Gli studenti delle seconde della scuola Francesco Baracca di Magenta hanno incontrato gli ospiti della rsa Don Felice Cozzi di Corbetta in un progetto che ha trasformato ricordi in insegnamenti

Nel cuore del territorio tra Magenta e Corbetta si è svolta un’iniziativa che ha messo al centro le persone e la loro storia: gli alunni delle seconde della scuola Francesco Baracca hanno avuto modo di dialogare con gli ospiti della rsa Don Felice Cozzi.
L’iniziativa, pensata come dialogo tra generazioni, ha offerto uno spazio in cui le biografie individuali sono diventate strumenti didattici e occasioni di confronto per capire come si costruisce la memoria collettiva.
Le sei classi coinvolte hanno partecipato a visite e scambi che hanno stimolato curiosità e riflessione: dall’ascolto spontaneo alle attività pratiche, il percorso ha favorito relazioni dirette e intense. Le docenti Natalia Tunesi e Lara Minardi hanno guidato gli incontri con l’obiettivo di rendere il racconto degli anziani parte integrante dell’apprendimento, sostenendo l’idea che la storia vissuta arricchisca il sapere scolastico e la crescita personale dei ragazzi.
Le storie che hanno attraversato il Novecento
Nel corso degli incontri gli ospiti hanno condiviso ricordi che hanno toccato aspetti fondamentali della vita quotidiana del secolo scorso: il lavoro nei campi e in fabbrica, il ruolo delle donne, e le piccole abitudini domestiche che oggi appaiono lontane. Questi racconti hanno permesso agli studenti di comprendere il valore del lavoro e della fatica, non come concetti astratti, ma come esperienze concrete raccontate da chi le ha vissute. L’uso della memoria orale ha reso tangibili trasformazioni sociali e culturali, mostrando come i cambiamenti tecnologici e economici abbiano modificato anche le abitudini più semplici.
Lavoro, dignità e impegno
Le narrazioni sul lavoro hanno restituito immagini di giornate lunghe e di mansioni spesso impegnative sin dall’infanzia: i racconti hanno insistito su resilienza, senso del dovere e orgoglio per ciò che si costruiva con le proprie mani. Molti studenti hanno notato la differenza tra una quotidianità scandita da fatica e responsabilità e il loro presente tecnologico: la riflessione è nata spontanea, suggerendo che l’impegno quotidiano ha un valore che trascende le epoche. In questo contesto, la voce degli anziani ha assunto il ruolo di maestra, capace di trasmettere insegnamenti pratici ed etici.
Giochi, tradizioni e il valore del tempo condiviso
Non sono mancati i ricordi legati all’infanzia: giochi semplici come biglie e lippa, figurine scambiate nei cortili, momenti di gruppo senza dispositivi elettronici. La semplicità di quei passatempi ha stimolato confronti sul tempo condiviso e sul diverso modo di vivere il tempo libero oggi. Le tradizioni alimentari, dal pane fatto in casa alla polenta consumata insieme, hanno evocato sapori e riti che rafforzavano il senso di comunità, mentre le feste paesane venivano descritte come occasioni in cui l’intero quartiere partecipava e collaborava.
Scuola, stagioni e ritmi della vita
I racconti hanno abbracciato anche la routine stagionale e scolastica: inverni rigidi, estati trascorse nei campi, banchi di legno, maestri severi. Questi elementi hanno fornito ai giovani uno specchio per riflettere sul valore della costanza, del rispetto e della responsabilità. Attraverso il confronto tra epoche diverse, gli studenti hanno colto quanto molte pratiche e atteggiamenti traggano origine da condizioni sociali specifiche, riconoscendo che il passato è fonte di insegnamenti utili per il presente.
Dalle parole all’azione: la mostra e il senso dell’iniziativa
Per valorizzare i risultati del percorso, la scuola allestirà una mostra con i lavori degli studenti, a cui saranno invitati gli stessi ospiti della rsa Don Felice Cozzi. L’evento vuole essere la naturale conclusione di un progetto che ha mostrato come il confronto intergenerazionale non sia solo possibile ma necessario: gli anziani sono stati riconosciuti non soltanto come testimoni del passato, ma come veri e propri maestri di vita. L’iniziativa conferma il valore educativo di ascoltare storie personali per costruire una comunità più consapevole e ricca di memoria.





