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Generazione Z e benessere: cosa emerge dallo studio presentato a Palazzo Lombardia

Un quadro dettagliato della Generazione Z tra senso di inadeguatezza, solitudine e progetti per sostenere il benessere psicologico

Un’indagine condotta da Eumetra MR per Telefono Donna Italia, affiancata da un report sui media curato da Volocom S.p.A., ha offerto un ritratto complesso della Generazione Z. Presentata a Palazzo Lombardia, la ricerca mette in evidenza come molti giovani percepiscano una distanza tra la soddisfazione e la felicità vera e propria, con sensazioni diffuse di ansia, indecisione e solitudine che influenzano le scelte quotidiane e la progettualità futura.

Questo quadro ha stimolato un confronto tra istituzioni, mondo della ricerca e realtà scolastiche per immaginare risposte concrete.

All’evento è stata inoltre valorizzata l’esperienza concreta della scuola: l’Istituto Tecnico Agrario Gallini di Voghera è stato ospitato come esempio positivo dopo aver vinto il contest della Fondazione della Felicità, un progetto che ha coinvolto oltre 2.500 studenti e che punta a diffondere pratiche di benessere psicologico in classe. Lo studio e le testimonianze raccolte richiamano la necessità di un lavoro coordinato tra famiglia, scuola e istituzioni per affrontare il disagio emergente.

I risultati emersi dalla ricerca

La lettura dei dati, illustrata dai ricercatori, mostra come i giovani definiscano la felicità soprattutto in termini di autonomia e capacità di progettare il futuro, ma segnalino al contempo un forte senso di incertezza. La percezione prevalente è quella di essere «più soddisfatti che veramente felici», con una componente emotiva che spesso si traduce in fragilità psicologica. Tra gli elementi più ricorrenti spicca la solitudine, specialmente nelle fasce adolescenziali, dove il nucleo relazionale tende a restringersi a pochi amici o alla dimensione di coppia.

Il racconto dei media e l’orizzonte temporale

L’analisi dei contenuti online, a cura di Volocom, evidenzia come la rappresentazione della felicità sul web sia spesso concentrata sul presente: momenti, emozioni immediate e consumi esperienziali emergono più del progetto a lungo termine. Questo approccio mediatico contribuisce a mettere in secondo piano il progetto di vita futuro e può alimentare la sensazione di precarietà nei giovani che cercano modelli e punti di riferimento sul web.

Le risposte istituzionali: strumenti e programmi

La Regione Lombardia ha presentato due percorsi considerati prioritari per intercettare e sostenere i giovani: Ri-Scatto e #UP – Percorsi per crescere alla grande. Ri-Scatto opera attraverso piani d’azione territoriali condivisi con Prefetture, scuole, ATS, enti locali e Terzo settore per prevenire e contrastare fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo, mentre #UP è pensato per costruire interventi personalizzati che accompagnino ragazzi e famiglie nel superamento delle fragilità.

Dichiarazioni e ruolo delle istituzioni

L’assessore regionale ha sottolineato come il benessere dei giovani sia una priorità politica che richiede azioni strutturate sul territorio. L’obiettivo dichiarato è creare una rete tra istituzioni, scuola e comunità educante per offrire supporti pratici e promuovere il protagonismo giovanile. L’approccio combina prevenzione precoce e percorsi di sostegno mirati, con l’intento di ridurre l’impatto di fenomeni di disagio prima che si aggravino.

Scuola, psicologia e pratiche di ascolto

L’esperienza dell’Istituto Gallini di Voghera è stata messa in rilievo come esempio replicabile: iniziative scolastiche che promuovono il benessere e la partecipazione possono diventare strumenti concreti per contrastare isolamento e incertezza. Secondo professionisti del settore, il lavoro educativo deve affiancare la formazione tradizionale con spazi di confronto, laboratori e momenti di ascolto che favoriscano relazioni autentiche tra pari e adulti di riferimento.

Il punto di vista degli psicologi

La presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha richiamato l’attenzione sull’equilibrio necessario tra autonomia e relazione: il benessere giovanile si costruisce quando i ragazzi possono sperimentare indipendenza pur disponendo di reti di supporto solide. Per questo l’Ordine ha attivato un gruppo di lavoro dedicato al disagio giovanile e sostiene iniziative che portino la psicologia fuori dagli studi professionali, rendendo l’accesso all’aiuto più immediato e meno stigmatizzato.

Infine, la fondatrice di Telefono Donna Italia ha richiamato l’urgenza di tradurre i dati in azioni concrete, invitando a creare spazi di relazione, strumenti di prevenzione e percorsi di supporto accessibili. L’appello è chiaro: investire nel benessere psicologico dei giovani significa investire nel futuro collettivo, evitando che fragilità diffuse diventino emergenze sociali.

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