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Avis Lombardia tra crescita del plasma e tutela del modello di dono

L'assemblea regionale evidenzia una crescita dell'8,24% delle plasmaferesi e approva misure per tutelare la gratuità e l'anonimato del dono

Avis Lombardia tra crescita del plasma e tutela del modello di dono

Nel corso della 55esima assemblea regionale di Avis Lombardia, presentata domenica 26 aprile, sono emersi numeri che delineano una trasformazione in atto nel sistema trasfusionale regionale. I dati segnalano in particolare una crescita marcata delle donazioni in plasma, mentre il complesso delle donazioni mostra una lieve flessione.

Questo contesto ha reso centrale il dibattito interno sull’identità dell’associazione e sulla necessità di salvaguardare i principi fondamentali del servizio del sangue: gratuità, anonimato e volontarietà.

Nel suo intervento il presidente Pierangelo Colavito, già alla guida della sezione di Legnano dal 2016 al 2026, ha richiamato all’impegno quotidiano verso soci e pazienti, sottolineando come l’associazione debba essere uno strumento di comunità più che un simbolo da esibire. Il messaggio chiave è stato rivolto a rafforzare la coesione interna: discussione e confronto restano vitali, ma lo spezzettamento in fazioni rischia di compromettere la capacità di risposta dell’organizzazione quando si affrontano pressioni esterne.

Numeri e tendenze: il ruolo crescente del plasma

I dati del 2026 fotografano un panorama con luci e ombre: le plasmaferesi sono salite dell’8,24%, raggiungendo le 89.210 unità, mentre le donazioni totali si attestano a 463.891, in lieve calo dello -0,54% rispetto all’anno precedente. L’associazione conta 271.534 soci e 262.853 donatori attivi, segni che testimoniano una base numerica solida ma in evoluzione. Questo spostamento verso il plasma è interpretato come una evoluzione strutturale del sistema che richiede risposte organizzative e strategiche precise.

Distribuzione sul territorio

La capillarità di Avis in Lombardia resta confermata dalla presenza diffusa nelle province: Bergamo 157 sedi e 35.058 donatori; Brescia 103 sedi e 35.943 donatori; Como 21 sedi e 15.998 donatori; Cremona 53 sedi e 15.985 donatori; Lecco 19 sedi e 15.581 donatori; Lodi 15 sedi e 7.460 donatori; Mantova 87 sedi e 16.865 donatori; Milano 79 sedi e 53.139 donatori; Monza e Brianza 40 sedi e 22.335 donatori; Pavia 19 sedi e 12.791 donatori; Sondrio 10 sedi e 8.008 donatori; Varese 42 sedi e 23.690 donatori. Inoltre il ricambio generazionale sembra vivo: nel 2026 sono stati registrati 24.118 nuovi iscritti, un aumento del 14,06%, elemento importante per la sostenibilità futura.

La preoccupazione per l’ingresso di soggetti profit

Il cuore del dibattito politico nell’assemblea ha riguardato l’azione di operatori esterni che, secondo la direzione regionale, starebbero gradualmente entrando nello spazio tradizionalmente gestito dal volontariato. Colavito ha descritto questo fenomeno come una penetrazione silenziosa di soggetti orientati al profitto che offrono servizi di promozione, reclutamento e gestione dei donatori, acquisendo relazioni e dati sensibili. La preoccupazione è che il dono possa essere progressivamente trasformato in una logica di mercato, compromettendo il valore sociale e sanitario del sistema: il sangue non deve diventare una merce.

Reazione e strumenti di tutela

Per contrastare questa tendenza i delegati hanno approvato una mozione di vigilanza che prevede monitoraggio e azioni, anche attive, contro chi tenta di erosionare il modello fondato su gratuità, anonimato e volontarietà. L’argomentazione sottolinea che la promozione e la fidelizzazione dei donatori sono competenze dei soggetti del terzo settore e delle federazioni, e che esternalizzare tali funzioni verso chi persegue il profitto rappresenta un tradimento della fiducia dei donatori e un rischio per il Servizio sanitario nazionale.

Prospettive e strategie per il futuro

Guardando avanti, la linea indicata dalla presidenza è pragmatica: valorizzare la crescita del plasma come leva strategica, ma farlo mantenendo saldi i valori che distinguono il sistema italiano. Serve investire nella formazione, nella competenza e nella costruzione di una classe dirigente capace di interpretare i cambiamenti, oltre a rafforzare i legami con i territori e coinvolgere le nuove generazioni. L’assemblea, ospitata da Cometa a Como, ha rilanciato l’idea di una cultura del dono più consapevole, dove la rete associativa resta protagonista e il volontariato continua a essere il cuore del sistema trasfusionale regionale.

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