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Shunga, arte ed eros nel giappone del periodo edo, l'erotismo del Sol Levante è già a Palazzo Reale

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La mostra “Shunga. Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo”, in programma a Palazzo Reale fino al 31 gennaio 2010, rappresenta la più grande esposizione mai realizzata di stampe giapponesi di soggetto erotico.

Alle stampe si affianca una selezione di preziosi kimono e una altrettanto significativa scelta di antiche pitture anch'esse di soggetto erotico.

Sia il giovedì che il sabato l'esposizione degli Shunga sarà aperta al pubblico sino alle 22.30.

Gli Shunga, termine giapponese che letteralmente significa "immagini della primavera", sono opere a soggetto erotico considerate tra le più significative espressioni della corrente artistica dell’ukiyo-e. Furono create con la tecnica della stampa xilografica, e raggiunsero la loro massima fioritura nel periodo dello shogunato dei Tokugawa, tra il 1603 e il 1867.

Esprimono i valori del nuovo ceto borghese delle grandi città, composto da mercanti, artigiani e artisti, escluso dal potere politico, ma economicamente fiorente, con il quale si affermò in quegli anni una concezione edonistica dell'esistenza, in contrasto con la rigida morale neoconfuciana, sostenuta dalla classe guerriera dei Samurai che reggeva il governo centrale del Giappone.

Questi cittadini offrivano un esempio di vita raffinata, ostentando il lusso, organizzando feste, frequentando i teatri e le case di piacere. Gli Shunga furono espressione di un'ideologia che fece da contraltare visivo a una produzione letteraria piena di sensualità che si affermò con i cosiddetti "romanzi del mondo fluttuante", opere di scrittori come Ihara Saikaku e Ejima Kiseki.

Furono motivo di ispirazione diretta di letterati e artisti della levatura di Zola, di Van Gogh, di Toulouse-Lautrec e di Klimt, e influirono in modo significativo sulla riflessione artistica nell'ambito dell'Orientalismo della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo.

Considerati per molto tempo immagini di carattere pornografico, gli Shunga sono stati da più di venti anni rivalutati sia come espressione "alta" della cultura giapponese e specchio raffinato dei costumi del loro tempo, sia come uno dei vertici assoluti dell'espressione dell'eros nell'arte.

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