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Frankenstein, documentario e mostra: Motus esplora odio e tenerezza a Milano

Motus unisce palcoscenico e schermo alla Triennale e l'immaginario digitale al Franco Parenti per offrire letture distopiche e intime della condizione umana

Negli spazi milanesi della cultura si intrecciano in questi giorni tre proposte che raccontano, con linguaggi diversi, il rapporto tra esclusione, rabbia e desiderio di cura. La compagnia Motus porta in scena la conclusione di un ciclo ispirato a Frankenstein, propone la proiezione del documentario ÒDIO che raccoglie testimonianze sull’ostilità sociale, mentre in un altro teatro cittadino prende forma un progetto immersivo che parla di giovinezza e consumismo, HYDRON³.

In comune c’è la tensione verso un confronto diretto con il pubblico: non si tratta solo di mostrare, ma di mettere in ascolto e in prova chi assiste, sollevando domande su identità, colpa e trasformazione.

Questi interventi, pur distinti per formato e autori, funzionano come parti di una mappa emotiva e politica: dal palcoscenico alla videocamera, fino all’installazione interattiva, ogni linguaggio offre una prospettiva differente sul tema della marginalità e della rabbia. L’approccio mantiene un filo critico verso la società contemporanea, chiedendo allo spettatore di riconoscere sia il ruolo del rifiuto nella costruzione del mostruoso sia la possibilità di una risposta che non sia esclusivamente vendicativa. Il risultato è un programma che intreccia spettacolo, documentazione e design esperienziale per esplorare il confine tra ostilità e tenerezza radicale.

Il finale teatrale: Frankenstein e la creatura come specchio

La riscrittura scenica della storia di Mary Shelley arriva a Milano con l’ultima tappa di un percorso iniziato nei precedenti allestimenti. Sul palcoscenico della Triennale Teatro Milano la relazione tra il creatore e la creatura diventa una corsa fisica e narrativa, una sorta di film performato che mescola immagini di paesaggi devastati e spiagge aride a un impianto drammatico estremo. I registi e interpreti trasformano il testo classico in un dispositivo contemporaneo: la mostruosità è qui letta come conseguenza dello sguardo normativo che esclude, e la scena esplora come l’odio nasca dall’alienazione e dall’impossibilità di essere accolto.

Autori e messa in scena

L’ideazione e la regia sono firmate da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, che salgono anche in scena insieme a un cast internazionale, tra cui Tomiwa Samson Segun Aina e Yuan Hu. La partitura scenica insiste sulla corporeità e sull’inseguimento, trasformando momenti di silenzio in esplosioni di violenza emotiva. Le repliche in programma sono dal 28/03/2026 al 29/03/2026 con turni sia nel pomeriggio, dalle 16:00 alle 17:30, sia in serata, dalle 19:30 alle 21:00: occasioni calibrate per restituire al pubblico la dimensione rituale dell’atto teatrale.

ÒDIO: il documentario che ascolta voci differenti

Parallelamente alla rappresentazione teatrale, Motus presenta ÒDIO, un documentario nato dall’esigenza di raccogliere testimonianze sull’ostilità quotidiana e sul modo in cui le persone la vivono. Il progetto abbandona in parte la cifra ibride del teatro della compagnia per concentrarsi sull’incontro diretto con soggetti reali: migranti, giovani delle periferie, comunità queer e anche studenti di liceo raccontano cosa significhi essere attraversati dall’odio o usarlo come motore di reazione. Più che una definizione univoca, il film restituisce la pluralità di risposte che la parola “odio” attiva nei diversi contesti.

Metodo e territori dell’indagine

Il documentario è articolato in tre capitoli terrestri: Rimini, Roma e Amburgo, e nasce da interviste condotte con una troupe ristretta. La regia di Nicolò e Casagrande predilige immagini semplici ma potenti: una camera fissa per cogliere il volto e un iPhone per accompagnare i luoghi. Le domande, ispirate dall’opera di Seyda Kurt, esplorano come l’odio possa diventare anche spinta per rompere il silenzio e chiedere cambiamento, anziché semplice desiderio di vendetta. Dopo la presentazione alla Cineteca di Bologna, ÒDIO sarà proposto il 29 marzo alla Triennale Milano e acquisito nella collezione del Museo MAMbo.

HYDRON³ al Franco Parenti: immaginario, consumo e rituale

Infine, fuori dal circuito della Triennale ma sempre nella città, prende posto un progetto che lavora sull’immaginario pop e sul mercato dei desideri: HYDRON³ di Giovanni Motta, esposto ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti. Si tratta di una mostra-evento che simula il lancio di una sostanza immaginaria capace di promettere giovinezza eterna, usando i codici della pubblicità e della festa per mettere in luce le contraddizioni del nostro tempo. L’esperienza combina installazione, performance e pittura, richiamando il pubblico a partecipare a un rito collettivo che mette sotto esame l’appropriazione della natura e l’industria del desiderio.

Visite e dettagli pratici

La mostra è programmata dal 26 marzo al 12 aprile 2026 con opening il 25 marzo 2026, ore 19.00, e accesso con biglietto a partire dal 26 marzo al prezzo indicativo di €5. Il percorso presenta JonnyBoy, icona del progetto, insieme a figure ibridate e a un monolite simbolico che alimenta il dispositivo narrativo: un invito a osservare come il mito si trasformi in prodotto e come l’arte possa restituire una visione critica sul presente.

Nel loro complesso, queste proposte offrono un tessuto culturale che parla di esclusione, rabbia e possibilità di cura attraverso linguaggi diversi ma connessi. Che si tratti di un dramma performativo ispirato a Frankenstein, di un documentario che privilegia la parola viva o di un’installazione che gioca sul paradosso della giovinezza eterna, il filo che unisce le iniziative è la volontà di sollecitare una riflessione collettiva su cosa significhi oggi essere umani.

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