×

Cura in casa: perché la Lombardia è prima e perché il lavoro nero preoccupa

La Lombardia registra il maggior numero di operatori domestici regolari e una spesa familiare significativa: tra concentrazione a Milano, forte presenza straniera e incentivi regionali, il lavoro sommerso resta il nodo centrale

La Lombardia rimane la regione con il maggior numero di lavoratori domestici regolarmente registrati, una realtà che incide profondamente sia sull’economia locale sia sulla vita delle famiglie. I dati del 2026 mostrano un settore che assorbe risorse significative e contribuisce in modo rilevante al PIL regionale, ma emergono anche fragilità: l’irregolarità e i cambiamenti demografici rischiano di far crescere ulteriormente la domanda di assistenza domiciliare, mettendo sotto pressione servizi e tutele.

Un quadro di insieme
Nel 2026 le famiglie lombarde hanno speso circa 1,7 miliardi di euro per il lavoro domestico, un valore che si traduce in un impatto stimato di 3,9 miliardi sul PIL regionale. I lavoratori domestici registrati sono 158.378, di cui le colf rappresentano il 55,6%. Complessivamente il settore pesa quasi l’1% del valore aggiunto regionale: non è quindi un’attività marginale, ma una componente strutturale del welfare territoriale.

Chi sono gli operatori e dove si concentrano
Il profilo demografico del comparto è molto marcato: è un mondo prevalentemente femminile (circa l’88,2% sono donne) e con una forte presenza di lavoratori stranieri (79,7%). Le provenienze più numerose sono l’Europa dell’Est (30,1%), l’Asia (21,6%) e l’America Latina (21,1%); gli italiani rappresentano circa un quinto della forza lavoro. Territorialmente, Milano è il cuore del settore: ospita quasi il 60% delle colf e oltre il 40% delle badanti.

Impatto sulle famiglie e forme di impiego
In Lombardia risultano 169.984 datori di lavoro domestico; sommati ai lavoratori si arriva a 328.362 persone coinvolte direttamente nel rapporto di lavoro, pari al 3,3% della popolazione regionale. L’età media dei datori è alta, intorno ai 68,1 anni, e la spesa media annua per nucleo familiare si aggira sui 9.796 euro. Un elemento rilevante è la convivenza: quasi un lavoratore su quattro vive con il datore, situazione che solleva questioni contrattuali e di tutela.

Trend recenti e trasformazioni
Negli ultimi tre anni si è registrata una riduzione degli addetti: le colf sono diminuite del 23,2%, mentre le badanti hanno subito un calo più contenuto, pari al 3,6%. Questi andamenti riflettono mutamenti nelle scelte delle famiglie e nella domanda di servizi di cura, con effetti sulla stabilità contrattuale e sull’assetto occupazionale, soprattutto nelle aree urbane.

Lavoro sommerso: il nodo ancora aperto
Nonostante l’ampio numero di contratti registrati, il lavoro sommerso resta una criticità, soprattutto nelle grandi aree metropolitane. L’impiego non dichiarato priva i lavoratori di previdenza e diritti, penalizza le famiglie più fragili e riduce le entrate contributive del sistema. Le politiche regionali stanno combinando controlli ispettivi e misure di supporto economico per favorire l’emersione, ma serve un approccio più integrato per garantire risultati duraturi.

Strumenti regionali e misure incentivanti
Per spingere verso la regolarità, la Regione lombardia ha introdotto il Bonus assistenti familiari e vari interventi rivolti alle persone non autosufficienti (B1, B2 e voucher mensili). Questi strumenti mirano a rendere meno onerosa per le famiglie la scelta della contrattualizzazione. Tra le proposte più concrete avanzate dagli osservatori del settore figurano anche cashback sui contributi INPS, cessione parziale di mensilità NASpI come incentivo competitivo e maggiori detrazioni fiscali per le spese di cura. L’efficacia di questi incentivi però dipenderà da un adeguato sistema di controlli e da procedure amministrative semplificate.

Formazione e professionalizzazione
Un punto cruciale è la professionalizzazione degli assistenti: percorsi certificati, standard minimi nazionali e programmi di upskilling possono migliorare qualità e continuità delle prestazioni. La formazione continua, affiancata da strumenti di supporto alle famiglie e da un sistema di controllo più efficiente, è la leva principale per trasformare il lavoro domestico in un comparto sostenibile e riconosciuto.

Prospettive demografiche e sostenibilità
Le proiezioni ISTAT delineano un forte invecchiamento della popolazione: lo scenario mediano prevede un aumento della popolazione anziana di circa il 72,7% entro il 2050, con circa 1,3 milioni di over in Lombardia, mentre la base infantile si ridurrà di circa 100.000 unità. Questo riequilibrio demografico amplificherà la domanda di cura domiciliare e impone la necessità di ripensare il mercato del lavoro domestico, mettendo al centro la regolarità, la professionalità e la sostenibilità finanziaria del sistema.

Verso soluzioni integrate
Per evitare un’impennata del lavoro sommerso servono risposte coordinate: incentivi fiscali mirati, semplificazione delle procedure di assunzione, standard contrattuali chiari e investimenti nella domiciliarità. Il dialogo tra istituzioni, datori di lavoro, sindacati e organizzazioni del terzo settore è fondamentale per costruire soluzioni tarate sui territori. Programmi pilota di domiciliarità e formazione saranno utili per testare costi ed efficacia prima di una scalabilità regionale.

Leggi anche