Un raggiro telefonico ai danni di una 75enne in zona Niguarda è stato interrotto grazie alla prontezza di un conoscente e all'intervento dei carabinieri della Stazione Greco Milanese

La sera del 17 aprile 2026 un episodio di tentata truffa si è concluso con l’arresto di un uomo di 36 anni a Milano. L’anziana vittima, una donna di 75 anni, era stata contattata da una persona che si era spacciata per il “comandante dei carabinieri di via Moscova” e le aveva ordinato di mettere da parte denaro e gioielli in vista di un controllo.
Il piano del sedicente ufficiale rientra nel più ampio fenomeno del finto carabiniere, una tecnica che mira a sfruttare la fiducia nelle forze dell’ordine per estorcere soldi.
La svolta è arrivata grazie a un conoscente della donna, un 63enne di origine peruviana, che ha intuito il raggiro e ha contattato il 112. I militari della Stazione Greco Milanese sono intervenuti mentre la chiamata era ancora in corso e hanno predisposto un servizio di osservazione all’interno dell’abitazione in zona Niguarda, nascondendosi in attesa dell’arrivo del sospetto. L’operazione ha permesso di cogliere l’uomo in flagranza e di interrompere il raggiro prima che i beni venissero sottratti.
Come si è svolta l’operazione
All’arrivo nell’appartamento i carabinieri hanno ascoltato la prosecuzione della conversazione: il truffatore dava istruzioni su come confezionare contanti e monili in oro per poi consegnarli a una pattuglia che sarebbe passata a ritirarli. I militari hanno quindi scelto di non intervenire subito, ma di attendere nascosti in una stanza per poter sorprendere il malvivente al momento dell’ingresso. Dopo pochi minuti il sospetto si è presentato alla porta e, qualificatosi come appartenente alla polizia, ha tentato di completare il raggiro insistendo perché la vittima aprisse anche la cassaforte.
Il ruolo strategico della sorveglianza
La decisione di osservare la scena da una posizione nascosta ha consentito ai carabinieri di verificare il comportamento del sospetto e di raccogliere elementi utili all’arresto. Questo tipo di servizio di osservazione è spesso utilizzato nelle operazioni anti-truffa per cogliere i responsabili in flagranza e ridurre il rischio per le vittime. Nel caso in esame, la tattica si è rivelata determinante: al momento in cui il 36enne ha cercato di esigere anche il denaro custodito nel mobilio, gli operanti sono intervenuti e lo hanno bloccato.
Il raggiro e il comportamento del complice telefonico
Il metodo adottato dal truffatore prevedeva un contatto telefonico iniziale con l’anziana e un controllo successivo «di persona» affidato a un complice che si sarebbe presentato come un collega in pattuglia. Durante la chiamata il 63enne conoscente della vittima, sospettando l’inganno, si è spinto oltre: fingendosi il marito defunto, ha seguito le indicazioni fornite dal truffatore al fine di tenere viva la comunicazione e acquisire tempo. Questo espediente ha facilitato l’arrivo dei carabinieri mentre il piano criminale era ancora in atto.
Il modus operandi
Il caso conferma un modus operandi ricorrente nelle truffe agli anziani: la richiesta di consegnare denaro e gioielli per presunte indagini o controlli, spesso accompagnata dall’invito a non informare familiari o vicini. Il ricorso a denominazioni ufficiali, come l’indicazione di una specifica via o di una carica, serve a legittimare la richiesta e a intimorire la vittima. Riconoscere questi segnali è fondamentale per evitare il raggiro.
Conseguenze legali e profilo dell’arrestato
Il sospetto, un uomo di 36 anni originario dello Sri Lanka, è stato arrestato per tentata truffa aggravata. Al termine del giudizio direttissimo è stato disposto nei suoi confronti il divieto di dimora in Lombardia. Le forze dell’ordine hanno segnalato che l’arrestato è senza fissa dimora in Italia, nullafacente e con precedenti per reati analoghi: elementi che hanno contribuito alla qualificazione della misura cautelare disposta dal tribunale.
Ripercussioni per la comunità
Oltre all’azione repressiva, l’episodio solleva nuovamente la questione della tutela delle persone anziane e della necessità di sensibilizzazione. La presenza di vittime indifese rappresenta un terreno fertile per questo tipo di crimini, e l’intervento tempestivo di cittadini attenti e di forze dell’ordine preparate è spesso risolutivo. La collaborazione tra famiglia, vicini e autorità resta una barriera fondamentale contro le truffe.
Consigli pratici per prevenire le truffe
Per difendersi da tentativi come quello descritto è importante ricordare alcune semplici regole: non consegnare mai denaro o gioielli su richiesta telefonica, verificare l’identità dei presunti agenti chiamando il numero ufficiale della caserma, e informare immediatamente il 112 in caso di sospetto. Inoltre, coinvolgere un familiare o un conoscente prima di prendere decisioni economiche può offrire un ulteriore livello di protezione. La prudenza e la verifica sono strumenti efficaci contro il finto carabiniere.





