Carmelo Cinturrino ha negato aggressioni, minacce e spaccio durante l'udienza al Tribunale di Milano, difendendo la sua carriera e dichiarando rammarico per la morte di Abderrahim Mansouri

Nel corso del secondo giorno dell’incidente probatorio presso il Tribunale di Milano, l’agente coinvolto nel procedimento ha preso la parola per ribadire la propria versione dei fatti. L’udienza si è svolta davanti al giudice Domenico Santoro, e il fulcro delle dichiarazioni è stato la netta negazione delle accuse che gravano sull’imputato: violenze, minacce e spaccio di sostanze stupefacenti.
Nel corso dell’intervento l’agente ha insistito sul valore della propria divisa e sul principio che lo ha guidato nel lavoro quotidiano.
Dichiarazioni dell’imputato
L’imputato, identificato come Carmelo Cinturrino, ha sostenuto di aver sempre perseguito il fine della giustizia e di non aver mai adottato comportamenti illeciti o violenti nei confronti dei cittadini. Ha respinto con decisione l’accusa di condotte aggressive e di maltrattamenti, negando altresì qualsiasi coinvolgimento in attività di spaccio o nell’appropriazione indebita di denaro o stupefacenti. Nel suo intervento ha più volte richiamato la scelta professionale come una vocazione personale, definendo la divisa come la manifestazione di una passione che gli ha sempre ispirato condotte corrette.
Rifiuto delle accuse specifiche
Secondo quanto dichiarato in aula, tutte le imputazioni relative ad aggressioni fisiche, minacce e traffici di droga sono state rigettate. L’imputato ha affermato di non aver mai usato la violenza in modo gratuito e di non aver sottratto denaro o sostanze alla persone controllate. Nel corso della difesa è stata sottolineata l’importanza della presunzione di innocenza e della verifica delle evidenze, richiedendo che ogni elemento probatorio venga valutato con rigore processuale.
Approccio della difesa e messaggio al giudice
La strategia difensiva illustrata in aula ha puntato sulla coerenza tra la carriera del poliziotto e le sue condotte contestate. È stata messa in evidenza la storia professionale come elemento che, a detta della difesa, rende meno credibili le accuse di condotte criminali sistematiche. Al giudice Domenico Santoro sono state rivolte richieste implicite di attenzione alla documentazione e agli elementi ricostruiti dagli inquirenti, con l’invito a considerare ipotesi alternative ai comportamenti contestati.
Espressione di rammarico
Pur negando responsabilità, l’imputato ha espresso dispiacere per l’esito tragico che ha colpito Abderrahim Mansouri, manifestando un sentimento di cordoglio per la vicenda. Questa espressione è stata presentata come un elemento umano che non implica ammissione di colpa, ma che serve a sottolineare la complessità emotiva del caso e l’impatto che vicende simili hanno sulle persone coinvolte, compresi gli operatori delle forze dell’ordine.
Implicazioni processuali e prossime fasi
Il secondo giorno dell’incidente probatorio ha rappresentato una tappa importante per la raccolta delle dichiarazioni dell’imputato, ma non ha chiuso il quadro istruttorio. Le parole rese in aula saranno valutate insieme al materiale probatorio già acquisito e alle testimonianze che emergeranno successivamente. La difesa ha ribadito la necessità di un esame approfondito degli atti per evitare giudizi affrettati, richiamando il principio del rispetto delle procedure giudiziarie.
Nei prossimi passaggi processuali si attenderà l’esame delle prove documentali e delle eventuali perizie, oltre alle dichiarazioni di altre persone coinvolte nella vicenda. L’udienza davanti al Tribunale di Milano continua a essere il luogo in cui si confrontano versioni contrastanti: la posizione dell’imputato, che respinge ogni addebito, e gli elementi che hanno portato all’apertura del procedimento per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. La fase istruttoria proseguirà con l’obiettivo di chiarire tutti gli aspetti rilevanti ai fini giudiziari.





