Un resoconto della serata del 2 aprile 2026 alla Scuola di Ballo dell'Accademia del Teatro alla Scala: pezzi classici, coreografie contemporanee e la prova dei giovani interpreti

La serata unica del 2 aprile 2026 alla Scuola di Ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala si è confermata come appuntamento fondamentale sia per la formazione degli allievi sia per il calendario culturale milanese. Il programma, pensato per mettere alla prova abilità tecniche e capacità espressive, ha alternato brani dal sapore eminentemente didattico a lavori di respiro contemporaneo, offrendo al pubblico un ritratto variegato dei giovani protagonisti della scena.
Sul palco sono stati presentati, in sequenza, la Presentazione ideata da Frédéric Olivieri con musiche di Carl Czerny (orchestrazione di Knudage Riisager), la suite di Paquita da Marius Petipa (ripresa da Tatiana Nikonova e Leonid Nikonov), la coreografia Rossini Cards di Mauro Bigonzetti (ripresa da Roberto Zamorano, Paola Vismara, Walter Madau) e Bolero X di Shahar Binyamini (ripresa da Walter Madau) su musica di Maurice Ravel. Hanno collaborato alla serata tecnici e musicisti come il pianista Massimo Ciarella, i costumi di Helena Medeiros e le luci di Carlo Cerri.
Il programma e le idee coreografiche
La sequenza delle pièces ha messo in evidenza due anime fondamentali della Scuola: la dimensione strettamente formativa e la capacità di affrontare linguaggi diversi. L’apertura con la Presentazione di Frédéric Olivieri su musiche di Czerny ha ribadito il valore dell’esercizio scenico come strumento per mostrare progressioni tecniche e maturazione espressiva. Pur mantenendo un impianto didattico, il pezzo ha saputo evitare la freddezza tipica della dimostrazione pura, lasciando affiorare piccole individualità già pronte per la scena professionale.
Presentazione: tra esercizio e palco
Nella Presentazione la scansione dei momenti ha funzionato come una mappa del percorso formativo: sequenze tecniche alternate a micro-soli hanno evidenziato come l’apprendimento possa tradursi in spettacolo. L’orchestrazione di Knudage Riisager su brani di Carl Czerny ha fornito supporto ritmico e colori timbrici che hanno consentito agli allievi di declinare la tecnica in scelte interpretative, evitando la mera esposizione di abilità.
Paquita: stile e virtuosismo ottocentesco
La suite da Paquita ha ricordato il codice del grande balletto di corte: la lezione di Marius Petipa è emersa in passi codificati e richieste di grande precisione. Tra i soli, il pas de deux affidato a Maria Vittoria Bandini e Jorge Vela si è distinto per compostezza stilistica e sicurezza. Alcuni ensemble necessitano ancora di sintonia collettiva, ma la pulizia delle linee e la consapevolezza dello stile ottocentesco hanno confermato una solida base tecnica degli allievi.
Dalla parola all’azione: Rossini Cards e Bolero X
Con Rossini Cards di Mauro Bigonzetti la serata ha virato verso un registro più frammentato e ironico. Le musiche di Gioachino Rossini sono state sfruttate per rompere e ricomporre materiali coreografici: i momenti corali, come il primo sul quartetto ‘Questo è nodo avviluppato’ e la chiusura sull’ouverture de La gazza ladra, hanno funzionato particolarmente bene, mostrando ritmo e compattezza.
Una coreografia di contrasti
Non sono mancate perplessità sullo sviluppo interno di Rossini Cards: il continuo passaggio di idee coreografiche può dare la sensazione di un collage più che di un flusso unitario. La componente grottesca e caricaturale, voluta dall’autore, può apparire brillante e intelligente oppure, a tratti, eccessiva; probabilmente serve un’interpretazione più netta per sostenere i momenti di estrema stilizzazione. Tra i nomi in scena si segnalano anche interpreti di brani brevi come Benedetta Boccini e Gabriele Calcagno, oltre al pas de trois con Maria Clara Rocco, Michele Forghieri e Jorge Esteva Grau.
Bolero X, confronto e coralità
L’ultima parte, Bolero X di Shahar Binyamini, ha offerto una prova di grande impatto fisico: gli allievi hanno costruito una tensione progressiva che ha trovato un conclusivo momento corale molto efficace. La partitura di Maurice Ravel richiede un lavoro sulla ripetizione, la progressione e l’accumulo di energia; la proposta coreografica ha puntato sull’effetto scenico, mostrando forza e presenza, pur sollevando confronti con versioni storiche come quella di Béjart andata in scena a settembre 2026, e con riferimenti a soluzioni di Nijinska.
Bilancio e prospettive formative
Da ultimo va ricordata la partecipazione dei solisti dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici — tra loro il soprano Marìa Martìn Campos, le mezzosoprani Dilan Şaka e Hyensol Park, il tenore Cristóbal Campos Marín, il baritono Geunhwa Lee e il basso Zhibin Zhang — oltre alle diverse parti musicali che hanno spaziato da Ludwig Minkus a Rossini fino a Ravel. Nel complesso, lo spettacolo ha confermato l’alto livello della Scuola di Ballo: più che un traguardo, la serata appare come una tappa formativa che prepara i giovani ai complessi linguaggi del palcoscenico professionale. Foto Luigia Risola © Accademia Teatro alla Scala





