Un viaggio nel progetto dell'Alcione Milano: dal lavoro quotidiano del direttore sportivo alle scelte sul mercato e sulle infrastrutture, passando per i progetti sociali

All’interno del centro d’allenamento dell’Alcione milano si percepisce un’energia nuova: ambizione, organizzazione e voglia di migliorarsi sono gli elementi che hanno portato il club a diventare un punto di riferimento nel panorama nazionale. Attualmente al settimo posto del girone A di Serie C, la società guidata dal presidente Giulio Gallazzi ha puntato su una crescita programmata, fatta di passi concreti e scelte coerenti con valori condivisi.
Questo approccio è stato incarnato da figure come il direttore sportivo, che spiega come il lavoro metodico e la visione sul lungo termine siano alla base dei risultati ottenuti.
Dietro quei risultati c’è anche molta umanità: nel racconto del direttore sportivo emerge la centralità delle relazioni con giocatori, staff e stakeholder esterni. La dimensione sociale del club non è secondaria rispetto a quella tecnica: progetti come Alcione4Special e l’Alcione Academy dimostrano l’intento di costruire una comunità. Allo stesso tempo la squadra è competitiva sul campo e l’obiettivo dichiarato è consolidare la posizione in zona play off senza farsi prendere dall’euforia, mantenendo sempre un sano equilibrio tra ambizione e realismo.
Il ruolo del direttore sportivo e il suo percorso
Il ruolo di direttore sportivo si estende su più fronti: dalla gestione degli aspetti tecnici alla cura delle relazioni esterne. Nel percorso descritto emerge come la carriera sia iniziata nel 2018 e abbia visto tappe importanti fino all’arrivo all’Alcione nella stagione 2026/2026, con la promozione in Serie C nel 2026. Per esercitare questo mestiere è necessaria una preparazione specifica: il corso di abilitazione a Coverciano, una tesina tematica e prove tecniche che verificano capacità di analisi tattica e valutazione dei calciatori. Superata la selezione, si accede all’Albo dei direttori sportivi, ma la formazione non è soltanto tecnica: è anche confronto umano e scambio di esperienze.
Formazione pratica e relazioni umane
Oltre alla teoria, la formazione include momenti preziosi di scambio: il direttore sportivo ricorda una lezione tenuta da figure di alto profilo e sottolinea quanto sia importante il contatto con colleghi che hanno lavorato a livelli diversi. Nel lavoro quotidiano le attività sono molteplici: seguire la squadra sul campo, rapportarsi con procuratori e giornalisti, visionare partite dal vivo. La responsabilità abbraccia tutto lo staff tecnico, i giocatori e anche ruoli di supporto come i magazzinieri. Questo implica la capacità di gestire visioni differenti mantenendo coerenza con il progetto societario e dimostrando competenze relazionali oltre che tecniche.
Mercato, scelte tecniche e gestione degli obiettivi
Il mercato non è solo una finestra estiva o invernale: per un club come l’Alcione le trattative sono un processo continuo. L’obiettivo primario è fornire all’allenatore una base solida già dalla preparazione estiva, mentre la collaborazione stretta con il mister è fondamentale per individuare i profili giusti. Le scelte vanno pensate in funzione del progetto tecnico e della sostenibilità: il direttore sportivo ha imparato a concentrare energie su obiettivi realizzabili e a non inseguire trattative che assorbono risorse inutilmente. In questo contesto, i rapporti con i club proprietari dei giocatori in prestito sono determinanti per il futuro di elementi chiave.
Giocatori simbolo e valutazioni tecniche
Nella rosa ci sono giovani di grande prospettiva e elementi d’esperienza che fanno la differenza. Tra i nomi più apprezzati spiccano Michele Marconi, considerato un attaccante con qualità rare in area, e Jonathan Pitou, che con 4 gol e 5 assist si è affermato come un trequartista di grande valore: il suo contratto prevede ancora un anno, quindi le valutazioni sul futuro arriveranno al momento opportuno. Il club è noto anche per far crescere i giovani, come testimoniano i rapporti con società di Serie A: un esempio è il portiere in prestito di proprietà della Cremonese, seguito con attenzione per la sua attitudine positiva e il contributo al gruppo.
Infrastrutture, stadio e responsabilità sociale
Lo sviluppo di un club passa anche dalle infrastrutture: la questione dello stadio ha segnato tappe importanti nel percorso dell’Alcione. Dopo il trionfo ai playoff di Serie D che ha aperto la possibilità del ripescaggio, la necessità di avere un impianto idoneo è diventata prioritaria. Gli interventi per adeguare l’Arena Civica non sono stati sufficienti per ragioni legate all’ordine pubblico, così la squadra ha disputato le gare casalinghe al Breda. La società ha tuttavia individuato un progetto per ristrutturare un impianto a Settimo Milanese e l’obiettivo è trasferirsi nella nuova casa il prima possibile, compatibilmente con le procedure burocratiche.
Parallelamente all’attività sportiva, l’Alcione porta avanti iniziative sociali pensate per includere e valorizzare: Alcione4Special per ragazzi con disabilità presieduta da Serena Bortolini, l’Alcione Academy che costruisce una rete giovanile e la neonata Alcione Femminile guidata dalla vicepresidente Eleonora Bergamotto con il coordinamento di Elena Tagliabue. Questi progetti confermano come la crescita del club non sia solo sul campo: è un percorso che cerca di coniugare risultati sportivi, sviluppo infrastrutturale e responsabilità sociale.
Guardando avanti, la linea rimane chiara: migliorare progressivamente, rinforzare la rosa dove serve e conservare equilibrio nelle valutazioni. Il presidente Giulio Gallazzi e lo staff tecnico stanno lavorando per definire obiettivi sostenibili senza sovrastimare le risorse, con l’ambizione di aumentare il seguito e far conoscere la storia del club. In questa prospettiva, il connubio tra programmazione, cura dei ragazzi e investimenti mirati è il percorso scelto per far crescere l’Alcione stagione dopo stagione.





