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Pasolini censurato dalla Provincia perché "poco educativo"

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UPDATE 17.30:

In relazione alle polemiche apparse sulla stampa in merito a presunte censure nei confronti del teatro o addirittura di alcuni teatri, il Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Milano Novo Umberto Maerna ha dichiarato:
 
"Chi parla di censura nei confronti del teatro o, addirittura, di alcuni teatri da parte dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano, o  è in malafede, oppure non conosce ciò che scrive.”

"Infatti – prosegue Maerna – i miei uffici stanno convocando i direttori dei teatri che hanno richiesto la partecipazione alla rassegna Invito a Teatro per la illustrazione del programma delle produzioni previste, attività assolutamente normale e logica che un ente pubblico come la Provincia svolge, non solo per le rappresentazioni teatrali.”

“Nessuna censura quindi – che non appartiene a questo assessorato – ma una normale attività che un ente come la Provincia di Milano, che investe i soldi dei cittadini nelle attività culturali, ha il dovere di svolgere".

“La censura appartiene alla mente ed all'immaginazione di coloro che cercano la polemica ad ogni costo e  che utilizzano la cultura come mezzo per la strumentalizzazione politica: polemica e strumentalizzazione a cui non intendo dare alcun seguito.”

"In tempi in cui gli amministratori dei bilanci pubblici, tutti, debbono responsabilmente fare i conti con la necessità di razionalizzare la spesa ed usare ogni precauzione nell'utilizzo di risorse economiche, – ha concluso Maerna – dovrebbe essere apprezzata l'azione di responsabile monitoraggio di come  vengono spesi i soldi dei cittadini.”

A 35 anni dalla morte di Pasolini, c'è ancora chi lo addita a "cattivo maestro", arrogandosi il diritto di censurare una sua opera.

Il fatto increscioso si è consumato a casa nostra, nella Milano della moda, del design, nella Milano che si appresta ad accogliere l'Expo 2015, simbolo della modernità.

In questa Milano che vuol essere caput mundi c'è chi decapita la cultura, nonché  la libertà del cittadino.

Novo Umberto Maerna, assessore alla Cultura della Provincia di Milano che sappiamo essere capitanata da Guido Podestà, si è assunto – informa Repubblica – la responsabilità di passare al vaglio gli spettacoli da inserire in "Invito a Teatro", iniziativa che permette di accedere a più spettacoli in più teatri a un prezzo accessibile.

L'assessore si è mostrato preoccupato per la presenza nel programma della prossima stagione, di titoli che potrebbero trasmettere ai giovani un messaggio negativo.

Uno degli spettacoli incriminati è "Orgia" di Pasolini in programma all’Out Off, il cui direttore Mino Bertoldo spiega:

"Mi hanno detto che sarebbe meglio non toccare temi scabrosi come l’omosessualità. Una cosa imbarazzante, qui si sta parlando di Pasolini. Ho chiesto di avere per iscritto una comunicazione ufficiale che giustificasse la richiesta.

Resto in attesa, ma non ho nessuna intenzione di fare marcia indietro. Se una amministrazione pubblica pretende di decidere che cosa va visto e che cosa no, non mi sembra fuori luogo parlare di censura".

La censura non colpisce solo Pasolini ma anche Renato Sarti del Teatro della Cooperativa che si è visto convocare in Provincia per la sua "Trilogia del benessere", tre atti unici in cui si toccano argomenti quali la droga, la solitudine, la prostituzione, argomenti a quanto pare sgraditi a Podestà & C.

Renato Sarti – riporta Repubblica – racconta:

"Dicono che non sono in sintonia con le linee culturali dell’assessorato, che trasmettono messaggi poco positivi per i nostri giovani. Mi sembra un fatto abbastanza grave, che colpisce l’intero sistema teatrale milanese. Certo che è censura, con l’aggravante che non hanno il coraggio di dichiararlo".

La censura è certo un fatto molto grave oltre che ridicolo quando è attuato da una classe politica che da un anno a questa parte non fa che dispensarci lezioncine di vita, vedi festini, escort, trans, cocaina, tangenti, massaggi particolari e chi più ne ha più ne metta…

Ma a ben pensarci il titolo "Orgia" è sin troppo evocativo dei vizietti della nostra classe dirigente… 

                                                               Credit image@Serena Viola

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