La Suprema Corte rinvia alla Corte d'Assise d'Appello l'esame dell'aggravante di premeditazione nel delitto di Giulia Tramontano

La Corte di Cassazione ha stabilito che sarà riaperto un processo d’appello limitatamente alla verifica dell’aggravante della premeditazione nel caso che riguarda l’omicidio di Giulia Tramontano. Con questa decisione la Suprema Corte non ha rimescolato l’intero quadro probatorio già emerso nei gradi precedenti, ma ha accolto il ricorso della Procura generale chiedendo che la Corte d’Assise d’Appello torni a pronunciarsi su quel punto specifico.
Di fronte alla Cassazione si sono confrontate due linee opposte: da una parte l’accusa che sostiene l’esistenza di una volontà maturata nel tempo, dall’altra la difesa che chiedeva l’esclusione di alcune aggravanti per evitare la conferma dell’ergastolo. Nel dispositivo la Corte ha invece respinto il ricorso presentato dalle avvocate di Alessandro Impagnatiello, mantenendo aperta la strada al riesame richiesto dalla Procura.
La decisione della Cassazione
La sentenza della Corte di Cassazione si concentra su un aspetto tecnico-giuridico preciso: la necessità di approfondire la sussistenza dell’elemento soggettivo costituito dalla premeditazione. I giudici non hanno riscritto la ricostruzione fattuale ma hanno ordinato la riapertura del processo d’appello solo per valutare se gli elementi raccolti siano compatibili con un piano preordinato. Questo significa che la Corte d’Assise d’Appello dovrà esaminare nuovamente le prove e le circostanze che, secondo la Procura, dimostrerebbero una progettazione dell’omicidio.
Cosa ha accolto la Procura
La Procura generale ha sostenuto che l’omicidio non sarebbe stato un gesto improvviso ma il risultato di ricerche e azioni preparatorie. Tra i materiali citati ci sono ricerche online su come avvelenare una donna incinta e sui danni che il veleno per topi può causare agli esseri umani, oltre a tentativi di somministrare sostanze alla vittima durante la gravidanza. Per la Procura tali elementi costituiscono indizi di una volontà che si è consolidata nel tempo, traducibile nell’aggravante della premeditazione.
Cosa ha respinto la Cassazione
La Suprema Corte ha invece respinto il ricorso avanzato dalle legali di Alessandro Impagnatiello, le avvocate Samanta Barbaglia e Giulia Geradini, che chiedevano l’esclusione della crudeltà e l’applicazione delle attenuanti generiche. Secondo la Cassazione la motivazione difensiva non è sufficiente a scalfire l’impianto probatorio già formato nei precedenti gradi di giudizio, perciò il riesame disposto riguarda esclusivamente la verifica della premeditazione.
Gli elementi raccolti dall’accusa
Negli atti del processo emergono acquisti effettuati online, in alcuni casi con nomi fittizi, di sostanze come ammoniaca e cloroformio, oltre alla ricerca di prodotti potenzialmente tossici. La Procura ha sottolineato come questi riscontri, uniti ai tentativi di somministrazione e alle ricerche internet risalenti a dicembre 2026, possano delineare un percorso di preparazione. Gli inquirenti hanno definito il quadro come un possibile aggancio organizzato per poi realizzare l’atto violento, definizione che dovrà essere valutata nuovamente in appello.
La dinamica del delitto e le conseguenze
Al centro del procedimento resta il delitto avvenuto il 27 maggio 2026 nell’appartamento di Senago, alle porte di Milano, dove Giulia Tramontano, incinta al settimo mese del figlio Thiago, fu uccisa con 37 coltellate. Gli elementi raccolti indicano che la vittima aveva appena scoperto la relazione del compagno con una collega dell’Armani Caffè e aveva manifestato la volontà di porre fine alla convivenza; queste circostanze hanno costituito il contesto emotivo e fattuale del delitto, senza tuttavia escludere la necessità di valutare se vi sia stata una progettazione preventiva.
Prossime fasi processuali
La richiesta di riesame sulla premeditazione rinvia la questione alla Corte d’Assise d’Appello, che dovrà valutare la pertinenza e il valore probatorio degli elementi indicati dalla Procura. In questa fase saranno nuovamente esaminate testimonianze, acquisizioni tecniche e tracce documentali per verificare se la condotta possa essere qualificata come frutto di un progetto criminoso o come un atto non pianificato. La decisione avrà riflessi diretti sulla conferma o meno dell’ergastolo per l’imputato.





