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Debito da 310 milioni per la Fondazione Milano‑Cortina 2026: possibili soluzioni e ricadute

La Fondazione Milano‑Cortina 2026 prevede un deficit di circa 310 milioni di euro dovuto a costi extra e ricavi sotto le aspettative; ora soci e istituzioni sono chiamati a decidere come intervenire

Debito da 310 milioni per la Fondazione Milano‑Cortina 2026: possibili soluzioni e ricadute

La stagione sportiva è conclusa, ma per la Fondazione Milano‑Cortina 2026 il conto non è ancora chiuso: gli organi di controllo hanno segnalato una previsione di bilancio con un deficit di circa 310 milioni di euro. Questa cifra nasce dalla somma di due elementi principali: 230 milioni di costi aggiuntivi non previsti e circa 80 milioni di minori entrate rispetto alle attese.

Al momento restano ancora da quantificare i ricavi derivanti dalla vendita del merchandising, che potrebbero attenuare in parte il disavanzo. In questa fase la situazione è descritta come una proiezione alla chiusura d’esercizio prevista al 31 dicembre, e richiede decisioni dei soci per individuare le coperture necessarie.

Le cifre sono state comunicate ai soci nel corso dell’ultima riunione del consiglio di amministrazione, convocata il 9 aprile, e hanno avviato un confronto tra Regioni, Comuni e governo centrale. Il budget originario, redatto nel 2019, era stato stimato in circa 1,4 miliardi di euro e successivamente aggiornato fino a 1,7 miliardi, ma altre ricostruzioni giornalistiche parlano di preventivi tecnici differenti, con una voce di spesa indicata a 1,6 miliardi per alcune voci e costi complessivi molto superiori per le opere infrastrutturali. In ogni caso, la discrepanza tra quanto pianificato e quanto effettivamente speso è il nucleo della criticità emersa.

Chi è chiamato a intervenire

La richiesta di partecipare al ripianamento del deficit è rivolta ai soci della fondazione, tra cui figurano le regioni interessate dall’evento, i comuni ospitanti e lo Stato. Secondo le simulazioni divulgate, la Lombardia potrebbe essere chiamata a contribuire con circa 60 milioni, il Trentino con circa 20 milioni e la provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige con circa 5 milioni. Per la Regione Veneto sono indicate fasce variabili, tra i 26 e i 40 milioni, a seconda dell’eventuale intervento del CIO con un sostegno stimato sopra i 100 milioni. In diversi casi, i soci dispongono già di somme accantonate per emergenze: la Regione Veneto, ad esempio, avrebbe messo da parte circa 143 milioni per eventualità legate ai Giochi.

Implicazioni per i comuni

Oltre alle regioni, anche i Comuni coinvolti vedranno valutare il loro impegno finanziario: nel caso del Comune di Cortina d’Ampezzo, che detiene una quota del 7% nella fondazione, la partecipazione al ripianamento comporterebbe un esborso stimato intorno a 21,7 milioni, una somma significativa per i bilanci locali. Già nei mesi precedenti, la fondazione aveva fatto ricorso a prestiti e a linee di credito: tra questi un finanziamento ponte di 5 milioni concesso dalla Regione Lombardia tramite una proposta di legge regionale, con restituzione indicata teoricamente entro luglio 2026, e la richiesta di incremento della linea bancaria fino a 120 milioni con lettere di patronage da parte di Veneto e Lombardia per far fronte ai bisogni di cassa.

Le cause del disavanzo e gli aspetti contestati

Dietro il buco di bilancio si intrecciano più fattori: aumento dei costi operativi e infrastrutturali, ricavi inferiori alle previsioni e criticità nella gestione di alcune opere. Tra i costi extra segnalati figurano spese per allestimenti, sicurezza, logistica e lavori su infrastrutture stradali e ferroviarie che hanno superato le stime iniziali. Alcune opere sono finite al centro di dubbi tecnici e ambientali, rallentando realizzazioni e aumentando i costi di adeguamento. Le diversità nelle cifre riportate dalla documentazione ufficiale e da inchieste giornalistiche rendono il quadro ancora più complesso e soggetto a verifiche.

Opere specifiche e ricavi mancati

Tra i casi più discussi sono emersi progetti sospesi per rischi idrogeologici, come la cabinovia prevista tra Cortina e Socrepes, e impianti che avrebbero richiesto ulteriori interventi dopo la consegna: la pista da bob, a cui è stato attribuito un costo di circa 118 milioni, è stata citata come esempio di opere il cui futuro utilizzo e sostenibilità restano incerti. Sul fronte dei ricavi, gli organizzatori hanno dovuto fare i conti con biglietti non venduti in alcuni momenti chiave, promozioni e sconti 2×1 che hanno ridotto i proventi attesi. Nel complesso, la combinazione di spese superiori e incassi ridotti ha generato la necessità di trovare soluzioni condivise tra i soci e di valutare eventuali contributi straordinari dello Stato o del CIO.

Prossimi passi e scenari

Nei prossimi giorni la partita si sposterà sulla definizione delle coperture: i soci dovranno concordare importi, tempi e strumenti per il ripianamento, valutando anche la possibilità di convertire anticipazioni in prestiti o di mettere a bilancio somme già accantonate. Ogni decisione avrà impatto sui bilanci regionali e comunali e solleverà interrogativi sul modello di gestione degli eventi sportivi di grande scala. Resta aperta la valutazione sull’eventuale contributo del CIO e sulla quantificazione finale dei ricavi da merchandising, due elementi che potrebbero modificare l’entità definitiva del deficit e il peso delle misure di ristoro.

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