Un finale emozionante a Cortina che celebra atleti, spettacolo e il passaggio della bandiera verso la Francia

La serata del 15 marzo 2026 ha segnato la conclusione ufficiale delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026 nello Stadio Olimpico del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, noto come Cortina Curling Olympic Stadium. Tra luci, musica e momenti istituzionali la cerimonia ha messo in scena il tema Italian Souvenir, trasformando oggetti simbolici come la cartolina o la boule de neige in installazioni sceniche che hanno accompagnato il pubblico in un viaggio tra città e montagna.
La serata ha unito spettacolo e riconoscimenti sportivi: la delegazione italiana ha festeggiato un totale di 16 medaglie (7 ori, 7 argenti, 2 bronzi), risultato che ha messo in luce la crescita del movimento paralimpico nazionale. Sul piano istituzionale e simbolico si sono susseguiti gesti solenni, dal portabandiera fino allo spegnimento dei bracieri a Milano e Cortina, chiudendo una manifestazione che ha voluto essere inclusiva e diffusa sul territorio.
Elementi scenici e principali protagonisti
Lo spettacolo ha preso il via con l’ingresso delle mascotte Tina e Milo, accompagnate da trenta volontari che hanno segnato il percorso della parata. Successivamente la sfilata delle bandiere internazionali ha ricordato la dimensione globale dei Giochi, mentre la scenografia ha culminato con una grande boule de neige che racchiudeva uno skyline immaginario: il Duomo di Milano accostato alle Dolomiti di Cortina, immagine pensata per sintetizzare la sfida di unire città e montagna.
Musica, coreografie e voci
La colonna sonora della serata ha visto nomi noti e performance dal forte impatto simbolico: la cantante Arisa ha interpretato l’Inno d’Italia, mentre i Planet Funk hanno accompagnato il finale con brani elettronici. La coreografia ha integrato artisti disabili e performer come Dergin Tokmak, che ha partecipato come solista in un’installazione di light art. Il risultato è stato uno show che ha alternato solennità e leggerezza, sapendo parlare sia al pubblico presente sia a chi ha seguito la diretta.
Atleti, testimonianze e passaggi simbolici
Tra i momenti più intensi c’è stata la consegna della bandiera italiana da parte di sei campioni, e la designazione del portabandiera azzurro: Emanuel Perathoner, vincitore di due ori nello snowboard, ha sfilato con la delegazione italiana. Il presidente del comitato organizzatore Giovanni Malagò ha pronunciato un discorso che ha sottolineato l’importanza dei valori sportivi in tempi difficili, mentre Andrew Parsons, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, ha dichiarato ufficialmente chiusi i Giochi e ha ringraziato l’ospitalità italiana.
Storie d’impegno e decisioni personali
La cerimonia ha dato spazio anche a racconti individuali: la ballerina Giorgia Greco, alla guida di una coreografia che ha riprodotto un cristallo di neve, è esempio del tema centrale dei Giochi, dove la trasformazione del limite in opportunità diventa messaggio collettivo. In parallelo, l’atleta Bebe Vio ha annunciato la sua scelta di lasciare la scherma per dedicarsi all’atletica, notizia che è emersa proprio nel giorno della chiusura e che rimarca la capacità degli atleti paralimpici di reinventarsi.
Passaggio di testimone e conclusione
Il momento del passaggio di testimone ha visto l’ammainamento della bandiera paralimpica e la consegna ai rappresentanti del prossimo comitato organizzativo, che ospiterà i Giochi nelle Alpi francesi dal 1 al 10 marzo 2030. La cerimonia ha previsto anche lo spegnimento dei bracieri, dopo il viaggio dei 501 tedofori che avevano portato avanti il rito dell’accensione: un gesto che ha chiuso il ciclo iniziato con l’apertura e ha lasciato il posto a un saluto collettivo al mondo dello sport e alla comunità che ha reso possibile l’evento.
Ultime immagini e atmosfera
La chiusura è stata segnata da immagini evocative: la grande boule che si apre, la coreografia del corpo di ballo, la violoncellista Francesca Formisano e il montare della musica elettronica. Con il palco che si svuota e la fiamma che si spegne, rimane il ricordo di un’edizione che ha voluto essere più ampia e inclusiva, un’esperienza pensata per lasciare alle persone non solo medaglie, ma souvenir emozionali e pratici di un evento collettivo.





