La Guardia di Finanza di Vigevano ha ricostruito la sottrazione di 120mila euro destinati alla Fondazione AIRC, con sequestro sui conti correnti dell'indagata per recuperare il provento del reato.

Un’operazione della Guardia di Finanza di Vigevano ha portato al recupero della somma di 120mila euro che, secondo gli investigatori, era stata sottratta da una donna nominata amministratrice di sostegno della propria sorella anziana. La vicenda riguarda un lascito testamentario indirizzato alla Fondazione AIRC e il sospetto di appropriazione di beni conservati in cassette di sicurezza, poi venduti in esercizi commerciali specializzati nella compravendita di metalli preziosi.
Le indagini, delegate ai finanzieri operanti nella zona della lomellina e coordinate dalla Procura della Repubblica di Pavia, hanno ricostruito i passaggi che avrebbero portato alla conversione in denaro contante di un patrimonio in monete d’oro. Sotto la lente è finito il ruolo di chi, con delega ad amministrare le risorse della persona assistita, avrebbe abusato della propria posizione per ottenere benefici economici personali.
Ricostruzione delle operazioni e acquisizione delle prove
I militari hanno ricostruito le fasi in cui l’amministratrice avrebbe avuto accesso ai beni dell’assistita per effettuare il inventario del patrimonio. Durante questi accessi, secondo gli inquirenti, sarebbero stati asportati oggetti di valore, tra cui diverse monete d’oro, che in seguito venivano cedute a esercizi di compravendita presenti tra la lomellina e la provincia di Milano. Le tracce documentali e i riscontri bancari hanno permesso di determinare l’ammontare ricavato da queste cessioni.
Accesso alle cassette di sicurezza
L’elemento centrale dell’inchiesta è l’accesso autorizzato alle cassette di sicurezza, concessione necessaria per eseguire il catalogo dei beni della persona fragile. Gli investigatori sostengono che quell’autorizzazione sia stata sfruttata per sottrarre il materiale prezioso senza che la titolare delle volontà potesse opporsi. Le vendite avrebbero generato movimenti economici riconducibili all’indagata, elementi che hanno orientato la Procura verso richieste cautelari sui rapporti finanziari.
Sequestro preventivo e recupero del provento
Alla luce delle evidenze raccolte, l’Autorità giudiziaria ha disposto un sequestro preventivo sui conti correnti intestati all’indagata. L’esecuzione di tale misura ha consentito di recuperare integralmente la somma valutata in 120mila euro, pari al provento attribuito alla vendita dei beni. Il sequestro è stato lo strumento scelto per evitare l’aggravarsi del danno patrimoniale e per garantire la disponibilità delle risorse in vista della loro destinazione secondo le ultime volontà della persona deceduta.
Intervento della Procura e coordinamento investigativo
Le attività sono state svolte sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Pavia, che ha seguito gli sviluppi e autorizzato la diffusione delle informazioni relative all’operazione conformemente al Decreto Legislativo n. 188/2026. La decisione di rendere pubblico l’esito delle indagini risponde alla necessità di trasparenza e tutela delle vittime, pur ricordando che il procedimento penale è ancora nella fase di indagini preliminari.
Aspetti processuali e tutela delle volontà testamentarie
Il caso solleva questioni rilevanti sul piano giuridico e morale: l’affidamento di poteri gestori a una persona di fiducia può trasformarsi in strumento di abuso se non accompagnato da controlli. L’intervento della Guardia di Finanza e il sequestro hanno lo scopo pratico di restituire le risorse destinate alla Fondazione AIRC, così da rispettare l’intenzione espressa dalla donatrice. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che le responsabilità saranno definitivamente accertate solo in caso di sentenza irrevocabile di condanna.
Il procedimento rimane dunque aperto nella fase delle indagini preliminari, e gli atti raccolti serviranno a chiarire tutti i dettagli dell’operato contestato. Nel frattempo, il recupero dell’intera somma rappresenta un passo concreto per onorare la destinazione testamentaria e per limitare le conseguenze patrimoniali del presunto reato ai danni di una persona fragile.





