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Vie e Palazzi di Milano, dodicesima puntata: piazza Sant'Alessandro, oasi di pace nel centro di Milano

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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta delle bellezze di Milano grazie alla rubrica Vie e ai palazzi di Milano. Oggi scopriremo, attraverso il testo e le foto di Leonardo, piazza Sant'Alessandro. Prima però facciamo un riassunto delle "passeggiate" precedenti.

– Prima puntata: Introduzione e storia della scrofa come stemma di Milano
– Seconda puntata: Corso Venezia
– Terza puntata: Palazzo Serbelloni
– Quarta puntata: Via Manzoni e i suoi palazzi
– Quinta puntata: Palazzo Clerici
– Sesta puntata: piazza Belgioioso e dintorni
– Settima puntata: il Liberty a Milano
– Ottava puntata: la Basilica di Sant'Ambrogio
– Nona puntata: l'Università Cattolica ed il Sacrario ai Caduti 
– Decima puntata: le "Cinque vie" e il mostro di via Bagnera
– Undicesima puntata: Via Torino e la misteriosa storia del Carrobbio

di Leonardo

Se non vi è mai capitato di sentire il richiamo della tromba dello scultoreo angelo che svetta sulla chiesa di Sant’Alessandro (in apertura), vi consigliamo di raggiungere piazza Sant’Alessandro (qui sopra).

Scoprirete un’incredibile oasi di pace posta a pochi passi dal trambusto di via Torino. Abbiamo raggiunto questa piazza in vari orari e la quiete non è mai mancata, anche quando, oltre quel rettifilo di paracarri in travertino, i granitici gradini qui sotto erano affollati da giovani che conversavano, leggevano o assaporavano un po’ di tranquillità.

Il nome della piazza deriva da Alessandro, soldato della legione tebana convertitosi al cristianesimo e per questo ucciso dopo essere stato imprigionato nel carcere che era nell’attuale via Zebedia (qui sotto).

Risparmiata dalle ricostruzioni postbelliche la piazza conserva ancora oggi il suo aspetto settecentesco. Per questioni di viabilità, il Collegio S. Alessandro, che trovate sul lato sinistro della chiesa e che vedete qui sotto, ha corso il rischio di essere demolito.

Fu costruito nel XVII secolo per generosità della famiglia Arcimboldi desiderosi di dare vita a una scuola superiore, le “Scuole Arcimbolde” dove studiò Giuseppe Parini, e a un collegio; entrambi retti dai padri Barnabiti e dove essi stessi avrebbero dimorato.

Nel tempo i religiosi furono estromessi e l’edificio divenne sede prima del Ginnasio e del Liceo Imperiale austriaco e in seguito del Liceo classico Beccaria. Oggi è sede distaccata dell’Università statale. All’interno troverete due stupendi porticati a mattoni nudi.

Ma ciò che domina la piazza è la maestosa chiesa di Sant’Alessandro (qui sopra) iniziata nel 1601 ad opera sempre dei padri Barnabiti su progetto di padre Lorenzo Binago. L’imperiosa facciata barocca risale al 1741 (nelle due foto qui sotto).

 

La chiesa è un monumento nazionale. Il suo interno può essere definito una splendida galleria di arte lombarda del ‘600–‘700, con meravigliose opere strutturali in cui sono incastonati diverse pietre preziose nell’altare e nel pulpito.

 

 

 

Nonostante la scarsissima illuminazione è un vero incanto osservare le strutture portanti che raggiungono la cupola centrale e le bellissime vetrate (potete vederle nelle foto qui sopra). Non perdetevi i meravigliosi confessionali in marmo che troverete ai lati dell’altare.

Guardate qui sotto.

Di fronte alla chiesa si trova Palazzo Trivulzio (qui sotto) oggi appartenente ai discendenti Brivio Sforza.

Non v’inganni l’apparente modestia della facciata dove trionfa il balcone con tanto di stemma di famiglia. E’ una sontuosa casa patrizia ricca di stupendi particolari come i portici, (qui sotto)

le volte della loggia (nelle due foto seguenti)

 

sotto la quale si trovano reperti archeologici fissati a una parete (qui sotto) e il magnifico pozzo ottagonale di marmo con gli stemmi dei Trivulzio e degli Sforza.

 

Nel cortile d’onore si trova lo splendido portale in marmo bianco e rosso di Verona (sopra), una volta appartenente al quattrocentesco palazzo Mozzanica che si trovava in Corsia dei Servi, acquistato dal principe Trivulzio e fatto installare nel cortile del suo palazzo.

Al piano nobile, collegati da un’ampia scala a doppia rampa, si trovano il salone d’onore e la famosa biblioteca Trivulziana che oggi ha sede al Castello Sforzesco insieme alle raccolte d’arte anch’essi provenienti dalla famiglia Trivulzio. Ricordate quando A. Manzoni diceva che “andava a risciacquare i panni in Arno”? Orbene, spesso per sciogliere i suoi dubbi linguistici, Manzoni consultava la marchesa Marianna Trivulzio Rinucci che nel primo Ottocento animava un raffinatissimo salotto letterario.

Visitando il Palazzo ho avuto il piacere di incontrare l’attuale discendente e proprietario, il marchese Annibale Brivio Sforza, una persona squisita con la quale mi sono intrattenuto a parlare delle bellezze del palazzo e della storia della nobile famiglia Trivulzio. Ebbene, con tutte le meraviglie che ci circondavano gli si è accesa una luce negli occhi quando mi ha mostrato un angolo del cortile dove ogni anno crescono spontaneamente rigogliose felci (qui sotto), rarissimo caso in pieno centro di Milano.

Prima di abbandonare la piazza date un’occhiata al cortile del palazzo al n. 4 (qui sotto)

infine procedete per Via Amedei (sotto), altra strada dal gusto antico i cui edifici nascondono interni e cortili meritevoli. Interessanti la scala elicoidale dello stabile n.11, nonché il cortile e lo scalone d’onore dello stabile n. 8.

Alla prossima puntata.

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