano chiaro: la corrispondenza tra orari, testimonianze e riscontri tecnici definirà la tenuta dell’accusa.
Le indagini proseguiranno con ulteriori comparazioni del materiale biologico e controlli sui registri operativi. Saranno inoltre valutate le posizioni dei presenti alla luce delle ritrattazioni registrate durante gli interrogatori.
Interrogatorio dei colleghi e reati contestati
Dopo le ritrattazioni registrate negli interrogatori, la Procura ha esteso gli accertamenti sui colleghi presenti al momento dell’evento. Quattro agenti che erano con Cinturrino risultano indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso.
Nel corso degli accertamenti della Squadra Mobile tre uomini e una donna, tra cui un ispettore, avrebbero ammesso di aver fornito una ricostruzione non veritiera. Le dichiarazioni rese successivamente agli investigatori hanno ampliato il quadro probatorio e hanno rafforzato la richiesta di fermo nei confronti dell’assistente capo. Le posizioni dei presenti sono ora al vaglio della Procura, che valuterà eventuali sviluppi giudiziari e disciplinari.
Ipotesi su rapporti pregressi e possibili motivazioni
Le posizioni dei presenti sono ora al vaglio della Procura, che approfondisce anche i rapporti antecedenti tra le parti. Deposizioni di familiari della vittima e di persone legate al mondo dello spaccio sono confluite nel fascicolo.
Alcuni testi riferiscono di contatti precedenti tra Mansouri e l’agente. Le accuse citano presunte richieste di denaro e di sostanze rivolte al 28enne. Diverse testimonianze descrivono pressioni economiche e consegne quotidiane di droga.
La Procura sta verificando le dichiarazioni per accertare se sia plausibile un movente più ampio oltre l’episodio isolato. Eventuali riscontri probatori determineranno sviluppi giudiziari e disciplinari.
Indagini sui contatti e sugli strumenti digitali
Eventuali riscontri probatori determineranno sviluppi giudiziari e disciplinari. Gli investigatori stanno esaminando tabulati telefonici, messaggi delle chat e dati delle celle per ricostruire i flussi comunicativi prima e dopo la sparatoria. Le verifiche mirano a stabilire scambi di messaggi, eventuali appoggi logistici e la catena di ordini successiva all’episodio.
In particolare si approfondisce la circostanza secondo cui sarebbe stato impartito l’ordine di recuperare uno zaino in commissariato subito dopo lo sparo. Se accertata, questa condotta potrebbe configurare reati aggiuntivi, tra cui depistaggio e concorso in reato. Le analisi tecniche sono coordinate con la Procura per assicurare la conservazione e l’analisi forense dei dati.
Reazioni istituzionali e prossimi passi
Le autorità locali e i vertici della Polizia di Stato hanno sollecitato trasparenza e accertamento rigoroso dei fatti. I rappresentanti istituzionali hanno espresso la necessità che eventuali abusi non restino impuniti.
Il fermo sarà sottoposto a valutazione del gip del Tribunale di Milano. Nel frattempo proseguono le attività di acquisizione di testimonianze e gli approfondimenti tecnici per chiarire le dinamiche e le responsabilità. Marco Santini, analista con esperienza in Deutsche Bank, osserva che chi lavora nel settore conosce l’importanza della due diligence nelle indagini complesse: i numeri parlano chiaro e la documentazione digitale è spesso decisiva.
Gli sviluppi attesi riguardano le risultanze degli esami tecnici e le prossime decisioni dell’autorità giudiziaria.
Difeso dall’avvocato Pietro Porciani, Cinturrino resta a disposizione dell’autorità giudiziaria mentre l’indagine prosegue. La Procura ha precisato che il fascicolo non è chiuso e che gli episodi emersi saranno esaminati singolarmente. L’obiettivo è ricostruire con equilibrio e rigore ogni elemento della vicenda, valorizzando riscontri tecnici e testimonianze. Fase istruttoria indica la valutazione puntuale delle prove e l’eventuale qualificazione dei fatti ai fini delle decisioni successive. Secondo Marco Santini, ex Deutsche Bank ora analista indipendente, la procedura richiede particolare attenzione alla due diligence e alla conformità normativa, elementi determinanti per gli sviluppi giudiziari e disciplinari.





