un nuovo decesso tra i senzatetto milanesi accende il dibattito su assistenza e sicurezza: il ritrovamento è avvenuto il 13/02/2026 in via della Pecetta, quartiere Ghisolfa

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Corpo senza vita trovato in via della Pecetta, a Ghisolfa
Un corpo senza vita è stato rinvenuto venerdì 13 alle 18:34 in via della Pecetta, nel quartiere Ghisolfa a Milano. Secondo le prime ricostruzioni si tratta del settimo decesso registrato quest’anno tra le persone senza fissa dimora in città.
Il ritrovamento riporta sotto i riflettori la fragilità di chi vive in strada e riapre il dibattito sulle misure di accoglienza e sulla sicurezza delle aree urbane.
Indagini in corso e prime verifiche
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e i sanitari per i rilievi e le verifiche del caso. La magistratura ha disposto accertamenti per chiarire le cause della morte e accertare se sussistano responsabilità penali. Le autorità locali stanno lavorando per completare gli accertamenti, mentre il lavoro delle associazioni di volontariato proseguirà per supportare i soggetti coinvolti.
Una serie di decessi che interroga la città
Negli ultimi mesi Milano ha registrato diversi casi simili: il nuovo episodio porta a sette il conteggio dei decessi tra persone senza dimora nel 2026. Le organizzazioni che operano sul territorio sottolineano come alla base ci siano fattori intrecciati — povertà, malattie psichiche, dipendenze — che rendono molte persone particolarmente esposte alle intemperie e ai rischi della vita di strada. Secondo gli operatori, servono risposte multidisciplinari e più coordinamento tra servizi sanitari, sociali e abitativi.
Risposte immediate e richieste delle associazioni
Dopo il ritrovamento sono aumentate le richieste di maggiore presenza dei servizi sociali nelle zone critiche, così come un potenziamento delle attività di assistenza di strada e dei pattugliamenti di prossimità. Le associazioni chiedono un incremento dei posti nei centri di accoglienza, unità mobili sanitarie attive nelle ore notturne e percorsi di accompagnamento individualizzati — un “tutoraggio sociale” che affianchi chi è più fragile verso l’autonomia abitativa e lavorativa.
Proposte operative e priorità
Tra le soluzioni avanzate emergono l’attivazione di équipe multidisciplinari composte da medici, assistenti sociali e mediatori culturali, il rafforzamento dei programmi housing-first e una maggiore integrazione tra i servizi territoriali. Per gli operatori è essenziale anche stabilire protocolli condivisi di intervento e strumenti di monitoraggio per valutare risultati e bisogni reali sul territorio.
Che cosa chiedono ora le istituzioni
Le associazioni attendono risposte concrete dalle istituzioni locali, sia sul breve periodo — interventi di emergenza e posti letto disponibili — sia su piani strutturali che prevedano risorse costanti, formazione degli operatori e percorsi di reinserimento. Nei prossimi giorni il Comune e gli enti competenti dovranno chiarire le azioni che intendono mettere in campo per evitare che episodi del genere si ripetano.
Un bivio tra dolore e azione
Questo caso non è solo un numero: è la testimonianza di persone lasciate in condizioni estreme. Per evitare che il dolore si trasformi in cronaca ripetuta, servono scelte chiare, risorse e responsabilità condivise. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la città saprà tradurre gli appelli in interventi concreti capaci di proteggere chi vive ai margini.





