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Quali sono le skill più richieste per lavorare nel mondo del marketing e della comunicazione?

L'accesso al mercato del lavoro nel settore della comunicazione non segue più le logiche lineari di un decennio fa, quando la creatività pura era spesso l'unico biglietto da visita necessario.

Oggi le aziende si muovono in scenari instabili e cercano professionisti capaci di gestire la complessità, mescolando intuito e metodo scientifico. Chi si occupa di selezione del personale valuta la capacità di un candidato di avere una visione d’insieme, che non si limiti alla singola campagna pubblicitaria ma che abbracci l’intero ciclo di vita del cliente. Questa necessità di concretezza ha reso i processi di recruiting molto più selettivi, orientati verso profili che dimostrino una solida cultura di base unita a una spiccata operatività tecnica.

Il valore del percorso accademico

Costruire una carriera duratura richiede fondamenta stabili, che permettano di non essere travolti dalle continue ondate di novità tecnologiche. Proprio per fornire questa struttura mentale, l’offerta formativa si è evoluta notevolmente: frequentare le lauree magistrali in marketing in Italia rappresenta oggi un passaggio cruciale per acquisire quella forma mentis strategica che fa la differenza nei ruoli decisionali. Questi percorsi universitari non si limitano più alla teoria classica, ma integrano moduli su economia digitale, sociologia del consumo e statistica avanzata, preparando i futuri manager a leggere la realtà con occhio critico. Il titolo accademico funge da acceleratore, ma il vero banco di prova resta poi la capacità di tradurre quanto appreso in azioni concrete all’interno di un’organizzazione. 

La centralità dell’analisi dei dati

Esiste un falso mito secondo cui lavorare nella comunicazione significhi passare le giornate a fare brainstorming creativi. La realtà quotidiana è fatta sempre più di fogli di calcolo, dashboard e metriche. Le aziende non investono più budget sulla fiducia; pretendono di sapere esattamente quale ritorno economico ha generato ogni singolo euro speso. Per questo motivo, una delle competenze più ricercate è la capacità di leggere i dati. Un professionista moderno deve saper interpretare i KPI, capire perché una campagna ha performato in un certo modo e suggerire correttivi basati su evidenze numeriche, non su sensazioni. L’analisi diventa quindi il timone che guida la creatività, impedendo che le idee rimangano esercizi di stile fini a se stessi.

Tecnologia e gestione degli strumenti digitali

Il panorama degli strumenti a disposizione cambia con una velocità disarmante e richiede un aggiornamento costanteche va ben oltre la semplice curiosità. Non basta saper usare i social network a livello personale; serve padroneggiare piattaforme pubblicitarie complesse, software per l’invio di newsletter, CRM per la gestione dei contatti e, più recentemente, i prompt per l’intelligenza artificiale. La differenza la fa chi non subisce questi strumenti, ma li governa integrandoli in una strategia coerente. È proprio in questa intersezione tra competenza tecnica e visione d’insieme che si collocano le figure più richieste nel settore digitale, ovvero quei profili ibridi in grado di dialogare con gli sviluppatori informatici mantenendo però la sensibilità umanistica necessaria per parlare al cuore delle persone.

Saper scrivere e comunicare visivamente

In un mondo digitale sovraffollato di stimoli, la chiarezza espositiva è diventata merce rara e preziosissima. La capacità di sintesi e il copywriting persuasivo rimangono competenze trasversali insostituibili, indipendentemente dal canale utilizzato. Scrivere un oggetto di una email che venga aperto, o una didascalia che fermi lo scorrimento del feed su uno smartphone, richiede una conoscenza profonda delle leve psicologiche e della lingua. Allo stesso modo, possedere un occhio allenato per la comunicazione visiva aiuta a valutare la qualità degli output grafici e video, garantendo che ogni contenuto prodotto rispetti l’identità del brand e sia immediatamente comprensibile per il pubblico di destinazione.

Empatia e gestione delle relazioni

Lavorare nel marketing significa, quasi sempre, lavorare in team e sotto pressione. Le scadenze sono strette e le aspettative dei clienti spesso molto alte. In questo contesto, le competenze relazionali assumono un peso specifico enorme. Saper ascoltare, negoziare con un fornitore, gestire un cliente insoddisfatto o motivare un collega durante un momento di stress sono abilità che nessuna intelligenza artificiale può replicare. L’empatia serve anche verso l’esterno: solo chi riesce a mettersi realmente nei panni del consumatore, capendone paure e desideri, può sperare di costruire messaggi che abbiano una risonanza reale. La sensibilità umana resta, in ultima analisi, il fattore che unisce tutte le competenze tecniche e le trasforma in valore per l’azienda.

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