Scopri perché i tassisti di Milano hanno deciso di scioperare e quali sono le loro principali richieste.

Argomenti trattati
Oggi, 13 gennaio 2026, i tassisti di Milano partecipano a uno sciopero che durerà dalle 8:00 alle 22:00. Questa mobilitazione è stata indetta da numerose sigle sindacali, le quali hanno unito le forze per rivendicare diritti fondamentali e una maggiore dignità nel settore del trasporto pubblico.
La protesta è il risultato di un malcontento crescente nei confronti delle politiche che favoriscono le grandi multinazionali, in particolare Uber, accusata di elusione fiscale. I tassisti sostengono che l’attività di Uber in Italia genera un fatturato paragonabile a quello di oltre 450 licenze taxi, ma con un contributo fiscale irrisorio per lo Stato.
Le motivazioni dello sciopero
I tassisti, attraverso le loro associazioni, esprimono preoccupazione per l’impatto che le piattaforme private, come Uber, hanno sul servizio pubblico. “Vogliamo un servizio governato dalle comunità e non da algoritmi”, affermano i rappresentanti del sindacato Usb Taxi, sottolineando l’importanza di mantenere il controllo del servizio nelle mani degli enti locali piuttosto che lasciarlo nelle mani di interessi privati.
Critiche alle politiche governative
La protesta non si limita a contestare Uber, ma si estende anche alle scelte politiche del governo. I tassisti criticano la legge 146/90, definita “antidemocratica”, poiché limita i diritti di sciopero nel settore del trasporto pubblico. Questo è visto come un tentativo di soffocare il dissenso e ridurre la forza dei lavoratori, un problema che potrebbe avere ripercussioni anche sul futuro del servizio taxi in Italia.
Le rivendicazioni fondamentali
Il messaggio principale dei tassisti è chiaro: chiedono un reddito dignitoso e la protezione del servizio pubblico. Le loro richiesta include il completamento della legge 12/, che mira a combattere l’abusivismo nel settore, e l’implementazione di normative più severe per le piattaforme tecnologiche che operano nel trasporto. “Vogliamo un servizio taxi che sia trasparente, equo e sicuro per tutti”, dichiarano i sindacati.
La questione fiscale e l’impatto sulla comunità
Un altro punto cruciale della protesta riguarda le questioni fiscali. I tassisti sostengono che, permettendo a Uber di operare con tali vantaggi fiscali, il governo sta minando l’economia locale. “Com’è possibile parlare di sovranità e Made in Italy mentre una multinazionale sposta capitali all’estero?”, si chiedono, evidenziando la frustrazione di milioni di cittadini che affrontano quotidianamente costi elevati per i servizi di salute e altri beni essenziali.
Inoltre, le difficoltà del servizio taxi a Roma, dove le lunghe attese e la carenza di auto bianche sono frequentemente al centro delle polemiche, amplificano le preoccupazioni riguardo alla qualità del servizio pubblico. I tassisti chiedono un miglioramento delle condizioni lavorative e un impegno maggiore da parte delle autorità locali per garantire un servizio adeguato.
La divisione all’interno del settore
Nonostante la mobilitazione generale, esistono anche voci dissenzienti all’interno della categoria. Alcuni gruppi, come Uri e itTaxi, hanno scelto di non partecipare allo sciopero, esprimendo la loro fiducia nel dialogo con il governo. “Chi protesta dovrebbe riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni”, afferma il presidente di Uri, Loreno Bittarelli, sottolineando che i cambiamenti normativi richiesti dai sindacati hanno creato vuoti regolatori che oggi complicano la situazione.
Questa divisione mette in luce le complessità del settore taxi, dove le varie sigle e associazioni devono trovare un terreno comune per affrontare le sfide future e garantire la sostenibilità del servizio. Mentre alcuni sono pronti a combattere per i propri diritti, altri preferiscono cercare un approccio più conciliatorio, evidenziando la necessità di unire le forze per il bene del servizio pubblico e della comunità.





